Immaginate di avere il vostro nuovo disco pronto per essere inciso: tutti i pezzi sono stati scritti, mancano solo gli ultimi dettagli, la registrazione definitiva e nel giro di un paio di mesi sarete pronti a scalare le classifiche. Questa era la situazione idilliaca che stava vivendo Natalie Prass, cantautrice americana poco più che trentenne. Peccato che, poco prima di chiudersi in sala di registrazione, come un fulmine a ciel sereno viene eletto come presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Le registrazioni del disco sono state immediatamente sospese da Natalie, pronta per rimettersi a scrivere un nuovo album, da capo, senza pensarci due volte. Il risultato, uscito a giugno, è The Future and The Past.

Natalie Prass - The Future and the Past - 2

La tua scelta di riscrivere da capo l’intero album è stata davvero molto coraggiosa. Quanto la politica può influenzare la vita e il lavoro di un’artista?

Penso che ogni artista sia stato colpito da questo avvenimento, solo che alcuni scelgono di non parlarne. Io penso che sia impossibile ignorarlo e andare avanti. Ho scelto di fare questo album per quando sarò più adulta, per essere orgogliosa di me e del rischio che mi sono presa a trent’anni. Le donne troppo spesso devo stare zitte ed essere carine. Non è così che voglio vivere la mia vita.

In Italia non siamo direttamente sotto l’effetto dell’amministrazione di Trump: cosa sta cambiando nel mondo della cultura rispetto al governo Obama?

Tutto ora è alla luce del sole: siamo diventati scettici, ma ci siamo in qualche modo accesi. L’America sta passando dei seri dolori come nazione. Posso solo sperare che questi guai sfocino in una direzione comune che ci unisca tutti come esseri umani.

Qual è la missione di un cantautore nel 2018?

Il mio sguardo si è spostato molto verso l’esterno: sono motivata a dare positività al mondo. Questo è quello che mi dà la forza di andare avanti.

Infatti, anche se sei stata così colpita dall’elezione di Trump, The Future and the Past è un vero concentrato di ritmo, di suoni potenti che ti entrano in testa.

Sì, perchè non credo che avrei guarito me stessa e gli altri se avessi scritto musica portatrice di sentimenti negativi. Avevo bisogno che la musica sollevasse il mio umore e il mio spirito. La maggioranza delle canzoni sono state scritte un mese dopo le elezioni: provavo dolore, ero confusa e delusa. Sapevo che, prima o poi, sarei tornata ad essere la me stessa di sempre, ma in quel momento avevo un disperato bisogno che fosse la musica a scuotermi da quelle sensazioni.

Ti ricordi la prima canzone che hai scritto?

Sì, mi ricordo ogni dettaglio, ero in prima elementare. I miei genitori avevano una tastiera che amavo suonare: suonavo a orecchio le canzoni che sentivo cantare in casa o in radio. Un giorno mio padre stava strimpellando la chitarra e allora gli chiesi che canzone stesse suonando. Lui mi rispose: “Nulla, sto improvvisando”. Mi si era appena aperto un mondo, potevo inventare anch’io qualcosa! La mia prima canzone si intitolava Last Flower e raccontava dell’ultimo tulipano cresciuto sulla Terra. Sono sempre stata molto cupa ed emotiva nelle mie canzoni.

Cosa ne hai fatto delle tracce che avevi già pronte?

Vivono nell’oscurità digitale del mio Dropbox.

Le persone accanto a te invece? Come hanno preso questa tua decisione di riscrivere il disco da capo?

L’etichetta con cui avevo firmato ai tempi non è stata molto contenta… è stata una battaglia ardua. Inoltre loro non volevano che io registrassi a Richmond, in Virginia, dove vivo. Insomma, il mio disco era tutto quello che quell’etichetta non voleva! Ma in fondo nemmeno io, infatti dopo questo episodio abbiamo chiuso definitivamente i rapporti.



In The Future and the Past spicca Sisters, un inno al girl power con un groove pazzesco. Pensi che le donne non siano ancora accettate alla pari degli uomini nello show business?

Ci sono ancora così tante questioni aperte sulla parità dei sessi che fare una lista sarebbe riduttivo! Quelle più difficili da battere sono sicuramente i pregiudizi e gli stereotipi che pendono sulla testa del genere femminile.

A proposito di girl power, hai co-diretto il tuo ultimo video insieme all’artista Erica Prince. Com’è nata questa collaborazione?

È stato eccezionale, davvero coinvolgente. La crew che ha girato il video era molto piccola, eravamo in quattro. Non potevo nemmeno immaginare quanto lavoro ci voglia per girare un video così semplice! Vuoi un esempio? Togliere tutto lo sterco di cavallo dal campo dove abbiamo girato il video, così che i ballerini non ci finissero dentro. Ogni passo avanti che facevamo c’era un problema da risolvere ma il risultato è stato davvero gratificante. Sono molto fiera del video che abbiamo prodotto. L’idea di base è venuta alla mia migliore amica, nonchè collaboratrice artistica, Erica Prince. Voleva usare una giostra vintage: il mio compito è stato quindi lavorare su quel concetto e costruirci attorno una storia.

Qual è il consiglio migliore che puoi dare a una ragazza che vuole intraprendere la carriera musicale?

Sii te stessa e credi sempre in te, al 100%. Nessuno ti farà mai alcun favore. Meriti di essere ascoltata.

Il tuo tour è partito da poco da Nashville e toccherà le maggiori città americane ed europee (purtroppo non l’Italia, ndr). Come ti prepari per uno stressante tour di quattro mesi in giro per il mondo?

Molte vitamine, vestiti resistenti e un nuovo taglio di capelli appena prima della partenza del tour!

Ti sento entusiasta! Ma ci sarà pur qualcosa che non ti piace della vita stressante che conduci in tour…

Sì, ovvio! Odio avere il ciclo. In generale quando si è in tour il corpo è sottoposto a un grosso stress: avere le mestruazioni è la cosa peggiore! Inoltre ogni volta che torno a casa da un tour mi ritrovo piena di lividi o contusioni, date dal continuo trasportare o sollevare pesi. È divertente perché quando sono sul palco adoro vestirmi bene, ma solo io so cosa c’è veramente sotto a tutte quelle paillettes! Una cosa che adoro di essere in tour, però, è passare tanto tempo coi ragazzi che suonano con me: sono delle persone splendide. Mi sento davvero fortunata ad averle intorno.


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