Perché Young M.A può essere esplicita solo perché androgina?

Se Young M.A piace così tanto, fa pensare che per una volta conti solo la musica, ma anche che certi retaggi patriarcali siano duri a morire
Young M.A, fonte: Instagram

L’uscita di prigione di 6ix9ine aveva riacceso per un breve periodo il dibattito su chi fosse il “king of New York”, e vari pretendenti si sono proposti (come Lil Tjay) o sono stati invocati dal pubblico (come Pop Smoke). C’è un nome che in pochissimi hanno fatto, ma che è da tempo sulla cresta dell’onda. Forse non sarà al livello di Pop Smoke, la compianta drill-star, ma se la scena di NY è tornata a splendere è anche merito della rapper Young M.A.

Niente rap di plastica o fakeshit. Già da singoli come Brooklyn Chiraq (2014), l’artista newyorkese di origini portoricane e giamaicane ha messo ben in chiaro la propria street attitude, che ha conservato anche nei progetti più recenti e mediaticamente rilevanti, come Herstory in the making (2019) e Red Flu (2020).

View this post on Instagram

Black magic ?

A post shared by Young M.A (@youngma) on

Non serve snocciolare più di tanto le tappe della sua bio. La vicinanza di artisti come Fivio Foreign e collaborazioni del calibro di Eminem la posizionano in maniera piuttosto netta nel game di punta. Come se non bastasse, è ricercata anche dall’estero, come dimostrato dalla recente ospitata nell’ultimo disco di Kidd Keo, Back to Rockport.

Quello che ci interessa sottolineare in questa sede, è un aspetto che esula dalla musica, ma che per motivi socialmente noti continua a far parlare una parte di pubblico, che la apprezza, ma avverte ancora il bisogno di associarla ad una figura androgina.

Young M.A è una ragazza dai tratti mascolini a cui piacciono le donne. E capita spesso, scorrendo le sezioni commenti di Instagram, di trovare hater o fan dell’ultima ora che non ci pensano due volte a scrivere frasi come «pensavo fossi un uomo» o «l’unica rapper donna che non ha bisogno del corpo per spaccare».

Sono due frasi dal diverso significato, ma che restituiscono in maniera limpida alcune tendenze che animano ancora le fan-base del rap game globale, prevalentemente fallologocentrico.

Una su tutte, l’incapacità di fondo di scostarsi da canoni estetici culturalmente imposti. E non si parla soltanto di fisionomia. In secondo luogo, la poca plasticità di una fetta di pubblico che riesce (forse inconsciamente) a riconoscersi soltanto in liriche che lo riguardano, in termini di sexual point of view.

Infine, i nodi mai sciolti della corporeità e dell’imitazione che pendono come una spada di Damocle sulle rapper di tutto il mondo.

Tre problemi spinosissimi, tre questioni irrisolte, che Young M.A richiama ogni volta che si fa il suo nome.

Ma lei, ovviamente, è più forte di tutto questo. Lo è non perché sia una donna lesbica forgiata dalla strada, ma perché è incredibilmente brava a rappare, sotto tutti i punti di vista. Suona bene, she got bars, è credibile e dotata. È, per dirla in due parole, una rapper molto più brava di tanti altri colleghi. Questo è passato nella sua carriera, e questo dovrebbe bastare.

Commenti del genere fanno infatti riflettere. Possibile che parte dei giudizi positivi maturati su di lei siano dovuti al fatto che rappi – quando si tratta di sesso e ostentazione – secondo i riconoscibili e familiari “codici maschili”, in quanto donna che guarda alle donne? Questa parte di pubblico direbbe lo stesso se fosse eterosessuale? Tradotto: una barra ad effetto sul sesso orale fatto a una donna viene valutata dal punto di vista tecnico e dall’impatto. Se si parla di punto di vista femminile etero, si passa ad altro.

E ancora, il tema del corpo e dell’imitazione. «Giocano a fare gli uomini» è la critica rivolta più frequentemente alle donne che firmano musica esplicita.

Dire che certe scorciatoie non siano servite a Young M.A è parecchio controverso, primo perché delegittima il buono fatto da tante prima di lei, secondo perché ci fa vedere con i nostri occhi il blank alla voce “polo femminile”. Perché il machismo dei rapper – che sarebbe ipocrita e stucchevolmente buonista rinnegare – non può avere una controparte femminile? Dov’è finita l’accessibilità di un genere e di una modalità d’espressione creativa?

Non si può essere esplicita, oltre che esplicito? Sembra quasi che Young M.A goda di un criterio di giudizio differente perché agli occhi di questa occlusione mentale risulta “altro” rispetto alla donna come la si intente solitamente nel rap game. E quindi è brava per forza, perché non ha le tette e il culo che “piacciono”. Un complimento? Più che altro la punta di un iceberg di insulti.

Queste dinamiche sono irriducibili in poche righe. Certo è che Young M.A è foriera di una lezione estremamente positiva e propedeutica, che paradossalmente possiamo estrarre dai problemi sopra citati. La sua musica spacca. Un fattore manifestato, anche se tramite l’accentuazione di retaggi superati, praticamente da tutto il pubblico specializzato.

View this post on Instagram

? @fashionnovamen

A post shared by Young M.A (@youngma) on

È come se quando si parla di lei, contasse solo il risultato finale. Solo la musica. Uno slogan che dovremmo porci come esercizio quotidiano, lontano dalle gabbie di concezioni da evolvere e rinegoziare. L’importanza di un’artista come Young M.A passa tutta da qua. Per una volta, si guarda alla sostanza, oltre che alla corporeità. Considerare il suo caso può forse farci mettere in discussione la nostra visione, e quindi renderci migliori.

Il vero passo avanti si compirà quando i paragrafi precedenti diventeranno una premessa superata. Quando non ci saranno più premi ad artisti maschili e femminili. Quando si faranno competere i dischi delle rapper nel campionato dei rapper, anche nelle arene della chiacchiera da bar.

Se all’uscita di Astroworld qualcuna avesse fatto meglio, in quanti lo avrebbero ammesso? Il Festival del cinema di Berlino, che ha appena abbracciato le categorie no gender per le premiazioni, è l’esempio a cui guardare. Nel frattempo, continuiamo a valutare la musica, e a pomparci Big Steppa.

Ascolta Big Steppa di Young M.A

Articolo Precedente

Mariah Carey ha lavorato a un album alt-rock mentre registrava "Daydream"

Articolo Successivo
Kublai - Orfano e Creatore - anteprima

Guarda in anteprima il video di "Orfano e Creatore" di Kublai


Articoli correlati
GionnyScandal pubblica Volevo Te. In attesa dell'album Black Mood
Leggi di più

GionnyScandal pubblica “Volevo Te”. In attesa dell’album “Black Mood”

GionnyScandal è tornato. L'esponente dell'emo trap pubblica infatti domani, mercoledì 19 giugno, il suo nuovo brano "Volevo Te". Questa canzone anticipa il prossimo progetto discografico "Black Mood", in uscita il 6 settembre: «Volevo creare un pezzo super catchy in cui racconto di come sia strana la situazione di un interesse non corrisposto. Quando spesso desideriamo una persona, lei non vuole noi e viceversa»
Total
106
Share