Cristina D’Avena: «Negli anni ’80 la TV era intraprendente, oggi nessuno ha il coraggio di fare nulla»

La cantante festeggia i suoi scintillanti 40 anni di carriera con una serie di picture disc dedicati alle sigle più amate. I suoi inni animati transgenerazionali sono un patrimonio della cultura pop italica
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Cristina D’Avena (fonte: Warner Music Italy)

Sembrerà assurdo, ma l’anime best seller che in Italia conosciamo come Kiss Me Licia nel suo paese d’origine è stato un mezzo flop. A tal punto che, quando la Fininvest all’epoca chiese alla Toei Animation di proseguire la serie dopo i 42 episodi della prima stagione, dal Sol Levante declinarono molto gentilmente. Soluzione all’italiana? Comprare i diritti del soggetto e continuare la saga con uno spin-off di attori in carne e ossa. Protagonista, la giovane voce che cantava la sigla: Cristina D’Avena.


È così che la Nadia Comăneci delle sigle animate ha dato un’ulteriore spinta a una carriera che a metà anni ’80 sembrava già inarrestabile. Era iniziato tutto nel 1982, sei anni prima, quando da 17enne soggiogò sotto un potente incantesimo i produttori Mediaset che l’avevano contattata per il provino della sigla di Pinocchio. Bastò qualche linea vocale per farli innamorare all’istante di questa giovane ragazza bolognese tutta boccoli e sorrisi. Lo stesso incantesimo che poi avrebbe stregato milioni di bambini davanti a uno schermo.


Warner Music sta facendo uscire a cadenza mensile sei picture disc in vinile in edizione limitata, con alcuni dei più grandi inni animati e materiale inedito recuperato dalla stessa Cristina D’Avena: Occhi di gatto, Mila e Shiro, Lovely Sara, Nanà Supergirl, Pollon, Pollon combinaguai, Kiss me Licia, fra i vari brani.

Abbiamo conversato con la vulcanica Cristina D’Avena in un’intervista che trovate integralmente sul numero di maggio di Billboard Italia: eccone un estratto.

Cristina D'Avena - intervista - 2
Cristina D’Avena (fonte: Warner Music Italy)
Nel picture disc che esce a settembre ho visto che c’è Arriva Cristina, che è un passaggio fondamentale nella tua carriera.

Sì, è un brano cruciale. Perché è quello in cui mi tolgo i panni di Licia e mi metto quelli di Cristina, la ragazza che studia all’università. Che poi era la mia vera vita.

Geniale la transizione, la telefonata tra Licia e Cristina.

Quella è proprio farina del mio produttore, Alessandra Valeri Manera. È geniale tuttora. Praticamente c’è Licia incinta. Allora i componenti del gruppo chiamano Cristina per sostituirla nel tour. Io allora interpreto me stessa anche nel colloquio, nel provino.

È stato liberatorio per te il passaggio da Licia a Cristina?

Solo per la parrucca. Ho sofferto cinque anni d’inferno con quella cosa in testa. Considera che ho i capelli ricci, e quando hai vent’anni la forma dei capelli è al culmine della sua bellezza. Erano tanti e voluminosi, ma dovevo metterli sotto ‘sta parrucca dritta e liscia. Pensa la sofferenza di quando giravamo d’estate con 40 gradi e io avevo quella roba in testa. Mi avevano chiesto se volevo tagliare i miei. Io però mi sono opposta e anche se ho sofferto non mi sono pentita.

Epica anche la parrucca di Mirko dei Bee Hive, quella tutta gialla col mullet dietro e il ciuffo rosso davanti.

Quella non era una parrucca! Erano proprio i suoi capelli. A lui chiesero se volesse mettere la parrucca o tingersi: scelse di tingersi. Quindi tutte le mattine con uno spray gli sistemavano ‘sto ciuffone rosso. Povero. Però erano gli anni ’80, era tutto bellissimo.

Posso dire che se tornassi indietro rifarei tutto? La TV era coraggiosa, intraprendente. Oggi nessuno ha più il coraggio di fare nulla, guardano sempre tutti questo maledetto share, punto in più, punto in meno. Sai, anche gli autori oggi hanno paura a esprimersi, a fare qualcosa di diverso. Nessuno azzarda più, ci si limita a comprare format dall’estero.

Sei stata coraggiosa anche tu, a 17 anni, a presentarti all’audizione per cantare la sigla di Pinocchio.

Sì, hai ragione. Cercavano una voce giovane e femminile per interpretare le sigle e andarono al Coro dell’Antoniano, a Bologna. Lì fecero il mio nome e mi fecero conoscere, piacqui subito e andai a Milano. Un piccolissimo provino: “La voce è meravigliosa, ci piace, vieni con noi”. Comunque avevo già cantato tanto da solista, quindi un pochino già mi conoscevano.

Beh, sì: quanti anni avevi quando hai cantato il Valzer del Moscerino allo Zecchino d’Oro? Non hai mai vissuto pressioni da piccola?

Avevo tre anni. Ma no, me la sono vissuta bene. Ancora oggi, con grande serenità. Anche perché non avevo due genitori che mi volevano cantante. Ero una bimba che cantava, una semplice bambina che amava cantare, che si divertiva, che aveva i suoi amichetti. Andavo all’Antoniano anche per vedere la mia amica del cuore. Non ero una giovane bambina talentuosa che voleva fare la cantante, è diverso.

All’Antoniano ci tengono molto a non creare dei divi. Mio padre era medico e mia madre casalinga: io ho studiato medicina, alla fine. Ho continuato, anche se poi ho dovuto mollare a pochi esami dalla laurea. Non riuscivo a starci più dietro.

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Cristina D’Avena (fonte: Warner Music Italy)
Tornando agli anni ’80: quando poi ti sei affermata, sei diventata un po’ la star di Five Record, l’etichetta di Mediaset. Come ti sei sentita? Non si sono create invidie tra vari cantanti?

Per me è stato bellissimo. Ero felice perché avevo tutti i complimenti e le attenzioni, ma anche lì l’ho sempre vissuta con serenità, con grande umiltà. Comunque mi rendevo conto che ero una parte importante: tra i miei dischi, quelli degli 883 e altri, siamo riusciti poi a creare una bella etichettona.

Quanto alle invidie, non mi piace essere coinvolta in situazioni particolari. Quando mi accorgevo che c’era un po’ di maretta, un po’ mi facevo da parte, un po’ cercavo di farla risolvere agli altri. Qualche gelosia c’è stata da parte di colleghi e gente del giro. Ma sono sempre stata alla larga dalle polemiche.

Non è comunque un po’ dura essere sempre così raggianti, sorridenti?

Io sono un po’ così. Però è anche vero che quando sono da sola, nel mio intimo, siccome sono del Cancro, mi arrabbio un po’. Ma solo in quei momenti. Sono la classica persona che agisce molto di pancia. Non riesco a farti il sorriso e poi combinartene di ogni alle spalle. Faccio male, ma preferisco essere chiara, sincera con chi ho davanti. Questo a volte ha pagato, altre meno. Cerco sempre di essere una persona sorridente e super disponibile, ma ho un carattere.

Esiste una canzone delle tue che preferisci?

Quella che ho nel cuore è Kiss Me Licia. Ce ne sono milioni mie che mi piacciono, ma se me lo chiedi è sicuramente questa. Non vorrei deluderti ma non esistono mie canzoni che mi hanno stancato. Anche perché ne ho talmente tante che non mi annoio mai, ci emozioniamo tutti. Poi, è chiaro che ce ne sono di più famose, quelle che il pubblico ti chiede di più. È importante continuare a emozionarsi, specie in questo periodo un po’ buio, dove la gente ha sofferto. Vedere il pubblico che piange, canta, salta, dopo tanto tempo ci vuole.


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