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Tredici Pietro non si racconta come un classico rapper, dagli amici al padre da cui imparare. L’intervista

Esce “Solito posto, Soliti guai” per la prima volta in formato fisico e così l’artista bolognese ci parla degli amici di una vita, di Andry The Hitmaker, del papà Gianni Morandi. E di “Apri tutte le porte” che non l’ha proprio convinto subito
Tredici Pietro
Tredici Pietro, foto ufficio stampa

Tredici Pietro è in gran forma. Questa è la prima cosa che penso quando chiudiamo la nostra intervista telefonica fissata per l’uscita di Solito posto, Soliti guai, il suo nuovo album uscito oggi per Sony Music/Epic Records Italy.

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Un progetto che chiude un cerchio, abbracciando al suo interno tutte le tracce del precedente EP del cantante, X Questa Notte, e tre nuovi brani: la title track, Fumo pensando a te e Come fossi andato via.


Lui è in viaggio verso Milano, ma mi racconta di essersi trovato fino a poco tempo prima sui colli bolognesi. Una scena un po’ “cremoniniana”, come lui stesso la definisce, ma che gli si addice. Perché Pietro ha un modo di raccontarsi attraverso la musica che è al di fuori del rap più canonico. Una dimostrazione? Il live di Come fossi andato via, pubblicato dall’artista sul suo canale YouTube.

Ecco cosa ci ha raccontato Tredici Pietro a proposito del suo nuovo progetto, dall’importanza del formato fisico agli amici di una vita, fino al papà, Gianni Morandi, da cui tutti hanno molto da imparare.

Per la prima volta un tuo progetto esce in formato fisico. Che valore gli attribuisci?

Per me è ciò che dà significato a tutto quello che faccio. Per i due lavori precedenti non ho potuto fare il fisico e questa cosa non mi è andata giù. Questa volta invece, con Sony, riusciamo a dare una forma reale al progetto. Droppare un altro EP in forma liquida, per me, non avrebbe avuto proprio il minimo senso. Il fisico rende reale tutto, mentre fino ad oggi poteva essere tutto contestabile, diciamo così.

E poi così vai anche a chiudere il cerchio iniziato con X questa notte.

Ho un po’ il rimpianto di non averlo potuto fare prima, con Assurdo, ma spero un giorno di riuscirci e ci tengo a farlo sapere.

Nella cover dell’album ci sono anche i tuoi amici. C’è un bel senso di collettività.

Sì, forse mi sento più forte quando non sono da solo, credo sia una cosa di noi maschietti (ride, ndr.). Sinceramente non è pensata, è una cosa che sento, a partire dal mio nome, i miei amici ci sono sempre, per quanto poi crescendo le distanze si facciano sentire. Solito posto, soliti guai è come dire “è sempre la stessa storia, con gli stessi amici che fanno il posto e creano la loro storia”.

Tredici Pietro
Tredici Pietro, foto ufficio stampa
E proprio nella title track dici “Siamo passati da fumare troppo a vederci poco in un batter d’occhio”. In realtà forse crescendo qualcuno lo perdiamo un po’ di vista, ma ci sono poi quegli amici che non ci lasciano mai.

Sì, è esattamente così, hai proprio centrato il punto (ride, ndr.)

Tredici Pietro: «È chiaro che da mio padre c’è solo da imparare»

In un’intervista hai raccontato che, durante la pandemia, non riuscivi più ad ascoltare nulla. Qual è la chiave di svolta, cosa ti ha dato lo stimolo per ricominciare anche a scrivere?

È stato Andry (the Hitmaker, ndr.). La possibilità di andare in studio da lui e lavorare insieme. Mi sentivo veramente perso, anche lavorativamente, e lui ha creduto tanto in me, ridandomi fiducia. Mi sento un po’ in imbarazzo a dirlo, ma ha creduto in me quando non ci credevo io. Lui invece mi ha detto “cazzo, ma tu spacchi!”. Andry ha lavorato veramente con tutti, anche se non è riconosciuto davvero come uno di quei 3-4 produttori che nel rap sono importanti. Ma davvero, mi ha ridato la fiducia che mi mancava.

E com’è stato lavorare con Andry? Lui davvero sta spaccando, se pensiamo ad esempio al successo che sta avendo Sirio di Lazza.

È stato amore a prima vista. Lui non ha prodotto le tre tracce nuove, ha lavorato su X questa notte. Dopo aver fatto una ventina di provini con lui avevo bisogno di cambiare un po’. Però il lavoro è stato fluidissimo, ci vedevamo quasi tutti i giorni e lavoravamo tantissimo. Io tra l’altro ho fatto da “supervisore” del progetto. Sai, quando lui mi ha detto come ti dicevo prima che “spaccavo”, mi sono sentito veramente libero e abbiamo spaccato insieme.

Oltre al formato fisico, Solito posto, Soliti guai avrà anche la sua dimensione live, visto che ci sono già una serie di date confermate.

Quest’estate per la prima volta riuscirò a portare in giro la band, in un po’ di festival, a partire dal MI AMI il 28 maggio. In questi giorni stiamo riarrangiando tutti i pezzi in chiave suonata e sento che alcuni saranno devastanti live, ma non posso dire altro. Con la band stiamo imparando a conoscerci e quando ho sentito i pezzi mi stava venendo da piangere, ma mi sono trattenuto (ride, ndr.). Ho delle aspettative altissime e spero che verranno rispettate, ma da me in primis.

A Repubblica hai detto che con tuo padre, Gianni Morandi, non parlate di musica. Ma cosa pensi del suo terzo posto a Sanremo?

Devo essere sincero: non me l’aspettavo. Quando mi ha chiesto cosa ne pensassi del suo pezzo (Apri tutte le porte, ndr.), io ho fatto finta di approvare (ride, ndr.), ma non mi piaceva per niente, non mi andava giù ed ero preoccupatissimo. E invece mi ha smentito, perché quando l’ha fatta live, che dire, è chiaro che c’è solo da imparare.

Ascolta Solito posto, Soliti guai

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