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Arriva in Italia la Gothboiclique, il collettivo di cui fece parte Lil Peep

Prima volta in Italia per il collettivo che ha contribuito a creare il movimento emo rap. Ecco la nostra intervista

Gothboiclique

Da alcuni anni la Gothboiclique è fra le realtà più enigmatiche del rap alternativo made in USA, più precisamente quello che viene associato al termine “emo”. Si mostrano poco, hanno nomi d’arte bizzarri, i loro testi sono cupi e introspettivi (da cui l’accostamento con lo spirito emo) e i loro visuals sono caratterizzati da un potente dark humour. Il membro più celebre è stato Lil Peep, che con la sua prematura scomparsa (nel 2017) ha acceso i riflettori sul collettivo. Fra poco, il 1° giugno, la Gothboiclique si esibirà in Italia con una data unica all’Ohibò di Milano (le prevendite sono disponibili qui). Abbiamo intercettato i ragazzi con uno scambio di battute per darci lumi sulla sottocultura che hanno contribuito a creare.

Come definireste Gothboiclique? Un collettivo, una crew, un gruppo di amici o cos’altro?

A dire il vero, tutte queste cose insieme. È cominciato come uno slogan che si è poi evoluto in un gruppo.

Quali circostanze hanno spinto Wicca Phase Springs Eternal a darle vita?

In realtà sono stati lui e Cold Hart a coniare il termine all’inizio. Tutti noi eravamo membri del collettivo ThraxxHouse all’epoca e GBC ne divenne una sottocategoria dopo che Coldy twittò con l’hashtag #gothboiclique.

Che tipo di rapporto vi lega oggi, sul piano sia personale che artistico?

Come gruppo abbiamo tutti avuto diversi rapporti nel corso degli anni. Molti di noi vivono con gli altri, o l’hanno fatto in passato. Abbiamo attraversato insieme un sacco di situazioni critiche, di quelle che ti cambiano la vita, e grazie a ciò i legami sono ancora più forti quando si tratta di fare musica. La collaborazione musicale è stata la spina dorsale della GBC. Abbiamo lavorato insieme in maniera consistente sin dall’inizio, e lo facciamo ancora.

Che tipo di show state portando in tour? Com’è strutturato?

Il tour coinvolge Wicca Phase Springs Eternal, YAWNS, Mackned, Cold Hart, fish narc e Horse Head. La struttura? È un segreto. Ma suoneremo la chitarra.

Oltre ai concerti, ci sono in cantiere progetti discografici unitari della Gothboiclique?

Stiamo valutando l’idea di un secondo album di gruppo. Il primo album della GBC si intitolava Yeah It’s True, fu realizzato e pubblicato prima dell’arrivo di Lil Peep, ma a parte lui c’erano già tutti.

La vicenda di Lil Peep ha attirato i riflettori su di voi. Cosa vorreste che si ricordasse della sua eredità artistica?

[fish narc] Peep era un fratello, un artista incredibile e un sintetizzatore di musica. Era davvero iconico e ha avuto un rapporto diverso con ciascuno di noi, quindi non penso di poter parlare a nome del gruppo. Con me era un amico caloroso e aperto, e un collaboratore che mi ha dato fiducia e mi ha delicatamente spinto vero qualcosa di migliore di più raffinato.



“Emo”: quali sono i vostri pensieri riguardo a questa parola? La accettate quando la stampa la usa per definire il vostro stile?

[fish narc] Non si applica proprio a tutti. Penso che sia un po’ deleterio farne un unico fascio. Gli ascoltatori hanno una più aperta interpretazione di ciò che facciamo, di tutte le influenze che consideriamo e dei nostri sentimenti per la nostra musica. Potrebbe significare qualcosa di diverso per ogni ascoltatore, quindi lascerei che lo dicessero loro.

Nei vostri progetti la componente visivo-estetica è piuttosto importante. In che modo usate l’immagine per veicolare una specifica idea del vostro stile?

È un po’ un tutt’uno: immagine-testo-canzone. Se non la stessa cosa, comunque qualcosa di equivalente. YAWNS è stato il nostro designer interno sin dall’inizio ed è responsabile di gran parte della nostra cultura visual. Curare immagini è qualcosa che un sacco di persone fanno online. Deve legarsi a un’identità, che a sua volta ha un proprio gusto musicale, ed entrambe le cose sono connesse.

Lo stile musicale di cui siete stati pionieri è arrivato in Italia solo da poco e non c’è ancora una scena. Lo definireste una vera e propria sottocultura negli USA? Che tipo di abitudini e aspettative ha il vostro pubblico lì?

È senz’altro una sottocultura negli Stati Uniti, con i concerti come centro dell’interazione sociale nella vita reale (gran parte della struttura è online). Le persone che vengono ai nostri show potrebbero andare anche a concerti punk o rap nella stessa settimana. È difficile dire che cosa si aspettino!

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