Ginevra: «In “Vortice” metto da parte le preoccupazioni e mi affido alle emozioni»

Con il brano con cui ha partecipato ad AmaSanremo, la cantautrice di casa Asian Fake ha rivelato una vena di scrittura più tradizionale, che però fa parte del suo DNA musicale
Ginevra - Vortice - intervista - foto di Valentina De Zanche - 1
Foto di Valentina De Zanche

Lei è una delle più notevoli nuove proposte di casa Asian Fake. Quest’estate Ginevra aveva dato alla luce un notevole EP, METROPOLI, che colpiva per la sua calibrata miscela di un fresco approccio urban pop, di ascendenze cantautorali e di un respiro di ricerca vocale quasi alla Imogen Heap. Nel caso del suo ultimo singolo, Vortice, è la componente più “tradizionale” a emergere con evidenza. Una circostanza non in contrasto con il suo DNA musicale ad ampio spettro, che in questo caso si spinge ad abbracciare i grandi esempi della canzone italiana.

Vortice ha un’impostazione più tradizionale rispetto ai tuoi precedenti brani, per esempio nel tipo di scrittura e nella centralità della parte di pianoforte. Pensi che sia l’inizio di una nuova identità sonora per te?

No, a dir la verità questa vena più “classica” è un colore che fa già parte di me ma che fino ad ora non ho mai mostrato in modo così esplicito. Questa influenza proviene dal mio trascorso di ascolti e ricerche nel cantautorato italiano.

La canzone esprime un profondo senso di libertà e fissa immagini quasi cinematografiche nella mente di chi ascolta. Nasce da una tua voglia di escapismo? O, al contrario, parla del vivere a fondo l’hic et nunc?

In Vortice ho scelto di usare delle immagini che ho visto spesso nei film, o provato di persona, in modo da accompagnare chi l’ascolta in una sorta di limbo. Lo scopo del brano è far mettere da parte le preoccupazioni e affidarsi alle emozioni del presente.

Il brano farà parte di un EP o di un album?

Sto scrivendo molto in questo periodo e sto producendo parecchio materiale nuovo insieme al mio team, ma non penso che Vortice sarà incluso nel nuovo lavoro. Mi piace pensare che sia l’ultimo capitolo di un anno molto proficuo e gratificante. Sto già pensando all’anno nuovo!

In questi mesi di blocco forzato per tutti, molti artisti hanno lamentato un blocco creativo per via del senso di sospensione temporale che stiamo vivendo. Tu hai continuato a scrivere musica normalmente?

Sì, cerco di sfruttare qualsiasi situazione emotiva e di scrivere in modo costante. Ci sono momenti in cui mi sforzo più di altri, ma questo può succedere anche in periodi molto diversi da questo. Quando sento di avere un blocco mi concentro su qualcos’altro: leggere, vedere film e documentari, studiare canto o esercitarmi al pianoforte. So che poi tutte queste cose mi tornano utili e mi aiutano a non percepire il blocco come una perdita di tempo.

Qual è la prima cosa che farai dopo il lockdown?

Vorrei stare un po’ con la mia famiglia. A causa della pandemia e degli impegni lavorativi, non sono riuscita a passare molto tempo con loro quest’anno. Sarebbe bello poter fare un viaggio con i miei genitori e i miei fratelli.

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Foto di Valentina De Zanche

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