Fatevi un favore oggi: ascoltate “Magica Musica” di Venerus

Un viaggio di suoni e attraverso i generi. Venerus ha presentato il suo primo album che è uscito oggi. Ne avevamo bisogno
venerus
Foto di Shia Ribeiro

Magica Musica di Venerus è il viaggio che tutti noi vorremmo fare da tempo. Un po’ perché oggettivamente non si possono varcare i confini causa pandemia da mesi ormai. Un po’ perché l‘artista milanese, con questo suo primo album (solo il primo?) è come ti prendesse per mano e ti trasportasse in una dimensione onirica popolata da suoni r’n’b, soul, elettronici. Multisensoriali. Magici è la definizione perfetta, se non fosse già presente nel titolo.

È per questo che la sua conferenza via zoom è partita con il video del suo album spedito nello spazio, con un pallone aerostatico che ha portato con sé il sigillo di Magica Musica e una lettera con il messaggio “in cerca di forme d’amore nell’Universo”.

«Secondo me è importante guardare le canzoni con il microscopio, con lo zoom, quando è necessario. Oppure come un astronauta allontanarsi e studiare le cose da lontano», racconta lui con un acume perfetto e un ottimo grado di saggezza raggiunto con i suoi 28 anni.

Sembra sulla scena musicale da moltissimo tempo e infatti lo è, anche se Magica Musica è il suo album di debutto. Andrea Venerus (il suo vero nome, al completo) ha lavorato parecchio con MACE, collaborato con Franco126, Gemitaiz, Rkomi, e infatti confida subito che al fortunato album OBE di quest’ultimo, uscito 3 settimane fa, ha collaborato molto. E viceversa, anche MACE ha co-prodotto ben 12 tracce su 16. «MACE mi ha dedicato un sacco di tempo. Lui c’è nel mio album come io nel suo. Per me questo disco è come l’arca di Noè di tutto ciò che volevo salvare sulla terra», racconta Venerus, emozionato e contento.

Venerus ha vissuto 5 anni a Londra e un paio a Roma, e alla fine è tornato a Milano, «la mia Itaca, dove avevo bisogno di far ritorno per poi ripartire. Avevo bisogno di sentirmi a casa. Ne avevo tantissimo bisogno, essendo persona problematica di mio. Mi sento anche parte della storia di questa città che è cresciuta e continua a farlo e voglio vedere questa trasformazione».

Venerus, dalla scelta di cantare in italiano ai Feat: «Rispecchiano il mio modo di lavorare»

«Anche se mi sento un artista internazionale». Poi Andrea specifica meglio la scelta di cantare oggi in italiano: «Ho iniziato con musica in inglese, poi però ho pensato che dovevo scrivere testi in italiano: se fai discorso di rilevanza, devi fare musica in italiano».

In Magica Musica ci sono tante collaborazioni importanti da Frah Quintale ai Calibro 35, da Rkomi a Gemitaiz. Per le produzioni ci sono gli interventi di Crookers, Tommaso Colliva, Vanegas, amanda lean & not for climbing. «I feat rispecchiano il mio modo di lavorare e la mia persona. Le collaborazioni hanno senso solo se c’è una conoscenza e empatia, secondo me. Avevo già lavorato con Rkomi, con Gem ovviamente. Un’eccezione sono stati sicuramente i Calibro 35 che non conoscevo prima: li volevo nel mio album perché volevo proprio gli strumenti suonati».

«Non voglio fare musica per pochi»

In Magica Musica poi, ci sono anche suoni “extra, come il suono della piscina in Sardegna di Salmo o l’upupa nella foresta. «Mi interessano tutti questi suoni, sono un campo di ricerca infinito. Io voglio contaminare la mia musica. È una pozione magica, e ho capito che se potevo metterci parti di vita vera dentro ci potevo mettere un sacco di cose. Io non posso certo inventare musica che non esiste ma penso sia interessante condividere i suoni della mia vita vera».

Alla fine gli viene proposta una riflessione sul fatto che la sua musica sia pop o meno. Come definirla in effetti? È chiaro quanto la catalogazione in generi sia anacronistica ormai e quanto non interessi a Venerus.  

«Mi sono chiesto cosa sia il pop. Per me che ascoltavo musica da psicopatico mi fa strano l’idea di star facendo pop. Mi inserisco in un contesto di rilevanza ora? Ho deciso di accettare questa condizione. Io non voglio fare musica per pochi. Ovviamente spero di fare musica che raggiunga tante persone ma le versioni strumentali dei miei pezzi non sono per niente pop».

«Mi sono sentito sempre un po’ un’antenna perché mi interesso di infinite cose, voglio fare musica che parla di questo, di me e del mio rapporto con la natura». Infine un’idea che mostra quanto andrà lontano Venerus: «Non so dove sarò tra 10 anni ma ho in testa in modo preciso quello che voglio fare. Avevo la direzione e questo è stato il mio interesse costante. Forse può essere complicato condividere così tanto. Ma non c’è niente di fittizio in quello che faccio, anche per i video e per i live, voglio sempre metterci del mio. Per questo studierò delle coreografie particolari per i concerti. So quanto possano lasciarti. So quanta vita generino».

Troverete l’intervista integrale a Venerus sul numero di marzo di Billboard Italia.

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