Carl Brave: «”Coraggio” è superare le barriere e continuare a essere real»

Oggi esce il secondo album di Carl Brave che non perde la capacità di fotografare la realtà, anche squallida, e non fa rimpiangere gli esordi
Carl Brave / Stefano DIMARIO

Non c’è niente di più sbagliato dell’avvicinarsi a un artista con un’idea nostalgica in testa sul suo passato. Quando poi l’artista ha solo 31 anni e un percorso decisamente in ascesa suona anche irrispettoso. Ma con Carl Brave, che pubblica oggi il suo secondo album Coraggio (come il suo vero cognome, mentre il nome è intuitivamente Carlo), giochiamo a carte scoperte.

Confesso che ho amato molto i tuoi album da subito, dal 2017, e sono andata in giro a parlarne a chiunque.

Ah, bene!

No, ma capisci a cosa mi riferisco quindi?

Ahhh (il tono s’incupisce leggermente ma Carlo ride lo stesso).

Il rimando è a quell’album, ovvero Polaroid di Carl Brave X Franco126, che apparve come una illuminazione 3 anni fa. Certo, si erano già affermati Calcutta, Coez, Gazzelle ma Carl Brave e (o x, appunto) Franco 126 fecero conoscere a tutta Italia la loro capacità di fotografare in maniera precisa i fatti piccoli (e grandi) della loro vita di ragazzi romani. Perché proprio da questa descrizione così particolareggiata e specifica nacque l’identificazione da parte di chiunque.

Le birrette in piazza, le Lucky Strike, le noccioline all’aperitivo, l’amore ai tempi dell’Erasmus e le regazzine. La location era Roma, ma in fondo poteva essere anche Milano, Bologna, Lecce, Catania. Infatti, Franco (o Franchino) e Carlo si resero conto presto che, nel giugno 2017, i loro pezzi farciti di parecchio dialetto romanesco venivano cantati da tutti in coro, anche al MiAmi Fest di Milano.

Ma proprio quando tutto sembrava essere arrivato all’apice, e si era potuto notare per esempio a un concerto sold-out all’Alcatraz di Milano nel gennaio 2018 dove loro tenevano perfettamente il palco e l’energia era davvero alta, i due decisero di non collaborare più. Per l’artista di Roma ci sono stati comunque degli indiscutibili successi per la maggior parte contenuti nel suo primo album Notti Brave e nella nuova edizione, Notti Brave After.

Da Fotografia con Francesca Michielin e Fabri Fibra a Spunte Blu con Gué Pequeno, fino a Posso con Max Gazzè, senza contare anche un brano con Franco126 stesso e Federica Abbate, La Cuenta. Ma ai fan della prima ora è rimasto un po’ di amaro in bocca.

Ascoltando Coraggio ho avuto l’impressione che fosse tornata la freschezza di quei primi tempi e che ora, a parte Elodie e Gué Pequeno, hai scelto di fare dei featuring con nomi non troppo famosi. Tendenzialmente con i tuoi compagni di sempre della 126 (da Pretty Solero a Ketama126) e al massimo Taxi B della FSK Satellite. Ma poi in realtà anche in Notti Brave avevi chiamato sempre tanti amici tuoi…

Ma, infatti, il criterio per i feat. è rimasta sempre la stesso. Che poi non è che sia la scelta di un nome mainstream a fare un pezzo tale, no? Per quanto riguarda la freschezza, che dire, lo spero. Ho voluto sicuramente staccarmi dal progetto precedente e ho voluto fare musica come mi pareva: senza regole e senza limiti. Sono passato dalla trap a sonorità rap, dalla techno alla tromba quasi jazz. Per questo si chiama Coraggio: ce ne vuole per non farsi imbrigliare nelle categorie.

Elodie

Parli, parli, il pezzo con Elodie è notevole, il dialogo tra voi ricorda Parole, Parole tra Mina e Alberto Lupo.

Magari! Ciò che cercavo era un pezzo moderno ma che potesse venir considerato quasi un classico. L’unica che poteva interpretarlo con quella tonalità era Elodie, che ha un’eleganza innata e un gran carattere e poi è di Roma come me! Ci siamo conosciuti a un concerto di Gué Pequeno e poi siamo diventati amici.

L’amore per Roma

Sempre Roma! Ma non finirai con il trasferirti a Milano come fanno tutti per stare più vicini alla loro casa discografica?

Non credo! Ho vissuto due anni a Milano quando studiavo al SAE Institute e poi basta. Non è che mi dispiaccia, anzi. Non penso solo a Roma: ho vissuto anche a Berlino poi dove è nata la mia passione per la techno. Però ‘sta cosa di volersi trasferire a Milano a tutti i costi vale più per il rap e la trap ed è più una roba da pischelli, dai. Per chi cerca un certo tipo di cantautorato Roma è perfetta.

La realtà squallida

In Fratellì hai affrontato il tema della droga ma in una maniera molto diversa rispetto a come viene raccontato nella trap. Ne racconti anche gli aspetti più squallidi, ti rivolgi a un amico consigliandogli di smettere ma senza essere paternalistico: immagino siano situazioni vissute.

Certo. Volevo parlare anche del lato crudo e squallido della droga, perché esiste. Anche dell’aspetto pericoloso. Magari nel rap spesso, non dico sempre, c’è soltanto un racconto neutrale della presenza delle droghe nella vita delle persone senza alcuna presa di posizione.

Immagino che in merito a questo tu abbia visto le stesse identiche situazioni nelle “notti brave” a Roma, Milano, Berlino di questo preciso momento storico…

Sì, ovvio. Ma ora poi io non sto uscendo la sera! Non ne ho voglia, sono un po’ in paranoia, penso che sia un attimo che ci ritroviamo nella stessa situazione di contagio di qualche mese fa, così non ne usciamo più. Poi ci sono dei settori veramente colpiti come quello dei live con tutti i tecnici di palco, direttore del suono, fonici, addetti alla sicurezza, a casa. Mentre poi ci sono quelli che organizzano convegni in piazza e non dirò di quale partito!

Le tracce sono nate tutte a Roma in questo periodo?

No, no ci sto lavorando da due anni e prima avevo viaggiato parecchio. Sono stato un mese a Malaga, poi a Miami dove è nata la traccia con Gué, Fake DM, che ha sonorità vicine alla trap americana, mentre a Berlino è nata Glicine. Durante il lockdown mi sono rimesso a lavorarci di nuovo parecchio e molte le ho cambiate.

Fotografare realtà

In tutti i tuoi album è facile notare come ci sia sempre il tema della fotografia. Il primo era appunto Polaroid, in Notte Brave c’era Fotografia con la Michielin e Fabri Fibra, in Coraggio ritroviamo Fototessera con Pretty Solero: è solo perché ti piace scattare delle istantanee delle situazioni che vivi?

Esatto. Ho proprio questa fissa perciò ricorre il tema.

Lo fai proprio con una precisione pazzesca di nomi e di marche.

Sì, credo che essere il più real possibile sia l’unico modo per me di ottenere il risultato, ovvero, non per ripetermi ma regalare una fotografia più chiara possibile di ciò che ci circonda.

Il nonno

Perché hai voluto dedicare la cover alla foto di tuo nonno a 13 anni: lui aveva a che fare con il coraggio?

Altroché! Era un generale della marina, era bello quadrato e cazzuto, e mi ha insegnato tanto. Anche il gioco di squadra, poi. Non è stato solo il basket a insegnarmelo.  Ora mi sento come un playmaker: decido a chi passare la palla, nel mio caso, il suono, in maniera direi quasi scientifica. So chi può darmi il determinato suono di chitarra e vado da lui. E così faccio con tutti i miei musicisti.

Perché non ti fai mai aiutare nelle produzioni? Altri produttori famosi poi sperimentano le collaborazioni…

La 126

Perché è proprio il mio. Amo produrre con Ableton, sono partito da lì e continuerò a farlo. Poi mi fido di chi suona con me.

Ma con gli altri della 126 non ti stai vedendo quindi, adesso?

Certo che li vedo, perché no? Ci vediamo anche di giorno, non è che ci vedevamo solo la notte.

La domanda

È arrivato il momento delle domande delle domande.

Ah, ehhh.

Tornerete a cantare insieme tu e Franco126?

No, non credo. Abbiamo scelto dei percorsi diversi, stare in coppia, anche artisticamente, non è mica facile in generale. E quindi non farti illusioni. Lo so come è per i fan: si rimane affezionati alla sensazione iniziale e quindi si prova nostalgia e si vorrebbe rivivere solo quella.

Coraggio, però, riesce a trasmettere gran parte di quelle sensazioni nostalgiche, senza per forza cercare soltanto di crogiolarvisi in mezzo. Oltre a far fare un altro bel passo in avanti a Carl Brave.

Ascolta Coraggio.

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