I Calibro 35 ci raccontano le nuove ristampe dei loro dischi

Stimati da Dr. Dre, Jay-Z, The Child of Lov e Damon Albarn, anche i Calibro 35 sono oggetto di ristampe (ottime, grazie a Record Kicks). Per l’occasione ci hanno spiegato il sentimento con il quale affrontano questo cammino celebrativo
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Foto di Chiara Mirelli

Con una scadenza quasi mensile arrivano le ristampe in vinile colorato e con bonus tracks dei Calibro 35: Traditori di Tutti (già uscito), S.P.A.C.E. (il 25 marzo) e Decade (29 aprile). Questa serie di uscite è il seguito alla prima trilogia di ristampe pubblicate da Record Kicks nel 2020 con i primi tre album della band milanese: Calibro 35, Ritornano Quelli di… e Ogni Riferimento.


Abbiamo chiesto ai membri della band un commento su questo secondo step di ristampe. Con noi Massimo Martellotta (chitarre, synth), Enrico Gabrielli (tastiere, sax, flauto, voce), Luca Cavina (basso, synth bass, robots) e Tommaso Colliva (programming e sample).


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Calibro 35 (foto di Chiara Mirelli)

Con le ristampe, oltre che al presente e al futuro c’è pure un passato da conservare. Per questo curare le riedizioni di cose già fatte è bello e ti dà l’occasione di ricapitolare i pensieri, raccogliere tutto quello che si era fatto, compresi inediti, B-side, versioni alternative… e giocare al “come lo potevamo fare meglio”.

Questi dischi hanno segnato grandi passi musicali per i Calibro 35 e sono stati fatti tutti con Record Kicks in partenza, quindi con estrema cura sia tecnica – curano il vinile maniacalmente – che artistica (davvero belle le copertine di Fabio Conti e Solomacello). Riaverli in mano con queste nuove edizioni è davvero emozionante.

– Tommaso Colliva

Traditori di Tutti

La versione digitale Deluxe include due bonus track: Get Carter, originariamente pubblicata come B-side del 45 giri di Butcher’s Bride, e l’inedito Milan, Michigan.

Uno degli ingredienti del giallo classico è l’impronta, proprio intesa come dito apposto su tampone di inchiostro per archiviare la propria identità in sede giuridica. Oggi con l’impronta ci sblocchiamo il salvaschermo del telefono, si accendono autoveicoli e qualcuno addirittura ci compra le sigarette al distributore automatico in strada. Noi grazie a un pollice trovammo il perfetto logo del disco Traditori di Tutti. Questo nell’ormai lontano 2015.

L’interno dell’album invece era un foglio quadrato con i titoli dei brani disposti a mo’ di classica library in stile Lesiman, Umiliani o Nicolai. Ogni brano aveva una spiegazione. Ad esempio You, Filthy Bastards! recava un sottotitolo tipo “Riuscirà a tenere la bocca chiusa?”.

Oltre ad essere forse il disco più noir dei Calibro 35, Traditori era anche il nostro primo concept album. L’idea alla base era stata un guizzo semplice quanto azzardato: fare le musiche dell’unico libro di Giorgio Scerbanenco del ciclo di Duca Lamberti che non fosse mai stato trasposto in pellicola da nessun cineasta al mondo.

Quindi Traditori di Tutti altro non è che una colonna sonora “ipotetica”. Poi nel tempo abbiamo fatto davvero colonne sonore per film. E se siamo stati in grado di fare un buon lavoro (vedi Blanca) è anche grazie a questo grande laboratorio chiamato Traditori di Tutti.

– Enrico Gabrielli

S.P.A.C.E.

S.P.A.C.E. è stato registrato come se fossimo nel 1969, anno dello sbarco sulla luna, in dominio analogico e tutto su nastro. Proprio come una fotografia in analogico, non avevamo molte possibilità di “cambiare dopo” e questo limite ha esploso più di altri la sua musicalità.

Forse è il disco dove abbiamo cambiato di più il nostro approccio, preparando e provando molto il materiale poco prima di registrare, cercando di cogliere da subito la performance migliore possibile. Concentrati sulla musica, al 100%.

Forse è il disco più “tridimensionale” dei Calibro, ed è paradossale pensare che sia quello registrato dandoci più limiti. Ah, lo studio era il Toe Rag di Londra, lo stesso dove i White Stripes hanno registrato Elephant.

– Massimo Martellotta

Decade

Decade è stato il primo disco “contemporaneo” dei Calibro, il primo a non rifarsi esplicitamente a reperti archeologici di musiche, libri e film. Fu come il manifestarsi di una mutazione compiuta, quella in cui determinati stilemi della golden age delle colonne sonore erano finalmente diventati parte integrante di un DNA che emergeva però attraverso la scrittura di musicisti che abitavano e ascoltavano la contemporaneità.

Fu anche il primo assaggio di un nuovo corso che poi ha avuto come naturale continuazione Momentum e Blanca, in cui la contaminazione fra differenti linguaggi si fa sintesi dell’odierna babele musicale.

– Luca Cavina


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