Cesare Cremonini canta Lucio Dalla: «A questi tempi si può sopravvivere anche con il passato»

Il cantautore ha realizzato una cover di “Stella di Mare” utilizzando la traccia vocale originale del 1979: sarà in streaming da giovedì 29 settembre
Cesare Cremonini - Lucio Dalla - foto di Kimberley Ross, Archivio Fotografico Pressing Line (M.Viola)
Cesare Cremonini e Lucio Dalla (foto di Kimberley Ross, Archivio Fotografico Pressing Line)

La settimana scorsa Cesare Cremonini ha fatto un annuncio piuttosto particolare. Giovedì 29 settembre uscirà una sua rivisitazione di Stella di Mare, classico di Lucio Dalla contenuto nell’album eponimo del 1979. L’inedito “duetto” vedrà l’interpretazione di Cremonini intrecciarsi con la traccia vocale originale di Dalla, sulla base di un arrangiamento completamente rielaborato.

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«È la naturale conseguenza di un rapporto che ho con la musica e con la mia città», racconta Cesare in un incontro con la stampa. «Quest’operazione è musicale, discografica ma anche culturale, in quanto è di divulgazione». La realizzazione del brano nasce da una sinergia fra Universal Music Italia (casa discografica di Cremonini), Sony Music Italy (che ha concesso l’uso della traccia di Dalla, in quanto titolare dei master) e la Fondazione Lucio Dalla.


Cremonini-Dalla: la sfida di toccare un classico

«Perché un duetto quando ce ne sono centinaia di altri, anche più originali?», si chiede Cremonini. «Nel 2018 ebbi un momento molto speciale, quando nel tour degli stadi di allora cantai al Dall’Ara L’anno che verrà. Fu un punto di non ritorno. Vidi un senso di appartenenza della mia città e un bisogno di portare avanti una tradizione che non è solo bolognese ma nazionale. L’idea del duetto mi è venuta spontaneamente all’inizio della preparazione del tour negli stadi 2022, e ne ero molto intimorito. Ma poi ho visto i Queen farlo con Freddie Mercury, Paul McCartney con John Lennon…».

Cosa significa, per Cesare Cremonini, cantare Lucio? «Vuol dire misurarsi con una delle vocalità più complete e straordinarie che il panorama italiano abbia mai avuto. L’ho fatto perché mi sono reso conto che avevo interiorizzato non solo il suo modo di cantare, ma anche una forma espressiva che è tipicamente bolognese. Solo cantando Lucio riuscivo a esprimerla completamente. C’è qualcosa che lega la mia terra dal passato al futuro anche attraverso la mia voce: questo l’ho scoperto attraverso questo progetto».

Il brano è stato prodotto e riarrangiato in studio da Cesare Cremonini e dal produttore e musicista Alessandro Magnanini. «Ogni suono che si sente è creato da macchine analogiche, cercando però di andare su sonorità più moderne, minimali», spiega. «Quell’andatura “techno” che si sente nella seconda parte è un approccio raffinato in cui ogni suono è creato a mano: anche i loop e gli arpeggiatori. Mentre facevo questo lavoro mi sembrava di fare Bohemian Rhapsody: quella struttura di canzone è completamente diversa da ciò che le radio programmerebbero oggi».

E conclude: «A questi tempi si può sopravvivere anche con il passato. Non è una chiusura, un rifugio: è un traghettare, una staffetta. Questo è un progetto proiettato verso il futuro».

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