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Ennio Morricone secondo i Calibro 35: «Un genio dalla doppia anima, colta e popolare»

La band ha pubblicato di recente “Scacco al Maestro – Vol. 1”, primo capitolo di un omaggio al celebre compositore. Enrico Gabrielli e Tommaso Colliva ne hanno spiegato la grandezza in un incontro che si è tenuto al Medimex di Taranto
Medimex - Calibro 35 - foto di Attilio Marasco - 1
Calibro 35 (foto di Attilio Marasco)

Omaggiando quell’enorme stima per Ennio Morricone che li accompagna sin dai loro primi giorni come band, i Calibro 35 hanno appena pubblicato Scacco al Maestro – Volume 1 (Woodworm / Virgin / Universal Music), primo capitolo di un doppio album dedicato al grande compositore recentemente scomparso.

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Il progetto, che impegnerà la band dal punto di vista sia discografico che live per tutto l’anno, è frutto di anni di approfondimenti e ricerche. Un’ispirazione che è stata la spinta propulsiva della nascita della band. «Noi ci siamo conosciuti come gruppo il 20 luglio 2007», ricorda Tommaso Colliva in un incontro svoltosi al Teatro Fusco di Taranto in occasione del Medimex. «Dopo dieci minuti ci siamo detti: “Andiamo a registrare qualcosa? Cosa facciamo? Ok, facciamo Trafelato di Ennio Morricone” (dalla colonna sonora di Giornata nera per l’ariete, ndr). E da lì partiamo come band».


Calibro 35 - Medimex - Ennio Morricone
Da sinistra a destra: il moderatore Francesco Costantini, Enrico Gabrielli e Tommaso Colliva dei Calibro 35, l’attore Michele Riondino

Il progetto Scacco al Maestro

«Non è un peccato di hybris», dice Enrico Gabrielli parlando della scelta di reinterpretare i classici morriconiani. «Noi Calibro 35 siamo un’equipe di lavoro, un collettivo di ricerca, più che una band tout court. Una ricerca che abbiamo fatto a partire dai primissimi momenti in studio, in cui Morricone è stato un passaggio obbligato. Perché è stato secondo me il più grande musicista di musica funzionale di sempre».

E ancora: «Noi Calibro 35 abbiamo accumulato talmente tanto materiale su di lui che abbiamo deciso di fare un progetto “da band”, non lasciandolo semplicemente come piano di ricerca da laboratorio. È un lavoro più per noi stessi che per il pubblico, perché gli originali sono già là per essere ascoltati. Ne siamo usciti accresciuti, più maturi».

Aggiunge Colliva: «Se suoni Morricone devi rispettare quello che ha fatto. Però devi dare anche la tua interpretazione, dire quello che lui lascia a te, altrimenti rientri nella filologia pura. Per questo ci siamo immaginati la partita a scacchi. In un certo senso, il gioco degli scacchi è infinito».

Il genio di Ennio Morricone

La grandezza di Morricone stava nella straordinaria capacità di conciliare un approccio rigorosamente accademico, uno sguardo rivolto ai compositori contemporanei, con l’esigenza di comunicare alla massa. Tant’è che, al di là delle celebri colonne sonore, troviamo il suo contributo, come compositore o come arrangiatore, in tanti classici della musica leggera degli anni ’60, da Abbronzatissima a Se Telefonando, circostanza forse non nota a tutti.

«Nel mondo accademico della composizione c’è tanta “ideologia”, tanto dogmatismo», spiega Gabrielli. Lo era quando ho fatto io il Conservatorio, figuriamoci negli anni ’50. Allora si tendeva a ignorare il pensiero popolare. È stato molto bravo ad applicarsi nel cinema e nella canzonetta proprio perché il suo cuore era da un’altra parte. Senza perderci troppo tempo, faceva cose grandiose. Come un artigiano che costruisce una cattedrale perché il committente gli ha chiesto semplicemente una sedia».

Colliva: «Era un genio risultante da queste due anime: artista e artigiano. Da un lato l’elitismo di Darmstadt (città tedesca sede di un influente istituto di musica contemporanea, ndr), dall’altro il cinema. La musica diegetica – ovvero quella interna alle sceneggiature: la radio di sottofondo, la band che suona, eccetera – la scriveva nel minor tempo possibile, perché poteva essere veritiera e rappresentativa del suo ruolo solo se le dava poco valore».

Le colonne sonore degli anni ’60: un’eccellenza italiana

Ma attenzione: Ennio Morricone è stato sì un genio ammirato da tutto il mondo, ma non era da solo. Anzi, è la figura che conosciamo oggi proprio perché intorno a lui in quel periodo c’era in Italia una fitta rete di competenze – dai musicisti agli arrangiatori ai compositori – che rese il nostro paese un’eccellenza mondiale nell’arte delle sonorizzazioni.

Come ricorda Enrico Gabrielli: «C’erano tanti altri incredibili musicisti all’epoca: Ortolani, Umiliani, Piccioni… Quella era la “golden age” delle colonne sonore italiane. Come Calibro 35 ci siamo posti una semplice domanda: “Ma gli italiani in cosa sono bravi in musica?”. Tolta l’opera lirica, la risposta era semplice: le colonne sonore. Negli anni ’60 e ’70 gli italiani erano un’eccellenza irraggiungibile. Solo gli americani avevano quel tipo di prestazione. Sono tutte persone del ‘900, e quel secolo non c’è più. Quel tipo di rapporto con la musica, molto legato alla scrittura, si è completamente perso».

Ascolta Scacco al Maestro – Volume 1

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