Venerus: perché il suo live è uno degli imperdibili di questa estate

Giovedì sera a Milano è andata in scena la “Magica musica” dell’artista meneghino in una atmosfera di grande festa. Tra la band affiatata e vestita da giullari di corte, ospiti e amici sul palco, ecco perché non bisogna lasciarsi scappare i suoi concerti
Venerus al termine del live al Castello Sforzesco di Milano, foto di Silvia Violante
Venerus al termine del live al Castello Sforzesco di Milano, foto di Silvia Violante

Che il concerto di Venerus al Castello Sforzesco di Milano di giovedì 29 luglio potesse essere portatore sano di prodigi musicali lo avevamo immaginato. Arrivava dopo una serie di commenti decisamente positivi e soprattutto dopo un album d’esordio (incredibile sì, solo d’esordio e ve lo avevamo raccontato qui) che aveva già risollevato gli animi di molti a febbraio quando era uscito in periodo di semi-lockdown. Intitolato non a caso, Magica Musica.

Quindi era tutto prevedibile per questa data del M̶I̶ ̶A̶M̶I̶ MI MANCHI Festival proprio nella sua città, con tanti amici-ospiti sul palco e non. O forse no. Perché Venerus è riuscito a stupire lo stesso in questa data sold-out da tempo.

L’atmosfera di giovedì al Castello è quella della festa, e molto probabilmente era così anche per le altre date del tour. Tutti i luoghi scelti erano (e sono, perché il tour continua) pieni di fascino, dalla Cavea dell’Auditorium alla piazza Matteotti di Sarzana, e il cortile delle armi del Castello Sforzesco di Milano non è certo da meno. Anzi. Il clima è insolitamente mite e non si vede alcun temporale all’orizzonte in questo fine luglio così strambo.

Sul palco tra gli strumenti sono posizionate anche un po’ di piante che aggiungono un tocco esotico e favolistico. Ma il vero tono fiabesco lo regala la band che già aveva fatto sapere di volersi presentare in maniera diversa per questa data in casa. Venerus arriva con un vestito lungo a righe, giacca, parruccona e barba bianca e cappello, un po’ da cappellaio matto. Così chiama anche i suoi musicisti “una bella banda di matti” e infatti anche loro sono un po’ giullari di corte in abiti d’epoca con i cappelli con le punte e i sonagli e con Arya Delgado, incredibile dama soul in abito lungo che accompagna Venerus ai cori.

foto di Silvia Violante

Il concerto parte subito con due dei brani più onirici e psichedelici dell’album, Ogni pensiero vola e Brazil. Subito il sax di Vittorio Gervasi si mette in evidenza e così anche gli strumenti che già dal primo pezzo si lasciano andare a code lunghe, dilatate. È la musica come deve essere quando viene suonata: libera. E a tutti era così tanto mancata. Al terzo pezzo sale sul palco un ospite molto amato, protagonista con Venerus di Appartamento, brano che ha avuto giustamente un buon successo anche in radio e in streaming: Frah Quintale.

Il pubblico ringrazia subito molto calorosamente e vorrebbe alzarsi in piedi, fin da subito, ma purtroppo le regole anti-pandemia lo proibiscono. Arriva anche il maestro di pianoforte di Venerus, che è ben felice di lasciargli la scena. Parte poi un altro brano che con quell’effetto riverberato di flauto traverso sembra perfetto per l’atmosfera medievale del castello: Fuori, Fuori, Fuori. Tocca poi ad alcuni brani del primo EP di Venerus insieme a MACE (come Forse ancora dorme e Love Anthem n.1), suo sodale produttore fin dagli inizi che può festeggiare anche lui un anno eccezionale, con il suo album OBE in classifica per settimane. Anche lui è tra il pubblico, anche se non salirà sul palco.

A farlo è invece Gemitaiz, che ringrazia di potersi esibire di nuovo con un amico con cui da tempo non lo faceva. Insieme cantano Senza di me, il loro potente brano insieme a Franco126. Il pubblico esulta ancora, in effetti Gem, a parte un live dalla Terrazza Martini a giugno – manca dai palchi meneghini da un po’.

Un altro ospite che accompagna Venerus al microfono è un suo caro amico di sempre. Insieme cantano Canzone per un amico, ovviamente. «All’incirca una decina d’anni fa eravamo in un angolo sul prato del Castello», racconta Venerus, «sognavamo in grande e immaginavamo proprio una situazione come questa: con noi davanti a un pubblico che cantasse tutte le nostre canzoni. È pazzesco, è successo davvero, ancora non ci credo», prosegue lui, spontaneo e sincero, che davvero probabilmente ancora non crede a tutto questo successo. Suo personale e in fondo anche di tutta la scena r’n’b e soul italiana di cui lui e MACE sono diventati ora i principali esponenti.

Parte IoXTe e si accendono le lucine dei telefoni, Vinny scende dal palco e cammina con la chitarra tra il pubblico. Ringrazia tutti per la splendida serata, sembra candido, persino un po’ naïf ed è (anche) questo il suo bello. Ringrazia anche i suoi musicisti: Gervasi e Delgado, e poi Danny Bronzini alla chitarra, Andrea Colicchia al basso, Danilo Menna (quasi sempre a torso nudo) alla batteria e Filippo Cimatti dub master o come lo definisce lui “maestro di magie”.

foto di Silvia Violante

Gli ultimi pezzi sono sempre tratti da Magica Musica, CK e Luci. Sempre un’unione perfetta di mondi diversi che partono dalle chitarre anni ’70 e arrivano ai suoni elettronici più innovativi. Uno dei tanti segreti delle pozioni magiche di Venerus.

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