VillaBanks, esce “Filtri+Nudo”: «Voglio che la mia musica, come la sessualità, sia libera»

Esce oggi “Filtri + Nudo”, il doppio disco dell’artista milanese, un viaggio intimo, puro e senza veli alla scoperta di se stesso e della propria musica
VillaBanks
VillaBanks. Foto: Ufficio stampa

Il nome di VillaBanks – nome d’arte di Vieri Igor Traxler, classe 2000 – è uno fra i più discussi degli ultimi anni nel panorama urban italiano. Dalle cover discutibili ai videoclip a luci rosse (la sua Kardashian ha fatto non poco scalpore, non molto tempo fa), i testi sgretolano i tabù della nostra società parlando di eccessi e promiscuità. Eppure, la musica di questo giovanissimo artista milanese, fin da piccolo cittadino del mondo, non è pensata per indignare. È più una lezione di libertà data a chi ancora teme il giudizio degli altri (e di se stesso).

Ora più che mai l’artista è Nudo, un titolo che racchiude, anche concettualmente, i brani raccolti nella seconda parte di un doppio disco, Filtri + Nudo, in uscita oggi, 23 luglio, per Virgin Records/Universal Music Italia. Un ritorno, quindi, che completa il “punto e virgola” di Filtri, progetto della scorsa primavera.

Questa volta, VillaBanks ha dalla sua le proprie scelte – di vita e musicali – trasgressive, esplicite, contestabili, ma finalmente senza catene, così come il suo futuro. Nudo è un nuovo punto di inizio, per lui, che può insegnare anche a noi a guardare il mondo diversamente. Ne abbiamo parlato in un’intervista che svela, in ogni sua parte, l’idea dietro questo nuovo progetto discografico. Che ci dà un po’ la stessa sensazione di quando siamo nudi, da soli, allo specchio, con la nostra intimità.

Filtri è il tuo mixtape uscito in primavera. Quali sono i filtri dietro cui ti nascondevi?

I filtri riguardano più quello che non dico. Sono confini che mi pongo senza quasi rendermene conto, ma ora ho realizzato che non esistono. Fra questi c’è la mia “mania del controllo”, sia nella musica che nel modo di pormi nella sessualità, come dominatore! È un limite che sto provando ad abbattere perché mi ha impedito di apprezzare davvero la libertà.

Oggi esce Nudo, e completa l’album Filtri + Nudo. Parli letteralmente di nudità, o è una metafora che indica l’essere disarmato davanti agli ostacoli? 

Se guardi gli scatti per il booklet del disco, dove sono nudo davanti ai giganteschi massi della Valle della Luna, in Sardegna, capisci che c’è questa ambivalenza. C’è il senso di essere disarmati di fronte ad alcune cose, ma anche la sensazione di aver raggiunto un obiettivo, quello di capire la mia dimensione e di trovare un mio posto nel mondo. 

E invece di una repack, ti distingui ancora facendo un doppio disco. È per separare Filtri da Nudo, anche tematicamente?

Sì, sono due progetti distinti. Filtri è una raccolta di canzoni nate in questo anno in cui scrivevo Nudo, ma non c’è la musica pensata con i “valori” di Nudo. Sono progetti paralleli con una parte di me odierna, reale, che deve esprimersi. Due ondate di creatività, spinte però da motori diversi. 

VillaBanks. Cover di “Nudo”

Infatti, in Nudo non ci sono collaborazioni, a parte Lil Kvneki. Perché?

C’è solo lui perché era parte del viaggio di quel pezzo lì. Su tutti i miei album ci sono poche collaborazioni, mi piacciono così. I featuring li faccio quando si creano delle situazioni giuste, ma in Nudo non ci sarebbe stato lo spazio perché avevo troppe cose da dire! 

Parliamo ancora di sessualità. È dal video di Kardashian, pubblicato su PornHub, che il tuo pubblico sa che deve accettarti così come sei. Come si lega il sesso alla musica, per te? 

La sessualità è una delle cose in cui metto tanto di me stesso e che mi dà tanto indietro, come la musica! Ma sono stato troppo condizionato fino ad ora, anche nell’intimità, perciò nell’ultimo anno sto provando a scordarmi del passato, facendo altro. Nella musica è lo stesso, a lungo puoi non aprirti a una serie di stili o generi per una serie di motivi. Io spero di comunicare sia una sessualità che una musica sempre più libere, in modo che ognuno possa scegliere ciò che gli piace davvero e trovare qualcosa che non si aspettava fosse fatta per lui.

Hai partecipato al brano Mood sull’album di Madame. Entrambi vi esprimete senza filtro e affrontate la sessualità senza vergogna. Che idee vi siete scambiati al riguardo?

Mood è nato perché Madame apprezzava la mia musica. Quando mi ha scritto, mi disse che aveva bisogno di parlare di certe cose e che l’unico con cui poteva farlo liberamente ero io. È stato bello, perché lei mi ha consacrato come portavoce di un discorso libero in termini di sesso, evidenziando il tema della promiscuità, che magari da sola non si sentitva di scardinare, invece con me ci è riuscita. 

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VillaBanks. Foto: ufficio stampa

Libertà in tutto, anche di scrivere nelle varie lingue che parli! Mi chiedo se VillaBanks farà mai un disco in un’unica lingua…

Per me l’handicap è proprio dover parlare una sola lingua! Sarebbe una sfida, anche quest’intervista per me è difficile, perché sia in famiglia che con gli amici mescolo sempre lingue diverse. 

Infatti, la fortuna è anche saper comprendere le sfumature della musica internazionale. Confrontando la musica italiana con l’estero, cosa ci rende competitivi?

Abbiamo beat che suonano come gli americani, produzioni che spingono, video pazzeschi. La scena ha alzato il livello e ora ce la giochiamo con Francia, Inghilterra, USA. Non vedo lati deboli, alcune cose della lingua italiana che molti screditano sono invece peculiarità. Guarda Tha Supreme, con i suoi giochi di parole. Anche Sfera, quando ha iniziato, faceva rime che suonavano americane. C’è sempre un’ondata in cui la musica italiana può fare delle cose straordinarie. 

E poi si mescola, come fai tu, a tante tradizioni. C’è la trap, ma anche la melodia e il reggaeton. In che direzione va la tua musica?

Dopo Nudo, potrei prendere direzioni diverse! Ci lavoro da prima di El Puto Mundo, ora ho già altra musica pronta e idee su altre sonorità, ma nell’ultimo anno mi ha preso molto l’uso degli strumenti acustici mentre compongo. Credo che Nudo sarà l’ultimo album prodotto con tanto auto-tune ed effetti. Ritornerò a qualcosa di più pulito, è un viaggio che musicalmente mi stimola. Poi magari cambio idea e faccio elettronica!

Ora che sei da un po’ nel rap game, pensi ancora che sia una Vasca di squali?

La “vasca di squali” non è tanto il rap game, è quella che ti si crea intorno quando sei pubblicamente prolifico. Nella canzone descrivo ciò che mi succede durante una serata in discoteca, che non succederebbe mai al me di tre anni fa. Il rap game, invece, è pieno di gente che come me ama fare musica, anche se è una nicchia in confronto al resto del panorama. E non è né la nicchia che ascolto di più, né quella in cui mi rispecchio di più e in cui metterei le canzoni. Faccio anche rap su basi trap, ma la mia musica è molto più aperta.

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