Cecco e Cipo raccontano “Con permesso” traccia per traccia

Cecco e Cipo pubblicano oggi il loro quinto album in studio. Dieci tracce figlie di una poetica rinnovata, ironica, acuta ma mai banale
Cecco e Cipo
Cecco e Cipo, foto di Greta Cioppi

Cecco e Cipo, duo toscano che abbiamo visto distinguersi per la sua ironia durante le audizione dell’ottava edizione di X Factor, pubblicano oggi il loro quinto album in studio, Con permesso.

Puglia Sounds Plus

Anticipato dai singoli Ancora un’altra volta e I due eschimesi dell’isola di Baffin, il nuovo progetto di Cecco e Cipo inaugura una nuova stagione per il duo. I dieci brani di Con permesso sono infatti figli di una poetica rinnovata, portata avanti con lo stile sincero, acuto e mai banale che caratterizza il lavoro dei due artisti.


Cecco e Cipo, in occasione dell’uscita dell’album, ci hanno raccontato Con permesso, traccia per traccia.

Come nasce un capolavoro?

Con permesso. Nel senso che bisogna essere tutti d’accordo nel dichiararlo, non è che Michelangelo ha scolpito la pietà e ha detto: “MIO DIO, ho fatto un capolavoro!”. Va be, forse l’ha pensato glielo concediamo. Però, poi è stata vista da un sacco di gente che avrà commentato: “Bello”, da altri che invece avranno criticato: “Mah, niente di nuovo” ed infine dal 99% dei rimanenti che, giustamente, lo ha definito così: CAPOLAVORO. Secondo noi è quello che fa la differenza, un capolavoro si può definire tale quando il 99% deìgli abitanti del mondo lo definisce tale.

E ora voi, vi chiederete: cosa c’entra tutto questo discorsone col disco nuovo di Cecco e Cipo? Ve lo dico io cosa c’entra: NIENTE, cercavo solo un’intro ad effetto. Ricordatevi solo le prime due parole: Con permesso. Che poi è il titolo del nostro album.

Beh, cosa aggiungere, il titolo parla molto chiaro, no? Anche perché non c’è un punto interrogativo che ti spinga a ipotizzare vari scenari nei quali possano essere incappati Ceppo e Cico. È Che fine ho fatto, punto. Anzi, non c’è nemmeno il punto. Te la ascolti e te lo diciamo. Un aneddoto divertente su questa canzone? Non c’è. Però è stata una delle ultime ad essere aggiunte, così al volo, perché ci stavamo rendendo conto che era una follia lasciarla fuori.

Cecco e Cipo, il track by track di Con permesso

Ancora un’altra volta

… e un’altra volta ancora, dice il ritornello. Se fossi un critico musicale direi che è la classica canzone da cantare sotto la doccia. Non di quelle da urlare a squarciagola, ma di quelle da ripetere a bassa voce come un mantra mentre (mantra mentre eheheheh) ti fai lo shampoo. Puoi andare avanti all’infinito, provate per credere. Aneddoti? La versione originale di questo pezzo è andata perduta. Per sempre.

Meteora ’98

Un pezzo tutto da ballare, preferibilmente la notte, sotto le stelle, ma va bene anche di giorno eh. Nel caso ci stesse leggendo qualche tizio che gestisce radio, sappi che è questa canzone quello che stai cercando. Qualche storia bizzarra su questo pezzo? Mah, solo una. C’è un errore di testo nella prima strofa: a un certo punto Cecco dice: “ aiutami a portarmi dentro la tua testa” invece era “aiutami a cercarmi dentro la tua testa” tipo. Ahahahahahaha.

Tieni il passo con l’amore

Questo invece è un pezzo rap, non credo si senta ma ci siamo ispirati molto al Neffa dei tempi de “I messaggeri della dopa”. È una faccenda molto tenera ed intima: Cecco si è innamorato e ha scritto una canzone per lei ma anche per lui stesso, una specie di diario aggiornato delle emozioni provate in quegli istanti. Aneddotino? Va bene: il ritornello di questa canzone è stato un parto. Lo abbiamo cambiato 13970239750 volte, poi un giorno abbiamo chiuso Cecco in una casa stregata e dopo 3 minuti, spinto forse dall’ispirazione, più che altro dalla paura, è venuto fuori con 3 soluzioni diverse.

Il circo delle pulci

Anche qui si parla d’amore, però dal punto di vista Cipiano: è una dolcissima dedica ad una musa piena di profumi, che sprigiona grazia ed ammirazione semplicemente vivendo. La solita zuppa direte voi. Invece no! Diciamo noi. Anche perché, cioè, il circo delle pulci… Da chi ne avete sentito cantare l’ultima volta? Eh?! EEH!??! Curiosità: Ad Antonio, il nostro manager, ancora oggi non torna il fatto che nell’ultimo ritornello Cipo canti: “Con la scorta dei titani” perché non riesce a capirne il significato. Lo fa molto arrabbiare questa cosa.

Il comportamento degli esseri umani

Non fatevi ingannare dal ritmo tribale, dai suoni giocosi, dalla nostra cadenza toscana: questo è il pezzo più incazzato e pessimista che abbiamo. Sono anni che ci dicono che stiamo ammalando il nostro pianeta, i cambiamenti sono quotidianamente sotto i nostri occhi, le statistiche lo rimarcano costantemente: se continuiamo così, presto ci sarà un casino enorme. Va be oh, mica succederà domani.

Ossigeno

Bah, prima si parlava di mancanza d’aria, ora c’è un pezzo che si chiama addirittura Ossigeno. Coincidenze? Sì, forse sì. Comunque, forse, è il pezzo più allegro dell’intero disco; non c’è neanche un minore tra gli accordi! Poi è la prima volta che ci cimentiamo in un pezzo shuffle e la cosa ha funzionato, ci siamo divertiti molto registrandolo. Bravi anche Samuele Cangi e Tommaso Giuliani, i nostri produttori artistici, a “sconvolgere” l’arrangiamento originale che era pensato su ben altre note. Questo vale come aneddoto? Sì.

I due eschimesi dell’Isola di Baffin

Ma quanto è bello il non-sense? Già in passato ci aveva aiutato a scrivere canzoni (vedi Orazio), ma qua proprio BOM, come ce la fa prendere bene. E ve lo diciamo, in continuazione. A volte l’abbiamo fatta sentire ai nostri amici, ai parenti, anche ad esperti musicali. La domanda più bella che ci hanno fatto è stata: “Ma come prende bene cosa?”. Chapeau.

Ragno tessitore

Oh, vi va di fare un viaggio all’interno di una delle nostre menti? C’è un bel casino, ve lo diciamo, però magari ci trovate anche qualcosa di interessante. Per esempio: questo pezzo è stato scritto ere geologiche fa, quando avevamo circa 16 anni. Era tornato in mente per chissà quali ragioni mentre stavamo arrangiando alcuni pezzi di questo album. Il nostro chitarrista, Federico Gaspari, lo sente e ci fa: “Senti che pezzone, lavoriamoci!” e ci abbiamo lavorato.

Crudo e zabaione

FoLlIa PuRaAaAaAaAaAaAhHhFAHAG! Delirio. Antonio.

Ascolta Con Permesso

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