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Briga si riscopre cantautore. E racconta la sua generazione

Briga pubblica “Che Cosa Ci Siamo Fatti” (Honiro Label/Sony Music). Un disco evocativo che si collega in più punti al suo romanzo “Novocaina”

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«Ci sono cose che mi toccano in maniera particolare e ho voluto parlarne. Ho parlato dell’amore e delle sue varie sfaccettature. Mi sono chiesto perché il mondo sia regolato da questo sentimento». Briga è tornato con un disco che segna senza dubbio il cambiamento artistico più forte (e forse più coraggioso) della sua carriera. Uscito dalla confort zone del rap, Briga pubblica Che Cosa Ci Siamo Fatti, un album che lo vede confrontarsi con un’attitudine da vero cantautore, con una profondità di testi e di interpretazione alla quale non ci aveva ancora abituato.

«Io vengo dal rap ma sono sempre stato un rapper atipico. Ho sempre legato strofe serrate con ritornelli melodici molto aperti. Anche le mie collaborazioni non sono mai state solo circoscritte al mondo rap», ci ha raccontato. «Credo di aver trattato questo disco con una mentalità un po’ anacronistica. Con un rispetto che non è di questi tempi».

Mattia Briga esce dalla dinamica per cui un disco deve per forza contenere grandi hit e basta. Si allontana dalla dipendenza dai numeri delle rotazioni radiofoniche per proporre qualcosa di veramente suo: «Questo è un disco di brani da repertorio. Non è un caso che la mia canzone più conosciuta, Sei di Mattina, sia chitarra e voce».

La video intervista di Billboard Italia a Briga



Il cambiamento di Briga è stato conseguente a una presa di coscienza di ciò che è più adatto al suo viversi come artista: «Ho iniziato con il rap perché – al contrario di tanti – non mi ritenevo pronto. Io ci ho lavorato tantissimo per arrivare a un disco di questo tipo. Questo disco doveva uscire così. Doveva essere arrangiato in questo modo».

Che Cosa Ci Siamo Fatti (Honiro Label/Sony Music) vede molti collegamenti con il romanzo di Briga, Novocaina: «La poesia con la quale si chiude il romanzo è Se Ti Sbranassero Gli Squali. Questa poesia si è trasformata in una canzone, che apre il disco. Il romanzo e l’album sono una denuncia sociale, un quadro sociale. Il racconto di un mondo dove la gente vaga come in un flipper».

Tutto l’album (che esce il prossimo 1° giugno) vuole raccontare la condizione esistenziale di un ragazzo che, all’alba dei trent’anni, si interroga sulla vita, sull’amore. Su ciò che è doloroso ma necessario. Lo testimonia l’artwork (elegante e ben riuscito) del disco: «La piscina vuota è la metafora dell’essere umano. Una piscina vuota, senza acqua, è inutile. Così come è inutile un corpo senza anima. Oggi si punta tutto sull’estetica, ed è una merda».



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