Greg Gonzalez non è una nuova leva, i suoi Cigarettes After Sex non sono il nuovo che avanza, questo approfondimento non spiega suoni e canzoni che non avete mai ascoltato prima. Non è questa la pretesa, ma quella di avvicinarsi alla creatura che il Nostro ha presto trasferito dalla bigotta Austin (Texas) all’accogliente Brooklyn (New York). Il lettore può mettersi comodo, scegliere se attivare il servizio streaming preferito e affondare nel divano perché diventi un soffice tappeto volante. Ultima specifica prima del viaggio: non sono previsti sussulti né turbolenze, soltanto un dilatato galleggiare dentro l’intimo dell’essere umano.

Greg Gonzalez, Cigarettes After Sex

Greg Gonzalez, Cigarettes After Sex

Una cosa, nella nostra specie, è unica e di tutti: si chiama amore. E l’amore puro va sussurrato, come nei due manifesti della band a nome Nothing’s Gonna Hurt You Baby (gli inizi – 2012 – registrati nell’androne delle scale di un anonimo palazzo a quattro piani) e Each Time You Fall in Love (il premeditato secondo passo – 2017 – che corrisponde all’omonimo e acclamato esordio sulla lunga distanza). Lo stesso amore, per definizione controverso, è presente in tutte le copertine dei singoli fin dal primo giorno. Se il pubblico apprezza, è perché l’ascoltatore medio non è così rude e disincantato come lo si immagina nel terzo millennio.

Non inganni il tabù del sesso, piazzato lì già nel nome della band: «Ne è semplicemente una componente», afferma Gonzalez, il quale in una recente intervista rilasciata al nostro caporedattore Tommaso Toma – da qui in avanti citata a più riprese – mette a fuoco la colloquiale poesia concentrata nella sua proposta musicale: «Il linguaggio che utilizzo nelle canzoni è lo stesso che ho usato parlando con certe fidanzate. Mi piace che una relazione sia poetica nei suoi continui scambi».

Va bene, siamo partiti, le mani (e non soltanto quelle) prudono già. Ma che sorta di musica compongono i Cigarettes After Sex? Nel circuito di “quelli che ne sanno” si sbanda tra le categorie dream pop e slow-core, al che qualcosa può intuirsi. Nessuna struttura complessa (forse perché l’amore è quanto di più basico?), poco rumore, cauto incedere. Come per un altro artista attento ai particolari come Rhye è forte anche in loro il riverbero della ricerca del perfetto. Dalle chitarre arpeggiate con delay tirato al massimo fino alla forma cadenzata che corteggia l’orecchio al quale viene chiesto soltanto di lasciarsi andare.

Sunsetz, K, Sweet, Apocalypse, Opera House prese, per chi scrive, in rigoroso ordine fissano il livello di un’uniformità espressiva che parte da un certo pop educato verso l’hi-fi dagli anni ’80 (diciamo Cocteau Twins, per far felice Gonzalez che ne è il primo fan) e arriva a porsi, senza vezzi digitali, appena in coda al sound ricodificato con successo dai The xx. E cinque, sei, sette brani in un repertorio ancora limitato, e ancora agli albori, iniziano a essere parecchi.

Greg Gonzalez, Cigarettes After Sex

Greg Gonzalez, Cigarettes After Sex

C’è molto di apparentemente letterario nell’approccio. Per la presenza di personaggi, citazioni e descrizioni, e almeno altrettanto di profondamente cinematografico. Lo ammette lo stesso protagonista: «Da piccolo ero esposto a tanti film interessanti poiché mio padre lavorava nella distribuzione di video. Avevamo un grosso armadio con i VHS che equivaleva praticamente a un piccolo negozio di videonoleggio e nella collezione c’era di tutto – da film come Beetlejuice, Aliens, Fantasia, Pulp Fiction e Casablanca a film softcore anni ’90 come Virtual Desire e Sorceress. Questo ha sicuramente molto a che fare con ciò da cui sono attratto artisticamente».

Ed è allora magnifico che il timbro di voce renda il punto di equilibrio nella dicotomia uomo/donna. Così come il gioco delle ambivalenze bianco/nero («È possibile che passeremo “al colore” a un certo punto, nel modo in cui un regista come Bergman cominciando col bianco e nero si è poi spostato sul colore per i suoi film successivi. Mi piace molto l’idea del bianco e nero per questa musica e credo che ci vorrebbe molto tempo per voltargli le spalle nell’immediato futuro»), io/tu, anima/corpo tende potenzialmente all’infinito.



Tornando alla musica prodotta dai Cigarettes After Sex, tra gli orpelli in sede di critica musicale compaiono anche gli aggettivi ambient e minimal. Da maneggiare con assoluta cura però. Guai a deragliare. Tutto ciò che si può abbinare nel declinare l’essenzialità del gruppo fa sempre e comunque parte dello sfondo. Perché qui si ha a che fare con canzoni da 20 milioni di stream di media su Spotify, con un marchio (arrivato a quota quattro membri per il tour mondiale in corso, a luglio in Italia per il Ferrara Sotto le Stelle) con mezzo milione di seguaci su Facebook. I Cigarettes After Sex sono stati letteralmente lanciati dal democratico passaparola del web. Che la musica confezionata sia in fin dei conti un’opera di normalizzazione delle sperimentazioni continue intorno allo schema strofa-ritornello-strofa, staglia come un pregio assoluto.

Il segreto? Un’idea l’avremmo: Greg Gonzalez è capace di scrivere canzoni che sono cioccolatini. Irresistibili, incartate una ad una, pensate per il palato. Non a caso il caro e furbo songwriter americano tira al bersaglio grosso. «Dal punto di vista sonoro mi piacerebbe seguire una strada di ulteriore rifinitura», come se l’amore perfetto esistesse, come se Il Cielo in una Stanza di Mina non fosse già stata inventata visto che è egli stesso a citarla tra le cose della cultura italiana che gli ronzano in testa. Al pari del Colosseo, de La Dolce Vita e della torre di Pisa. Non resta che alzare le braccia e vivere un vita musicalmente pretenziosa. D’altronde siamo qui tutti per lo stesso motivo, giusto?