L'electropop sognante di "In the Dark" arriva a Milano: intervista ai Vök | Billboard Italia
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L’electropop sognante di “In the Dark” arriva a Milano: intervista ai Vök

La band islandese approderà a Milano il 9 marzo per presentare dal vivo i brani del secondo album: la nostra intervista alla cantante Margrét Rán

Vok - In the Dark - foto di Sigga Ella - 2
© Sigga Ella

È vero: da Björk in poi, ogni volta che arriva una novità musicale dall’Islanda si ha l’impressione di aver trovato il nuovo Santo Graal dell’indie pop. Ma è lecito affermare che la Terra del Ghiaccio sforni una quantità di talenti sorprendente se riportata alla sua piccola popolazione. Fra le ultime proposte provenienti da Reykjavík occupano un posto di rilievo i Vök, trio electropop capitanato dalla brava Margrét Rán da poco uscito con il secondo album, il sognante e notturno In the Dark (Nettwerk / Bertus). Un lavoro particolarmente introspettivo e personale, con cui Margrét e soci hanno dato sfogo ai propri demoni interiori. La band approderà per la seconda volta in Italia (la prima era stata il 15 febbraio a Pordenone) il 9 marzo all’Ohibò di Milano.

Vok - In the Dark - foto di Sigga Ella - 1

Vök (foto di Sigga Ella)

In the Dark ha un tocco molto ritmico e ballabile che si differenzia un po’ dal vostro primo album. Qual è il vostro legame con il dancefloor? Volete che la gente balli sulla vostra musica?

Quest’album è molto più diretto del precedente, anche più accessibile in un certo senso. Ho provato a strutturare le canzoni e i beat in un modo che si legasse allo scopo di ogni testo e lo affrontasse a volte con ironia, facendo per esempio un testo triste su un pezzo allegro e upbeat. Ovviamente ci piace molto quando la gente balla sulla nostra musica!

L’album mostra anche un certo gusto anni ’80 in alcune atmosfere e alcuni suoni di synth. Quanto di quella decade trova posto nelle vostre influenze musicali?

Amo tantissimo i synth sognanti degli anni ’80. A dodici anni avevo una compilation del tipo “Best of ’80s” e ho ascoltato solo quella per molto tempo. Penso che abbia influenzato la mia ispirazione musicale.

Che tipo di strumentazione avete usato per In the Dark?

L’album ha molti più strumenti suonati rispetto ai precedenti. Per esempio c’è molto basso e ovviamente il paesaggio sonoro è cambiato. Il processo di solito comincia con me che faccio un beat o una qualche bozza di produzione iniziale e poi la passo a Einar (il batterista, ndr), che ci suona un po’ sopra. Poi entrambi giochiamo con la traccia e ci aggiungiamo alcuni strumenti. Dopodiché in genere portiamo il brano a un produttore che in questo caso è stato James Earp (già al lavoro con Lewis Capaldi, Bipolar Sunshine, Fickle Friends, ndr) e ci lavoriamo insieme.



Voi siete di Reykjavík, una città che negli anni si è dimostrata in grado di dare vita a un’interessante scena musicale. Perlomeno, quella è l’impressione dall’esterno. C’è qualcosa in particolare che la rende un posto speciale per i musicisti?

La scena musicale islandese è molto bella. Sento che c’è un forte senso di comunità in cui ci si supporta molto a vicenda. È fantastico vedere come un sacco di persone siano pronte a darti una mano se c’è qualcosa di cui hai bisogno. Penso che davvero migliori lo standard della musica qui e mi sembra anche che la gente di qui sia molto aperta alle novità, cosa davvero positiva.

Avete suonato a molti festival ben noti, sia in Islanda che fuori. Quanto l’esperienza dal vivo modella il lavoro in studio?

Per l’ultimo album sapevamo di volere qualcosa di un po’ più upbeat e ballabile, per cui abbiamo lavorato in quella direzione.

Mi sembra che abbiate molto l’attitudine della live band. È sempre facile riprodurre sul palco i suoni che create nelle vostre produzioni?

Cerchiamo costantemente di sviluppare al meglio il nostro live set, ma finora siamo molto contenti dei miglioramenti fatti.

Einar ha detto che la realizzazione dell’album è stata una sorta di terapia. Ma il risultato finale è piuttosto catchy, perlomeno a un primo ascolto. Quandi livelli di lettura si possono trovare nel vostro disco?

Molti livelli. L’ispirazione è personale ma vogliamo che l’ascoltatore ne tragga cioè che preferisce.

Ascolta In the Dark dei Vök in streaming

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