Zen Circus, esce “L’Ultima Casa Accogliente”: «Questi giorni confermano che prima o poi i conti si pagheranno»

Venerdì 13 novembre esce il nuovo lavoro in studio della band capitanata da Andrea Appino: nove brani uniti dal filo conduttore del corpo. Ce lo racconta il frontman stesso
Zen Circus - L'Ultima Casa Accogliente - intervista - foto di Ilaria Magliocchetti Lombi - 1
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Si dirà: per una band nella cui discografia compaiono titoli come La Terza Guerra Mondiale e Vivi Si Muore, una certa immaginazione apocalittica in qualche modo risuona bene nel contesto di un’emergenza globale come quella che stiamo attraversando. E sicuramente L’Ultima Casa Accogliente – il nuovo album degli Zen Circus in uscita venerdì 13 novembre per Polydor / Universal Music – offre molte assonanze, anche involontariamente, con la situazione attuale. Ma gli Zen sono sempre stati una band dai contenuti di ampio respiro, e il disco è molto di più di quello. I nove brani in tracklist compongono un’articolata “dissezione” del corpo umano (definito appunto “l’ultima casa accogliente”): corpi malati, corpi liberati, corpi sessualizzati, corpi immersi nel tempo. Ogni corpo racconta una storia, bella o brutta che sia. Ne abbiamo parlato con il frontman e songwriter Appino.

A proposito del titolo avete detto: “Il nostro corpo è l’ultima casa accogliente […] Un corpo trasparente, visibile e vulnerabile che celebriamo con nove canzoni fatte di testa, cuore e polmoni”. Come mai avete scelto questa dimensione così chirurgico-anatomica come identità del nuovo album?

In tutti questi anni non abbiamo mai preparato niente. Semplicemente ogni tot di tempo, una serie di canzoni ci investe. Solitamente sono figlie di un periodo – personale, sociale, come band. Negli ultimi due anni sono nate un po’ di canzoni e quando abbiamo ascoltato i provini ci siamo trovati con cose molto simili fra loro. Spesso veniva fuori il corpo, e anche la casa (involontariamente preannunciando il lockdown). È stato un anno in cui alcuni “corpi” a me cari se ne sono andati, altri si sono ammalati… in generale tutte queste cose sono finite sottopelle. Catrame, il primo brano, sta lì non a caso: fa da preludio a quello che succederà.

Nel ritornello del brano infatti dici: “Vogliamo libertà / per tutti i popoli / ma i primi siamo noi / a non esser liberi / costretti dentro a un corpo e dentro al tempo”. Il tempo è un altro dei temi fondamentali dell’album.

Sì, è uno dei temi portanti della scrittura degli Zen Circus, quindi è già più consueto. Ma non l’abbiamo mai calcolato rispetto al corpo. Del resto siamo una band di un 38enne, un 42enne e un 48enne… Notiamo il segno del tempo anche su di noi e sulle persone che abbiamo intorno. Ma un aspetto fondamentale del disco è quello dell’accettazione di sé.

Perché in Appesi alla Luna la luna è “sopra Lisbona”?

Dopo Sanremo 2019 mi presi una breve vacanza, dieci giorni da solo. Solo che Lisbona, dove non ero mai stato, mi è arrivata come uno schiaffo in faccia. Vuoi che ero reduce da tutta l’adrenalina del Festival, vuoi che la città è famosa per la sua saudade… Oltretutto è la città di uno dei miei film preferiti, Lisbon Story di Wim Wenders, e di uno dei miei libri preferiti, il Libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa. Insomma, mi sono ritrovato in una bella botta personale di solitudine e inquietudine. Andai in un baretto all’Alfama di nome Tejo Bar, un’alcova di musicisti che suonano canzoni tristissime… Alla fine dei brani, per non disturbare i vicini, invece di applaudire il pubblico si sfrega le mani: è tutto molto soffuso. Uscendo da lì – c’era davvero la luna piena – mi sono trovato addosso una pesantezza che ha fatto nascere la canzone.

A quale storia si ispira Bestia Rara?

A un documentario bellissimo del 1976 sull’eroina a Milano. Si intitola Storia di Filomena e Antonio, di Antonello Branca. La voce che si sente è quella di Filomena. Poi la canzone si sposta sul tema dell’aborto, senza grandi travagli “banalistici” o antimoralisti. Il corpo in questo caso è quello femminile. Si parla di una ragazza che si sente liberata. Si parla anche di tossicodipendenza, cose che dove siamo cresciuti noi erano all’ordine del giorno. In questo disco avevo piacere che ci fossero anche questi aspetti che nell’entertainment di solito non ci sono. Abbiamo deciso di fare i rompicoglioni…

2050 racconta il futuro ma parlando al passato. Ascoltando il testo, c’è da dire che non è un futuro particolarmente radioso quello che immagini.

La fondazione degli Stati Uniti del Mondo è una bella cosa, il problema è che vengono fondati dopo qualcosa di veramente drammatico. Come se non riuscissimo a immaginarci un passo in avanti senza un salto indietro. Volevamo fare una canzone ecologista, del resto questi giorni ci confermano che prima o poi i conti si pagheranno.

Zen Circus - L'Ultima Casa Accogliente - intervista - foto di Ilaria Magliocchetti Lombi - 2
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Andate Tutti Affanculo, il libro, usciva un anno fa ed è stato un successo. In che modo pensi che abbia ampliato lo spettro di modalità espressive degli Zen Circus?

Non so se le ha ampliate. Di sicuro è servito tantissimo a noi. È stata una specie di terapia di gruppo. Ci siamo resi conto di come tante cose ce le ricordavamo in modo diverso, soprattutto di quanto “nel disastro il futuro era sempre lì a sorriderci” (cita Vasco Brondi, ndr). Ci siamo accorti di quanti problemi inutili ci fossimo fatti, ma anche di quanto quei problemi avessero definito quello che siamo.

Hai seguito le recenti elezioni americane? Che cambiamenti ti aspetti di vedere nel mondo con questo cambio di rotta?

Sarebbe un discorso lunghissimo… Mettiamola così: è tutto molto bello, perché in Trump non ho riconosciuto una sola cosa che mi potesse piacere, se non le risate che ci ha fatto fare nei meme. Io sono un amante degli Stati Uniti, è un posto in cui mi sento a casa. Peraltro avremmo dovuto fare il disco lì, in Texas. Spero che ci si renda conto – Biden o non Biden – che il modello di sviluppo a cui abbiamo totalmente devoluto le nostre vite deve essere cambiato. Ma nel momento in cui il capitale viene prima degli esseri umani, ho dubbi che cambieranno le cose. Per me, i discorsi più belli fatti da un politico americano sono quelli di Bernie Sanders.

Voi siete sempre stati degli attenti osservatori della società italiana: qual è l’Italia che vedete uscita da questi ultimi otto mesi?

Non vedo altro che quello che mi aspettavo. Siamo sempre stati dei casinisti. Quando c’era Berlusconi ho sempre pensato che nessuno meglio di lui potesse rappresentare gli italiani. Perché c’è una parte di Berlusconi dentro ognuno di noi. Ultimamente mi sono un po’ rotto le scatole di sentire l’opinione di tutti. In determinati campi, ci sono opinioni che contano di più di altre. Ma non credo che l’Italia abbia bisogno delle mie opinioni sull’Italia. Credo che abbia bisogno delle nostre canzoni e dei concerti che facciamo, questa è l’unica cosa che so fare.

Ascolta L’Ultima Casa Accogliente degli Zen Circus in streaming

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