Chi è Pablo America, l’«onnivoro» che ama Ivan Graziani e Stone Roses

Arrivano due nuove stupende canzoni dall’enigmatico artista di casa Maciste Dischi Pablo America, sta nascendo una nuova stella indie?
PABLO AMERICA/fonte: ufficio stampa
PABLO AMERICA/fonte: ufficio stampa

Sin dalle sue prime due release sono rimasto colpito dalla freschezza di Pablo America, novità in casa Maciste Dischi (in collaborazione con Virgin / Universal), due canzoni diametralmente opposte di genere una, Noi non siamo il punk, in classico stile cantautorale, e Grabowski che pare invece uscita da un outtake dei primi Daft Punk. Ecco, seppur derivative queste due tracce d’esordio suonano dannatamente pop 2021.

Immaginate Gazzelle (altro asso della scuderia Maciste) e Cosmo assieme davanti al mixer, ecco Pablo America con tutto il suo “confuso” armamentario iconografico – compreso un head cap che mi è arrivato in redazione, quasi uguale a quello di Trump: rosso con la scritta Make (Pablo) America great again è un figlio dei suoi tempi. Frulla tutto come in una playlist musicale e ci offre una sorta di merzbau contemporaneo, che poi condivide con noi.

Messo alla prova dalla seconda “doppia” uscita, che conferma questo atteggiamento oramai strategico di proporre una love song e una dance song, ovvero la deliziosa e languida Ascoltavo i Nirvana, uscita due giorni fa, e l’elettrica e funky Loco Loco, pubblicata oggi, è venuto il momento di parlare con lui.

Son curioso per prima cosa di capire il perché di questo tuo “bipolarismo controllato”.

Non è stata una cosa premeditata, semplicemente scrivendo mi son reso conto che in questo momento convivevano due punti di vista… non ho voluto escludere queste due anime, certamente sono i brani che sto producendo a determinare poi la strategia di uscita, nel futuro non ho idea di come mi muoverò… Da consumatore musicale, sono un onnivoro, basta vedere una mia playlist quotidiana e anche come autore non escluderei nessuna tipologia di genere o direzione futura.

Come sei entrato in contatto con il giro della Maciste Dischi? Antonio Sarubbi (il boss della label, ndr) è quel tipo di persona che riesce a connettersi al meglio con questa generazione di musicisti.

Hai ragione, quando l’ho conosciuto mi son trovato davanti a un vero professionista che si approccia al suo lavoro con un’attitudine sempre creativa, peraltro il modo in cui sono entrato in contatto con la Maciste è del tutto fortuito…

Cioé?

All’epoca facevo l‘Uber driver e nei miei spostamenti ne approfittavo per far recapitare a varie label i miei lavori, e loro sono stati gli unici a rispondermi! Io mi presi allora una giornata di libertà e feci un primo incontro con Sarubbi. Siamo rimasti un attimo in stand by ma ho continuato a inviargli altre cose con un nuovo nome, insomma in incognito senza farmi riconoscere… E gli piacevano anche queste. Allora capimmo che dovevamo lavorare assieme!

Ah però è la prima volta che mi capita di sentire una storia simile!

E pensa che continuerò anche nel futuro a mandare alla Maciste delle produzioni sotto un altro nome! E se piaceranno ad Antonio, sarà la vera dimostrazione che sto facendo un buon lavoro. Ovviamente lui e la Maciste non sanno di questa cosa…

Complimenti, molto audace mettersi in discussione non è facilissimo.

Devo farlo, è fondamentale per me.

Ma alla fine è un gioco quello di infilare nei testi delle tue ballatone molto Italia fine anni ’70 un termine come “punk” o citare i Nirvana?

Il titolo Noi non siamo il punk non è farina del mio sacco. Nasce dalla frase di un mio amico con cui scrivo, Alessandro Di Sciullo, che mi disse mentre andavamo a pranzo: «noi non siamo il punk che lavora in banca»… E con i Nirvana… beh, io davvero ascolto i Nirvana…

E nel caso di Ascoltavo i Nirvana il produttore è Federico Nardelli anche per Loco Loco? Dove immagino ci sia lo zampino di Giordano Colombo, che è anche un ottimo batterista.

Si, andando in studio con Federico – che reputo un grande professionista nonché artista – abbiamo lavorato sui miei progetti e alla fine Giordano ha fatto delle ottime rifiniture finali.

Mi piace molto Loco Loco, mi fa ricordare i pezzi dance e nervosamente sexy di Matias Aguayo o la dance quasi punk del messicano Rebolledo…

Piace anche a me moltissimo com’è venuta. Buttai giù su Logic una linea guida ma tutto è partito da una linea di basso e agli inizi ci cantavo sopra una roba tipo “coco, coco” e poi è nato il pezzo…

Ma conosci Matias Aguayo?

No. Ma Rebolledo si.

Te lo consiglio! Invece nel precedente tuo pezzo dance, Grabowski, simuli un po’ i Daft Punk degli esordi…

Durante la mia vita da appassionato di musica ho passato diverse “fasi”. Da piccolo adoravo il sound Madchester – sai, Happy Mondays, Stone Roses… poi ho avuto la fase “cantautorale” e poi la fase “francese” con un innamoramento totale per il french touch. Non so ma questi gruppi provocano delle “estensioni al cervello”, c’è anche il silenzio come elemento sonoro. E poi possiedono un bellissimo senso di intrattenimento, perché sono produzioni che nascono da idee semplici, di facile impatto.

Dimmi tre album che hai “consumato” all’ascolto?

Un album di Kanye West del 2011, il mastodontico e bellissimo Things Must Pass di George Harrison e poi Oncle Jazz dei Men I Trust.

E quali serie TV hai guardato?

Mr Robot, ma non è una serie nuovissima. Poi tanti film, mi piace ricordare Brazil di Terry Gilliam e il film tratto dal libro di Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 (Mattatoio 5, del 1972 e diretto da George Roy Hill, ndr).

Mi dicevi che hai passato una fase di innamoramento per i cantautori italiani. Dimmi due nomi non scontati…

Ivan Graziani, un genio. E mi piace molto Enzo Carella.

Mi raccomando, quando si tornerà a suonare dal vivo non fare come Liberato, fatti vedere! E peraltro son curiosissimo di vederti sul palco quando passerai dal far accendere la lucina del telefono alle ragazzine con i pezzi da cantautore anni ’70, a farle ballare!

Ah sai che non ci avevo mai pensato, figo! Ma riguardo alla mia presenza è tutta una questione emotiva, sono molto timido… anche se ho molta voglia di suonare.

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