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Perché Giò Sada è una benedizione per la nostra musica

Di Giò Sada e del suo nuovo percorso artistico Gulliver. Di un brano come “100vite” che riesce a colpire. E a insegnare tante cose – Video intervista

Gulliver è il nuovo progetto artistico di Giò Sada: guarda qui la nostra video intervista
Gulliver è il nuovo progetto artistico di Giò Sada: guarda qui la nostra video intervista

Ogni settimana si svolge una guerra silenziosa, combattuta a colpi di like e numero di stream. I protagonisti sono gli artisti di casa nostra (non tutti, Deo gratias!), pronti a mostrare il loro lato più catchy e divertente tramite i filtri dei loro social network, ma immobilizzati e profondamente insicuri di fronte alle prestazioni delle loro uscite discografiche. Oggi i numeri regnano. E oltre a essi non c’è nulla. O quasi. Poco importa se esci con un singolo che parla di una storia finita tragicamente e, in realtà, sei felicemente fidanzato da dieci anni. Poco importa se arrivi addirittura a vestirti, esibirti, parlare come ti viene detto di fare, “perché così funziona”. E poco importa, pure, se canti cose di cui non sei interessato o che addirittura non credi. L’importante è funzionare. Ciò che conta è la performance ansiante e ansiata di chi deve essere in Top 10. O perlomeno, così vogliono farci credere.

Giò Sada ci ricorda, ancora una volta, che non è per nulla così. Alcuni utenti e giornalisti oramai l’hanno catalogato tra quelli che “non ce l’hanno fatta”, perché – dopo la sua vittoria a X Factor nel 2015 – non è stato sovraesposto tra TV e chart nazionali. Non ha tenuto alta l’attenzione su di lui e non è stato protagonista di iniziative virali. Anzi: la tendenza di molti di dover etichettare tutto ciò che non si ha la voglia o l’intenzione sincera di conoscere ha colpito ancora. Ormai, Giò Sada è inserito negli articoli web che riuniscono i nomi usciti dai talent che sono spariti dalla circolazione. Come fosse una condanna. “Tu sei questo”, dice il web. “E ormai sei finito”. Ma anche no, dai.

La nostra video intervista a Giò Sada sul suo nuovo progetto artistico Gulliver



Ed è proprio in questo contesto che invece la storia di Giò ci insegna qualcosa di importante. Come prima cosa, una domanda: qual è il compito di un artista? Giò Sada – dopo dieci anni di esperienze live tra punk rock e hardcore underground – si è messo in gioco con l’esperienza del talent di SkyUno, sapendo che ciò non avrebbe modificato il suo viversi come artista. E così è stato. Giò Sada ci testimonia che la prima responsabilità di un artista non è nei confronti del proprio pubblico e nemmeno del proprio entourage o etichetta. La prima responsabilità di un artista è quella verso se stesso. Se, “per funzionare”, devi adattarti, cambiare, mandar giù, che senso ha quello che fai? Perché canti, suoni, decidi di metterti in gioco, se non lo fai sapendo di essere sincero al cento per cento? Che senso ha esporsi se non racconti tutto ciò che di più vero vivi sulla tua pelle?

E così arriviamo al secondo e ultimo punto. Così facendo, arrivi a prendere scelte scomode ma vere. Che, di conseguenza, si riflettono su ciò che fai. Il nuovo progetto artistico di Giò Sada si chiama Gulliver (qui ci spiega perché) e il primo singolo estratto del prossimo album – in uscita nei prossimi mesi – è 100vite. Probabilmente, farete fatica ad ascoltarla in radio, tra la nuova hit dell’estate (ma non siamo al 1° marzo?) e altri capolavori della radiofonia moderna. Ma, se volete prendervi cinque minuti per immedesimarvi nel suo percorso, fatelo. Sia chiaro, può piacere o meno. Ma la volontà di dare spazio a domande esistenziali sincere (con un impianto sonoro curato e minimale) è una benedizione per tutti noi. Per noi che siamo ormai abituati a prodotti e non più al cuore.

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