Claudio Baglioni: «L’amore è ciò che più mi interessa e che meno ho capito»

Claudio Baglioni racconta In questa storia che è la mia, il nuovo album in uscita venerdì prossimo e parla di vita, concerti, Sanremo
Claudio Baglioni, foto di Alessandro Dobici
Claudio Baglioni, foto di Alessandro Dobici

Un album monumentale: 78 minuti di musica, 14 brani inediti, 1 ouverture, 4 interludi piano e voce, 1 finale. A sette anni da ConVoi, venerdì 4 dicembre Claudio Baglioni torna sulle scene con In questa storia che è la mia, che ha presentato oggi in conferenza stampa via zoom.

Un lavoro dove l’intento è chiaro fin dal titolo: rileggere la sua più che cinquantennale carriera ai giorni nostri. Ovviamente il protagonista al centro di tutto è l’amore, di cui Baglioni è il più famoso artista italiano ad averne cantato le gesta negli anni. «Il mio lavoro è parlare del vivere, soprattutto dell’amore: per quanto tutti ne parlino ha sempre qualcosa da raccontarci. È il primo piatto di quando ci si siede a tavola, forse anche il secondo e il contorno. Primo e ultimo brano dell’album sono come la mia visione con grandangolo. Invece, in tutti gli altri brani ho guardato con il tele-obbiettivo e ho cercato di raccontare i vari momenti all’interno di una relazione. L’amore è ciò che mi interessa di più e ciò ho capito di meno nella vita».

Vivere per lasciare il segno

Proprio la prima traccia, Altrove e qui, attacca con “Ho vissuto per lasciare il segno”. «Ho iniziato a fare quello che faccio ora nel 1964, nel quartiere romano di Centocelle e mi ritrovo a fare ancora quel mestiere. Non pensavo arrivasse il successo, arrivato quello ho creduto finisse presto. Invece sono ancora qui. Forse un segno l’ho lasciato», racconta Baglioni.

Infiniti i rimandi ai brani del passato, e infatti Baglioni lo dichiara subito: «Il mio album Oltre è il padre e la mamma è Strada Facendo! Questo lavoro risente di 52 anni di musica e io ho cerca di affermare tutto quello che ho imparato a fare».

Il revenge sound delle chitarre

Il suono delle chitarre è preponderante, con tanti riferimenti al suono che fu e a chi gli chiede se non sia anche una sorta di vendetta da parte del chitarrista Paolo Gianolio, risponde divertito: «Non c’è nessun revenge sound! Certo il proposito è quello di ritrovare energia e vitalità in una timbrica tipicamente anni ’60-’70. Come “un disco in costume”, come se fosse un film che racconta un’epoca precedente, con le sonorità prodotte dagli strumenti. Vi è anche un consistente uso della tecnologia e dei suoni digitali ma alla fine è soprattutto un disco fatto a mano».

In un mondo nuovo o della speranza nel collettivo

Il brano In un mondo nuovo, invece si parla di speranza, come la vede oggi il cantautore romano? «Un po’ logora. Come una vecchia militante, ha combattuto un sogno ma ha avuto tante disillusioni. Questo brano non è indice né di ottimismo né di pessimismo. Bisogna ricominciare a fare sogni dalla mattina alla sera. Servono a riempire disperazione di fondo. Non bisogna continuare a guardare solo il laghetto del proprio narcisismo ma guardare alla collettività».

La cover del nuovo album di Claudio Baglioni

Cercare nuove strade per i live

La situazione è particolarmente ardua per i lavoratori dello spettacolo e Baglioni lo sa bene. «Siamo rimasti tutti appiedati da questa situazione. Non c’è una ricetta unica. Gli artisti in parte devono provvedere personalmente, creando dei fondi di sostegno finché non si risolve situazione. Ma bisogna cercare nuove forme. Non sono d’accordo con chi è contro i concerti in streaming o in tv, è chiaro che non è la stessa cosa ma dobbiamo impegnarci a trovare anche altre forme possibili».

Sanremo: non si può uscire papi e tornare cardinali

A chi gli chiede se potrà mai tornare sul palco di Sanremo come ospite, dopo aver condotto due edizioni di grande successo, e se il festival si farà davvero a marzo risponde: «Non conosco ora le intenzioni e le prospettive. Certo l’Ariston ha un profumo mitico ma non è un grande teatro come dimensioni. Credo però che si farà a marzo con le dovute cautele. Tornarci io? Non si può uscire papi e tornare cardinali».

Un ultimo appello

«Forse vi sembrerà un disco demodè ma tutti i suoi pezzi vivono anche di vita propria. Però mi piacerebbe che fosse ascoltato almeno una volta dall’inizio alla fine. Dai, non è così male passare 78 minuti in compagnia della musica!»

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