Aiello «In “Vienimi (a Ballare)” c’è la mia voglia di Sud e di mare»

Aiello ci ha raccontato di come una canzone scritta d’inverno e così ricca di good vibes sia diventata un singolo perfetto per l’estate
Aiello
Aiello. Credit: Carla di Verniere

Tra le tante uscite discografiche di questi ultimi giorni c’è il nuovo singolo di Aiello, dal titolo Vienimi (a ballare). Un brano che è stato scritto durante l’inverno (era dicembre), anche se non sembra.

In questa canzone Aiello ha voluto mettere la sua anima meridionale e il suo amore totale per il mare che gli hanno fatto scoprire i suoi genitori appena è nato (parliamo del 1985).

Pensi di essere riuscito a inserire nel brano quel senso di ispirazione e di pace che ti dà il mare? Il tutto unito alla tua meridionalità…

Spero di sì. Ho fatto un viaggio attraverso le mie radici e i miei ricordi. Parlo di mare, del meridione, delle origini culturali della mia terra. Si tratta di un mix tra spagnoli, greci e bizantini. Credevo nel bisogno di una leggerezza da soddisfare. Del bisogno di ballare e sorridere: di good vibes. L’ho fatto a modo mio.

Il tuo è un brano pop street meridionale che arriva alle tue origini calabresi. Un brano perfetto per questa estate “all’italiana” in cui si potrà riscoprire l’amore per questo paese fatto di posti incredibili e che troppo spesso non vengono valorizzati?

Si va ad incastrare in un disegno che sembra volutamente quello giusto. Siamo “costretti” a restare in Italia e a concentrarci su terre che spesso vengono apprezzate, ma non troppo. Mi riferisco al meridione in generale. Questa canzone è nata a dicembre, ma si ritrova adesso ad essere la colonna sonora dell’estate meridionale. Chi abita fuori tornerà sicuramente giù. Chi abita giù, resterà giù.

Ironia della sorte, sei uscito lo stesso giorno in cui sono stati pubblicati i cosiddetti “tormentoni estivi”. Ma anche il tuo brano potrebbe essere considerato un possibile tormentone, lo sai?

Mi auguro che sarà la colonna sonora dell’estate di più persone possibili anche se il termine tormentone mi fa venire un po’ di orticaria. Spero segni l’estate di tutti. Poi ognuno è libero di dare il nome che vuole alle cose. Nel mio DNA non c’è questa capacità di sedermi e di programmare da dicembre ad agosto per uscire con un tormentone. Io scrivo canzoni. Se poi escono potenti e apprezzate vuol dire che ho fatto goal. Se non accade, pazienza.

Vienimi (a ballare) è il superamento di una storia finita. È vista in modo propositivo, ballando, divertendosi, senza mai essere superficiali. In tutta questa tua positività non hai mai dei momenti “no”? E se sì, come li superi?

Ho preso tante batoste nella vita. Quando cado mi faccio male ma provo sempre a riprendermi e a guardare tutto con grande positività. Anche le ballad dei primi dischi non sono mai “da sottoni”. In questa canzone anche se esco da una esperienza negativa, c’è sempre quella chiave di grande positività, della serie “non mi ammazza nessuno”.

Uno dei messaggi del tuo brano riguarda le cadute della tua vita, che ti hanno insegnato molte cose. È un messaggio che vuoi trasmettere anche ai tuoi fan più giovani?

Quando scrivo cerco di condividere in modo autentico il mio vissuto. Ora mi sembrerebbe troppo mettermi nella condizione di quello che vuole insegnare la vita gli altri. Ci mancherebbe. L’unica cosa è che sicuramente tutti noi impariamo dalle cadute. Si può reagire nella misura più positiva possibile. Magari anche malinconica, ma mai da rinunciatario, mai negativo. Io sono un positivo cronico. Dalla crisi c’è sempre una rinascita e uno sviluppo.

Pensi di essere arrivato a un punto di riconoscibilità delle tue canzoni? Cioè: pensi che quando parte un tuo brano in radio la gente sia ormai abituata al tuo sound e riconosca subito “Aiello”?

Spero di sì. La risposta che ho avuto in questi ultimi giorni è stata pazzesca. Sia da parte dei miei fan ma anche da parte di chi non mi conosceva. Non c’è stato nessuno che mi abbia detto “non ti riconosco”: sono rimasti tutti sorpresi. Spero che rimangano come fil rouge il mio modo di cantare, la mia voce, il mio modo di scrivere e l’autenticità con cui scrivo. Per me il pop è una sperimentazione continua. È un dramma se dovessi ripetermi. Non farei mai un disco uguale a quello precedente. Però sono certo che chiunque mi riconoscerà sempre nel modo di cantare e di scrivere per il fatto che non ci sono filtri.

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