Touché: «La fama? Non mi interessa, è solo un peso che la gente non conosce»

Il rapper diciassettenne di origini marocchine sa già tutto quello che vuole dalla vita. Sul come ottenerlo ci sta lavorando, a partire dal suo primo album, “Il minorenne + bastardo”
Touché. Foto ufficio stampa
Touché. Foto ufficio stampa

Touché è un’espressione francese usata nella scherma, poi diventata di uso comune anche in italiano per indicare il riconoscimento di un colpo basso, in tanti ambiti diversi. Ma è anche il nome d’arte scelto, anzi, dato «dal mio migliore amico quando cantavamo canzoni al parchetto, perciò l’ho tenuto», ad Amin Amagour, classe 2003, giovane diciassettenne nato a Padova e di origini marocchine.

Un remix fortunato con Massimo Pericolo e Barracano (prodotto da Crookers) su un dissing pubblicato su YouTube lo scorso anno, Seba La Pute, ha fatto impennare i numeri e le views di questo giovane artista. Che oggi è Il minorenne + bastardo, decisamente, in questa scena urban sempre più variopinta, così come si autodefinisce e ha anzi intitolato il suo primo album per TopOnly Records, pubblicato il 5 novembre scorso.

Non un bastardo in senso negativo, comunque. Il titolo richiama il passo più importante della sua vita: la decisione di lasciare casa, famiglia e amici per cercare altrove un futuro migliore. Anche se, come scoprirete nella nostra intervista con l’artista, dopo aver vinto una faticosa battaglia, si pensa sempre a tornare sani e salvi a casa.

Come hai scoperto il rap e cosa ti ha spinto a provare a fare musica?

È sempre stata una mia passione, vedevo i ragazzini in Francia della mia età che lo facevano. Ho cominciato caricando qualche freestyle su Instagram. Poi un giorno un mio amico è finito in carcere, e ha voluto fare un “dissing” per la persona per colpa della quale era dentro. Solo che, essendo agli arresti domiciliari, non ha potuto, perciò l’ho fatto io per lui. E il resto, poi, è andato come sapete.

Infatti con Seba La Pute, che è il dissing di cui parli, hai totalizzato oltre 2 milioni di views nella versione originale. Poi è arrivato il remix con Massimo Pericolo e Barracano. Come ti sei trovato con loro?

Nei primi giorni di uscita la situazione era paranormale! Loro non sono riusciti a contattarmi, ma è stato grazie al fratello del mio migliore amico, che conosceva un amico DJ, che era a sua volta il DJ di Massimo ai live. Tramite lui mi hanno contattato e ho parlato con il manager di Massimo, Olly. Da lì mi ha detto che volevano farne un remix e per me è stata una cosa enorme, così grande che all’inizio non riuscivo nemmeno a capirla. Ci siamo beccati, abbiamo girato il video ed è venuto poi tutto naturale.

Musica per caso, dissing per caso, e poi sei finito a lavorare con tanti artisti diversi, da TY1 ai più giovani come te. Com’è stato lavorare al tuo primo album?

TY1 è il numero uno. Con gli altri è andato tutto benissimo, lavorano bene. E poi come puoi vedere nell’album non ci sono chissà che nomi: ci tenevo che ci fossero persone giuste e nomi giusti.

Con chi ti trovi meglio, chi è il più vicino a te di tutti questi ragazzi che fanno musica come te?

Il mio fratello, ma fratello davvero in tutto, anche oltre la musica è Big P. È con me ogni giorno, mi sta davvero vicino. Anche gli altri sono tutti amici cari ma lui è davvero quello a cui tengo di più.

Curiosità: nella cover dell’album ci sei tu vestito di bianco con le pistole puntate contro (al contrario di molti, che invece sono quelli a imbracciare le armi nei video). Cosa significa?

Le armi rappresentano il male che la gente vuole provare a farmi, anche se io sono così concentrato nelle mie cose che non possono scalfirmi. È anche per distinguermi nella scena, ma è più un fatto mio, non guardo troppo quello che fanno gli altri.

17 anni e hai già le idee chiare su cosa vuoi fare nella vita. Rappi di non volere le Gucci e di non avere un passato “fiero della cella”. Dove ti collochi in una scena che sembra sempre più piena di questi argomenti e racconti? Che ne pensi dei tuoi colleghi?

Ognuno fa il suo. Ognuno decide come apparire al pubblico e alle persone che lo vogliono ascoltare, così ognuno può decidere cosa vuole mostrare di sé. C’è chi mostra di essere criminale, chi mostra di essere stato in galera, io semplicemente mostro quello che sono io e quello che voglio dire. Se volessi iniziare a fare il criminale potrei farlo, ma non è quello il mio intento.

Questo si capisce, anche dal titolo Il minorenne + bastardo, che non significa quello che si potrebbe pensare…

Esatto, il più bastardo è perché mi rimbocco le maniche. Sono andato via di casa a 16 anni e sono stato via un anno a fare le mie cose. Non ho usato questa situazione per divertirmi, anzi.

Tu vieni da Padova, ma ora sei a Milano, dove ti sei trasferito per lavorare sodo.

Sì. Ora sono a Milano ma voglio tornare a Padova. Qui mi stanno, come dire, snaturalizzando.

In che senso?

La mia situazione, i miei amici, la famiglia, quelle cose che mi fanno essere me stesso sono a Padova. A Milano è tutto confuso, non ho la mia “gente” con me. Non mi sto trovando affatto bene, dal punto di vista personale. Se vieni a Milano e lavori qui il focus è quello. A Padova posso essere me. Se andassi via da Padova, tempo due anni e non saprei più chi sono. Comunque, Milano mi è servita. Stare via un anno dai contesti di prima, mi sono potuto aprire, ho trovato i mezzi per fare quello che volevo. Ora che le cose si stanno sistemando, posso starmene a casa mia.

In Me stesso invece critichi un po’ il panorama discografico, raccontando di non essere sceso a compromessi e di aver scelto altre strade, cosa non semplice per un ragazzo della tua età…

Per fortuna ho con me delle persone che sono “giuste”, come dico anche nella canzone. Magari non siamo al “top” lavorativamente parlando, sappiamo che l’industria musicale ha dei collegamenti e magari non siamo collegati così bene, ma sto molto meglio così, con le mie forze, almeno al mio primo disco. Un domani, dopo aver fatto tutti gli sforzi, potrò farmi aiutare. Nel mio team ci sono io e i miei due manager. TopOnly, la mia etichetta, sono loro due.

Nel disco c’è il racconto dei tuoi genitori, del rapporto con tua mamma, delle persone vicine. Quali sono ora i tuoi riferimenti? Il tuo “sacrificio” dell’andare via di casa così giovane è anche per loro, giusto?

I miei punti di riferimento sono la mia famiglia vera, mio padre, mia madre, i miei due fratelli, la mia famiglia di amici a Padova. È per loro che ho fatto tutte queste cose, la mia famiglia non ha avuto le possibilità. Mio padre ha fatto sforzi venti volte più grandi dei miei oggi ma non sono stati ripagati perché le possibilità erano diverse. Io oggi sono nella situazione di poter fare le cose fatte bene e potrei arrivare a comprare una casa a mia madre, una a mio padre, far star bene i miei amici, che è il mio obiettivo.

Non ti interessa la fama? Mi pare che molti tuoi colleghi abbiano quello come obiettivo.

Sinceramente? Se potessi tornare indietro e capire come fare soldi senza diventare famoso lo farei. Di brutto. Non mi interessa, è solo un grande peso che la gente non conosce. C’è chi è come me, c’è chi la pensa in modo diverso, ma mi sembrano tutti svegli.

In che direzione andrai dopo questo disco?

Ancora stiamo sperimentando, ma terremo il nostro filo logico, quello rimarrà sempre.

Articolo Precedente
Travis Scott Astroworld

Astroworld, poca chiarezza sul personale di sicurezza all'evento

Articolo Successivo
Adele - Easy on Me - 30

Le confessioni di Adele all'alba di "30", dalla sua ansia al divorzio

Articoli correlati
Total
61
Share