Vale Lambo: «Grazie a “Come il mare” sono uscito fuori dal deserto»

Esce il nuovo album di Vale Lambo, che ci ha raccontato cosa significhi parlare di criminalità e mettersi nei panni femminili

Venerdì 25 settembre uscirà Come il mare, ultima attesa fatica di Vale Lambo. Un appuntamento significativo non soltanto per i fan dell’artista napoletano, ma per qualunque appassionato urban che abbia voglia di godersi della musica vibrante.

Anche questa volta l’artista mette dentro se stesso, e non è cosa da poco. Lo fa nel vestito sonoro cucito da Yung Snapp, Niko Beatz e Nazo, che meritano una doverosa menzione al pari di una lunga lista di ospiti importanti, da Franco Ricciardi a CoCo, da Lele Blade a Madman.

Nessuna bugia nel titolo. In certi passaggi del disco è piena burrasca personale. A conferire ulteriore solidità al progetto, una cornice che punta a posizionarlo tra i lavori più curati del mese: Come il mare infatti non è soltanto un album, ma anche un docufilm disponibile in esclusiva su TIMVISION, per la regia di Cadmea Films con la produzione esecutiva di Chiesa & Partners srl, Universal Music Group, Virgin Music, The Saifam Group srl, Olzemusic srl e con la consulenza artistica di BFM Music.

Noi di Billboard Italia ne abbiamo parlato con l’artista nella sede milanese di Universal, che ci ha accolti in Karl Kani e immancabili occhiali da sole. Con la calma che precede la tempesta. O meglio, la release.

Vale Lambo lascia agli altri la spacconeria o la presa male, perlomeno di persona. Si tiene strette la voglia di parlare della sua musica, la disponibilità di condividere gli aneddoti più curiosi della creazione del disco, e il coraggio di prestare il fianco a scomode ammissioni. Tutti fattori che scoprono quello che un paio di occhiali da sole o una mascherina chirurgica tendono a nascondere.

Sei già al secondo album in studio. È cambiata la tua percezione del tipo di pubblico che ti segue?

Sono più maturi adesso. Ho acquisito un pubblico più serio. Ho visto proprio il passaggio da Le Scimmie (il duo composto da Vale Lambo e Lele Blade) ad oggi. All’inizio avevo un pubblico un poco più “scherzoso”, che aveva voglia di fare festa. Poi con Angelo è diventato più conscious. Con i primi nuovi pezzi come Abbracciami e ‘NFaccia ho visto proprio nella gente la voglia di ricercare il testo… persone anche di 30 anni eh, che mi scrivono “in questa cosa che hai detto mi ci rivedo”.

La tua carriera in effetti è ricca di street hit come Aro Stat e Cas, Over fai, Medusa ecc. Hai però anche raggiunto tantissimi picchi nella tua discografia grazie ad una vibe più malinconica, più conscious, molto presente anche in questo disco. È quello il tuo cavallo di battaglia?

Penso di sì. Diciamo che è il dramma, la malinconia che metto nei pezzi, è quello il mio stile. Poi ci sta comunque il pezzo street…

Che poi non mancano neanche quelli…

Infatti, però penso sia quello il mio forte.

Due parole sul pezzo con Franco Ricciardi, che hai scritto mettendoti nei panni di una donna.

Sì, si evince quasi alla fine. Pensa che quando stavamo in studio a registrarla manco Franco l’aveva capito! Solo Massimo d’Ambra – dove vado a registrare – mi disse “ma questa è una donna!”. Il rapper parla sempre di sè, delle sue storie e a volte ricade anche nella vittima di se stesso. Mi sono stancato di parlare solo degli uomini, c’è anche la donna che soffre come l’uomo. Mi sono impersonato nelle storie d’amore che mi raccontavano le mie amiche, che spesso di rimanevano male. Ho voluto scrivere questa cosa per loro.

È anche interessante che per una volta un rapper scriva qualcosa mettendosi proprio nei panni delle sue fan…

Sì sì, vero. Poi feci il ritornello di ‘Nnammurat’ ‘e te, però non mi piaceva come suonava con la mia voce, ne volevo una un po’ più rauca, sporca. Franco ci stava benissimo. Tra l’altro è una star a Napoli, è conosciutissimo e mi serviva proprio una voce iconica.

Negli ultimi dieci anni la scena napoletana è esplosa a livello mediatico parallelamente ai fenomeni Gomorra e Saviano. Ora che quella tendenza si è leggermente smorzata, col senno di poi ritieni che abbia dato una spinta ai rapper di Napoli? O al contrario ha distratto dalla musica che producevate?

Io penso che abbia dato una spinta. Secondo me serviva raccontare le cose di strada, i Co’Sang lo hanno fatto bene, sono rispettati da tutta Napoli, da me in primis. Mi hanno dato l’ispirazione per fare Le Scimmie, Angelo e anche Come il mare. Chi More Pe Mme lo ascolto ancora adesso. Mi ha dato tanto e non vedo il motivo per cui non parlare della criminalità. Io ne parlo ma perché la voglio esorcizzare, mi ha segnato in alcuni punti della mia vita, quindi non ci vedo niente di male sinceramente. Tanto le cose si sanno. Io la prendo come narrazione, non è questione di farne parte.

Un po’ di anni fa girava una foto dei PNL a Napoli…

Alle Vele, sì.

La tua musica è stata spesso associata alla loro.

Da Angelo, sì, ma anche con Le Scimmie.

Ecco, visto che nel pezzo Valentino è forte l’eco-drill di Pop Smoke, vorrei capire quali influenze estere sono state decisive per te, al di là del senso comune che ti avvicina alla Francia.

In realtà le mie influence estere sono sempre state americane. Non ho mai capito perché mi hanno detto che somiglio ai francesi, però comunque posso capire che il dialetto napoletano sia più vicino alla Francia. Magari io comincio con un pezzo americano, poi faccio le melodie sopra e risulto francese, ma ho scoperto prima l’americano. Poi arrivando al francese mi sono buttato in quella scia, magari istintivamente, non lo so, e mi vedono così. Potrei dirti tantissimi artisti, dai più vecchi come Nas, 2pac, Notorious, Jay-Z, fino ai nuovi come Rick Ross, French Montana, A$AP Rocky. In Francia invece inizialmente Booba. Poi quando uscirono i PNL rimasi folgorato. Infatti quando fecero Le Monde Ou Rien nelle Vele io mi dicevo “ma chi cazzo sono questi che vengono qua?” (sorride, ndr), non erano nessuno, poi piano piano partì tutto. Quando vennero qua la voce girò, un amico di un amico li portò nelle Vele. Disse: “sono venuti sti due francesi a fare il video, ma la musica non è niente di che” – loro incominciarono a fare questo cloud rap “viaggiato”. Gli dissi comunque di mandarmi il link del video perché non li conoscevo. Uscì il video e non mi fece impazzire quando sentì il pezzo, mi entrarono in testa piano piano.

Solo Piano è il genere di contenuto che l’ascoltatore medio non si aspetta di trovare in un disco rap. Qual è stato il passaggio del disco in cui ti sei dovuto sforzare di più di uscire dalla zona di comfort?

Un esperimento che abbiamo fatto con Snapp, Neve. Non per Carl (Brave, ndr), lo stimo tantissimo però è stata durissima scriverlo. Non era nelle mie corde, l’indie è una cosa che pensavo non mi appartenesse. Invece poi è uscito un bel pezzo. Mi sono meravigliato. Mi piace rimanere versatile, non voglio fare sempre le stesse cose. Se un giorno mi chiedessero se farò mai un pezzo pop, non direi di no. Può essere.

Facciamo un passo indietro. Nel 2018 esce l’official video di Perché, girato a Porto, che colpisce per la suggestione che immagini e parole riescono a trasmettere, in perfetta aderenza. Ora Come il mare, con una copertina elegantissima. Qual è l’arma in più della parte visuale nei tuoi progetti?

Mecna realizzò quella copertina fantastica per Angelo, io gli dissi cosa volevo, e lui l’ha rappresentato esattamente. Invece quella di Come il mare l’abbiamo fatta con Antonio Glaza, mi sono ispirato a Truman Show. Mi piaceva questa cosa della porta che stesse ad indicare la libertà. Comunque stiamo sempre sui social, tutte quelle cose che un po’ ti chiudono. Sull’ispirazione non so, sono molto istintivo artisticamente. Diciamo che al Sud abbiamo un po’ questo spirito artistico in generale, però poi non abbiamo i mezzi per metterlo in pratica.

Nel bridge di Tam (ft. Lele Blade) usi l’immagine del deserto. Nel corso di questi anni hai mai avuto paura che a livello creativo ci fosse il deserto dietro l’angolo? Con il rischio di non ritrovarti nessuno (nemmeno l’ispirazione) al tuo fianco?

Sai che forse ho messo un piede nel deserto in questi due anni? Però poi sono tornato indietro. Uscivo da un contratto un po’ brutto, quello mi ha destabilizzato mentalmente. Non riuscivo a scrivere. Poi comunque l’etichetta mi dava una mano a decidere i pezzi. Io non penso che l’etichetta “non serva a niente”. A me l’etichetta ha aiutato molto in questi due anni. All’inizio non sapevo manco cosa volessi fare. Ho avuto paura di non avere più stimoli, perché stavo mettendo troppo di me anche in questo disco. Io quando scrivo mi metto troppo a nudo, l’ho fatto anche con Angelo. Ho avuto paura anche con questo disco, non voglio prendermi altri due anni di pausa. Infatti sto già lavorando ad altri pezzi, più vivaci.

Avevi aperto il live di Luché all’Alcatraz di Milano. La capacità di coinvolgimento di alcuni tuoi brani era impressionante. Ti capita mai di scrivere un pezzo pensandolo per il live?

Adesso lo faccio, sì. Ci penso. Anche se Come il mare non è un disco tutto realizzato così. Rimango sempre sul 50 e 50, devo comunque stare attento a queste cose. Però ci ho pensato, in questo disco qua maggiormente.

Quale canzone arriverà di più al pubblico? E quale arriverà di meno?

Quella che arriverà penso sia Pe’ Sempe. Quella che arriverà meno penso sia Solo Piano. È troppo una poesia. L’ho scritta in un periodo particolare della mia vita. Mi piacerebbe che sfondasse.

Ascolta ‘Nfaccia di Vale Lambo

Articolo Precedente
Santamarya - Ti Porterò con Me - anteprima - foto di Dario Ianiro

Guarda in anteprima il video di "Ti Porterò con Me" dei Santamarya

Articolo Successivo

L'annuncio su Instagram di Gigi Hadid e Zayn Malik: «È nata nostra figlia»


Articoli correlati
Total
5
Share