Alla scoperta di Bedouine, una vita in movimento da Aleppo agli States

La vita di Azniv Korkejian è caratterizzata da continui spostamenti: originaria della Siria, ha vissuto in Arabia Saudita e poi in molte città diverse in America. Non per niente ha scelto un nome d’arte così
Bedouine - foto di Claire Marie Vogel
Bedouine – foto di Claire Marie Vogel

Bedouine, all’anagrafe Azniv Korkejian, è siriana di Aleppo ma vive negli States da molti anni. È amatissima dalla stampa internazionale per la sua musica folk, country e soul dai toni delicati e tremendamente profonda nei testi come accade nel suo ultimo album, Waysides.


La vita di Azniv è stata caratterizzata da continui spostamenti: dall’infanzia in Arabia Saudita al trasferimento in America: Boston, Houston, Los Angeles. E poi Kentucky, Austin, Savannah fino al ritorno a Los Angeles. Ça va sans dire, la scelta di un nome d’arte così sta per nomade, vagabonda, errante. Abbiamo fatto una breve conversazione con lei.


Gli inizi

La sua musica non è per niente banale. Immaginate una bella porzione di folk anni ’60 e di country rock anni ’70, condite il tutto con un pizzico di funk e gocce di bossa nova. Il tutto viene impreziosito dalla voce un po’ blasé di Bedouine. I primi ad accorgersi della sua unicità sono stati il bassista e producer Gus Seyffert (già con Beck, Norah Jones, The Black Keys; produce il nuovo album di Bedouine) e il songwriter Matthew E. White. Da quel momento la carriera di Azniv è decollata.

Nel 2017 pubblica il suo primo album omonimo,definito da The Guardian uno dei più affascinanti dell’anno. L’eco musicale del disco giunge anche in Italia, dove nel giugno dell’anno seguente Azniv si esibisce nell’ambito del TRI.P Music Festival organizzato da Ponderosa nel Giardino di Triennale Milano. Nel 2019 era poi uscito il secondo album in studio, Bird Songs of a Killjoy, una raccolta di brani con cui Bedouine accompagna l’ascoltatore alla scoperta del suo mondo e della sua interiorità aggiungendo alle sue tipiche sonorità folk e analogiche il contributo di archi, fiati e tastiere.

Il nuovo album di Bedouine, una magia

A partire dalla copertina, sembra di avere tra le mani un vecchio vinile della Vanguard, la storica etichetta del folk USA, Azniv nella posa un po’ ricorda Joan Baez. Ma quel tocco di “passato” nel disco c’è concretamente perché molte delle canzoni fanno parte di lontani demo registrati dalla stessa cantautrice siriano-americana, addirittura di 15 anni fa.

Waysides (Knitting Factory, distribuito in Italia da The Orchard) rappresenta il raggiungimento della completa maturità dell’artista, è quel genere di lavori capaci di far sognare ad occhi aperti ma anche stimolare una certa propensione alla nostalgia. Korkejian sa peraltro scrivere testi piuttosto impegnativi ma in modo affascinante, giocando sulle emozioni. A volte il peso emotivo delle sue canzoni è completamente diverso dal suo sound. Per usare una frase che la stessa Korkejian canta in You Never Leave Me, la sua musica è “sweet and tough”. Comunque è il suo disco della maturità e, come ha scritto nella sua recensione Uncut, “i precedenti confronti con Vashti Bunyan e Nick Drake non suonano più come adeguati: queste canzoni sono tipicamente sue”.

L’intervista

Molti tuoi colleghi hanno saputo reagire al periodo della pandemia, riflettendo e creando nuove cose. Mi interessa sapere come mai tu invece ti sei concentrata su canzoni che avevi scritto quando eri più giovane.

In realtà volevo evitare di usare materiale vecchio ed era mia intenzione scrivere un nuovo album da zero. Ma mentre stavo esaminando i miei vecchi demo, mi sembrava uno spreco buttarli via. Ho deciso di creare per loro uno spazio da offrire a chi fosse interessato.

A proposito dell’attuale periodo storico, non è casuale la scelta di aprire il disco con una canzone dal titolo The Solitude? Appena l’ho sentita mi è venuta in mente The Lady with the Braid di Dory Previn…

Bello! Mi piace davvero quella canzone ma non avevo pensato a questo accostamento… L’inizio del disco con The Solitude non era previsto, e poi questa canzone non è tanto legata alla pandemia.

Chiudiamo la parentesi pandemica chiedendoti se hai avuto un autore, un disco, che durante i lockdown hai ascoltato spesso.

Sì, c’è in effetti un cantautore che ho ascoltato spesso: Bobby Charles.

Il lavoro di sound design ti ha aiutato a diventare più abile nello scrivere canzoni?

Quel tipo di studio e di lavoro mi ha sicuramente fornito gli strumenti nel comunicare dei concetti. Ma quando scrivo canzoni penso in modo abbastanza diverso.

Aleppo è la tua casa di origine: hai notizie della città dopo la distruzione?

Sì certo, ho ancora la mia famiglia lì. La città è più sicura adesso, ma ci sono ancora molte sfide da affrontare.

Un’attitudine che ti porti dentro dalla tua terra di origine e che ti è stata utile nella vita negli States?

C’è laggiù una capacità di resilienza e perseveranza che sento arrivare fortemente anche dalla mia famiglia. Voglio ereditare queste caratteristiche, ma non sono una persona estremamente nostalgica.

Mi racconti com’è nata la bella Forever Everette? Mi ricorda tanto Elliott Smith…

Ho ascoltato molto Elliott Smith allora. L’ho scritta in un momento in cui stavo passando dalla tristezza alla rabbia per quanto riguarda una relazione passata. Non sapevo come incanalare la rabbia nel mio scrivere canzoni. Elliot Smith è stato un’ispirazione per quel tipo di espressione onesta.

Ascolta Waysides di Bedouine in streaming


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