Tauro Boys: «Attenti a creare maschere sui social, Internet non rende felici»

È il messaggio che Pava, Prince e Maxi danno con il nuovo “TauroTape3”, terzo capitolo di una fortunata trilogia in cui il trio romano, indubbiamente, è più maturo di prima
Tauro Boys. Foto di Simone Biavati
Tauro Boys. Foto di Simone Biavati

Prince, Pava e Maximilian, meglio noti come Tauro Boys, nell’universo urban sono sempre stati un po’ per conto loro. Il viaggio interstellare del trio romano, di ritorno da Alpha Centauri – ultimo album pubblicato nel 2019 – giunge finalmente a una conclusione con un degno ritorno agli inizi della formazione. Il cerchio tracciato dai precedenti TauroTape1 e TauroTape2, si chiude con l’uscita del terzo capitolo della fortunata trilogia, TauroTape3, pubblicato il 17 settembre per Island Records.

Fortunata, perché nel corso di questi anni hanno visto la luce diversi singoli di successo, come il brano Marilyn o Bella Bro insieme a Side Baby (ex Dark Polo Gang). E nonostante il loro sia stato e sia ancora un caleidoscopico mondo – musicale e mentale – fatto di sogni, temi non convenzionali e distanti da ciò che siamo abituati a chiamare “trap”, in questo nuovo capitolo si vede da più vicino il bivio che porta alla strada di una certa maturità artistica.

Complice, forse, l’esigenza di esprimere cose nuove, urgenti, impellenti che prima o poi iniziano a scalpitare nel flusso creativo di tre giovani artisti classe ’96. Con un sempre più radicato bisogno di tornare alle origini, a vivere la propria Roma e a incontrare i loro “simili” dopo un viaggio tanto lungo fuori dai radar della musica italiana.

Dove siete?

Siamo tutti e tre a Milano, anche se in posti diversi.

Pensavo foste a Tauro City, la città immaginaria e utopica dove vi siete rifugiati per scrivere il vostro nuovo disco. Cosa c’è di diverso dalla realtà metropolitana di tutti i giorni? Da cosa stavate scappando?

Banalmente, come tutto il mondo, scappavamo dalla pandemia e dal Covid. Tauro City è la zona di comfort in cui ci siamo rifugiati per un periodo di tempo. Periodo che, alla fine, corrisponde a quello in cui non abbiamo pubblicato musica, che è stato lungo. Soprattutto se pensiamo che oggi di musica ne esce tantissima e che gli artisti sono tarati su uno o due progetti l’anno. La nostra assenza si è sentita e anche noi avevamo comunque bisogno di fare nuova musica.

Anche i nostri fan pensavano fossimo spariti, ma siamo ancora qui! Seppur estraniati un po’ dal mondo per prenderci tempo per noi stessi in questo periodo complicato. Inoltre, Tauro City è anche il luogo fisico in cui abbiamo ambientato il nostro immaginario, in cui si ritrovano tutte le caratteristiche dei Tauro Boys.

Qual è stata l’evoluzione che vi ha accompagnato, dal primo volume della trilogia ad oggi, sia artistica che personale? E come è stata nel tempo l’accoglienza del pubblico?

Provo a ripercorrere tutta la strada! Il primo tape è nato in modo molto spontaneo. Quando abbiamo iniziato a pubblicare i primi progetti più solidi – e non soltanto i singoli – siamo sempre stati a cavallo tra Roma e Milano. Era un disco nato da diverse sessioni in studio e dai nostri incontri a tarda notte, perciò è come se fosse una raccolta degli episodi migliori di quel periodo. Che ha portato subito i suoi frutti, infatti, dando identità al progetto che prima mancava.

A Milano, poi, abbiamo avuto modo di farci conoscere ancora di più e il nostro trasferimento definitivo coincide con l’uscita del secondo tape. Qui non è cambiato l’approccio, ma il suono: abbiamo sperimentato canzoni vere, con ritornelli più comprensibili, tant’è che i singoli che sono andati meglio vengono proprio da lì. E poi c’è stato Alpha Centauri, circa nove mesi dopo. Siamo cresciuti, anche qualitativamente (almeno nella nostra testa!). In mezzo ci sono questi due anni di pausa, e poi con TauroTape3 abbiamo sperimentato ancora di più, come alla nostra vecchia maniera.

Vi manca Roma?

Come no!

Maximilian: Io ci sto tornando! Mi mancano le vibes romane e mi ero un po’ stufato di vivere Milano nella quotidianità. Mi piace per tantissimi aspetti ed è una città molto interessante e viva, ma mi manca Roma nelle piccolezze, negli spazi – che sono poi i nostri spazi.

Quindi non è strettamente necessario, discograficamente parlando, essere a Milano.

Be’, no. Alla fine abbiamo sempre fatto tutto con un computer, anche a distanza, poi chiaramente c’è stata l’idea di partire tutti e tre insieme per lavorare su base quotidiana, creando uno studio anche a casa. Con la nostra etichetta però abbiamo potuto lavorare con più serietà da TauroTape2 in poi.

Tauro Boys, cover di TauroTape3

Nella traccia di apertura spunta subito la parola “mascherina”. Quanto vi ha toccato la pandemia e come ha influenzato la vostra musica?

La pandemia si è fatta sentire! Nel bene e nel male. Nel primo lockdown abbiamo fatto davvero tantissima musica, sviluppato bozze che poi sono entrate nel progetto e altre no. A livello emotivo ha influenzato la scrittura di alcune tracce. La differenza è che dopo il primo lockdown eravamo carichissimi per tornare in studio, quindi l’essere stati chiusi tre mesi in casa ci ha dato lo slancio.

Anche per sperimentare, dicevate. Vi hanno spesso etichettato con il genere di post-trap, ma ora che siamo proprio in quel momento, vi trovate a vostro agio con questa classificazione?

Il termine post-trap direi che ci va ancora bene, perché rimane sul vago! Quando abbiamo iniziato sapevamo di andare controcorrente, o che saremmo stati l’inizio di qualcos’altro. Per forza di cose, perché i nostri contenuti non sono trap! La cosa che abbiamo in comune con la trap sono le batterie, le 808. Quindi post-trap ci va bene, il periodo è quello, tanto comunque faremo il nostro senza i dettami della moda del momento.

Se i temi sono sempre stati diversi dalla trap, cosa vi stava particolarmente a cuore raccontare, stavolta, in Taurotape3? C’è l’amore, la vostra città, i rapporti umani…

Uno dei nostri slogan più sentiti è “Internet non rende felici”. Questo per dire, anche se non con l’atteggiamento di chi vuole insegnare, che troppo Internet fa male! Ai rapporti sociali fra le persone, ai giudizi che vengono condizionati, e all’idea che dai di te. Internet è un mezzo fortissimo, ci ha aiutato anche durante la pandemia a mantenere i rapporti a distanza e per superare giornate difficili. Ma cerchiamo di dare un monito, soprattutto nei confronti dei social – che sono ambivalenti – perché si crea un contrasto tra un “io” sociale e un “io” digitale. Crearsi una maschera troppo forte sui social non ti renderà davvero felice, crei una zona di comfort solo nel tuo cellulare e appena si scarica, sei un’altra persona.

Volevo proprio chiedervi, infatti, quale fosse il vostro rapporto con la tecnologia. Che mi dite dei videogame? Diverse vostre strumentali mi ricordano quegli ambienti lì.

I videogame sono parte delle nostre vite! Maximilian gioca meno di noi, però (ridono, ndr). Oggi sono tutti gamer, il settore sta esplodendo, e i videogiochi sono anche pieni di musica interessante. Per forza di cose, il suono dei videogame è entrato anche nella nostra musica.

E poi tanti artisti stanno iniziando a fare concerti su piattaforme di gioco. Vi piacerebbe essere i primi in Italia a fare un concerto in un videogame?

Direi di sì! Al nostro pubblico piacerebbe un sacco. Certo, è più facile che chiamino un altro al posto nostro per un concerto virtuale, ma sarebbe figo. In Italia nessuno al momento l’ha ancora fatto.

Tauro Boys, foto di Simone Biavati

Ve lo chiedevo perché i videogame sono parte soprattutto della vostra generazione. A proposito: se doveste spiegare a qualcuno che non è della vostra età quali sono le priorità e i bisogni di un nato, come voi, nel ’96, cosa gli direste?

Prince: Avere una stabilità economica e raggiungere la tranquillità dal punto di vista della carriera sono secondo me le prime cose di cui si preoccupano i ragazzi. Poi viene la socialità, le relazioni sane. Ecco, queste tre cose.

Maximilian: Magari anche sentirsi veramente partecipi delle realtà che ti circondano! Ad esempio, a Roma, finalmente i giovani si stanno prendendo spazi che per molto tempo non ci sono stati davvero. Ed è bello sentirsi attivi e dare un contributo alla propria comunità (anche se, ad esempio, non entrerei mai in politica in prima persona).

Pava: Sarebbe bello però avvicinare i giovani alla politica. C’è sempre stato nella nostra generazione un distacco molto forte, la si guarda come una cosa da cui stare lontani. Anche allo stesso Virgilio, il nostro ex liceo, che è comunque una scuola molto politicizzata, con manifestazioni, occupazioni… In generale l’idea che la politica sia difficile e corrotta magari è un deterrente. Poi, alcuni giovanissimi sono fin troppo vicini a Instagram e poi magari non sanno nemmeno chi sia il sindaco, ad esempio. E in questo gli artisti potrebbero aiutare ad interessarsi, in generale.

Tornando a guardare un po’ la vita reale, insomma.

Sì, anche perché la maggior parte della gente che vive nell’Internet e parla di politica legge due notizie e poi inizia le discussioni.

Ok, fine delle domande difficili. Torniamo alla musica: mi parlate degli ospiti dell’album? C’è un grande assente, poi: Close Listen.

Close Listen non c’è perché più di un anno fa, spostandoci a Milano, abbiamo iniziato a lavorare con altri producer e anche lui sicuramente ha iniziato a fare cose per conto suo, a Roma. Comunque siamo in buoni rapporti. Quest’album lo abbiamo lavorato tanto con producer come Machweo, che ha curato la produzione di diversi brani, e poi da come vedrete abbiamo scelto tutti romani (a parte Drast)! Poi sì, ci sono Psicologi, Ariete e Tutti Fenomeni. Lui non è proprio una novità, perché c’è già da Taurotape1.

Di base, la scelta è stata guidata dalla città, ma anche al fatto di voler lavorare con persone che apprezziamo artisticamente, ma con cui ci troviamo anche bene perché siamo amici, con un rapporto vero. Con gli Psicologi ci conosciamo da un paio d’anni, ci siamo visti tra eventi e concerti in giro, e abbiamo costruito un rapporto che poi è sfociato in due tracce in studio. Stessa cosa con Ariete. Con Giorgio (Tutti Fenomeni), essendo amici da una vita, è stato tutto naturale. Con Wing Klan (Joe Scacchi e Tommy Toxxic, ndr), che erano al liceo con noi, siamo amici da dieci anni. Abbiamo fatto diverse tracce, ma mai una tutti insieme, quindi volevamo anche incrociare del tutto i nostri percorsi.

Avete mai pensato a una carriera solista?

Non proprio! Però, posso dirti che ognuno di noi sta pensando di fare un progetto per provare qualcosa di diverso oltre i Tauro Boys, per poi re-incontrarci. Alla fine siamo tutti più o meno venticinquenni, per cui anche l’approccio alla musica è diverso e ognuno vuole dare la propria visione del mondo (e un po’ già accade in TauroTape3). Diciamo che più uno cresce e più si hanno delle necessità diverse. Ma Tauro Boys è per sempre (ride, ndr).

Secondo voi, in futuro, dove si potrà attingere per scoprire novità musicali come lo siete stati voi? In passato c’è stato SoundCloud…

Alla fine siamo un po’ in quell’era lì, ancora. Se non è SoundCloud, è Spotify. Pubblicare su Internet ormai è facilissimo ed è la musica che viene da noi. Non sappiamo se c’è una piattaforma oltre SoundCloud, forse Twitch, chi lo sa. Magari creeremo noi una start-up proprio per questo!

Quindi, a proposito di trovare artisti, è più facile o difficile essere notati sulle piattaforme?

Più difficile farsi notare solo con la musica. Devi anche farti notare per qualcos’altro, un’immagine forte o un immaginario particolare! Pubblicare musica e basta non ti renderà facile emergere, chiunque può farlo e di fatto chiunque lo fa. Basta connettersi a un sito dove caricare i propri pezzi.

Quindi la presenza di qualcuno che aiuta, un po’ come Carl Brave è stato per voi all’inizio, potrebbe essere poi utile?

Nel nostro caso, con Carl Brave è stato un rapporto d’amicizia che è nato dopo essere andati da lui a registrare le nostre prime cose. Noi non abbiamo avuto propriamente qualcuno che ci abbia “iniziato”, siamo sempre stati al Virgilio e “i più grandi” erano Arturo (Side Baby), o Ketama, che è un anno più grande di noi. Carl l’abbiamo incontrato solo dopo perché era diversi anni più grande.

Però, sì, avere una sorta di “benedizione” da qualcuno oggi aiuta, molto più di quando abbiamo iniziato noi. Se oggi riesci a fare un featuring con un artista importante, riesci a farti notare indubbiamente.

Domanda bonus: che mi dite del “viaggione” dance di Roma suono dimensione?

Praticamente una bonus track! È l’ultima del disco che è stata registrata ed è nata con lo spirito del primo tape. L’abbiamo inserita perché eravamo andati in studio con un altro obiettivo, cioè finire la traccia con Tutti Fenomeni, ma Prince ha fatto un beat la mattina stessa. Ci siamo gasati, Giorgio ha fatto il ritornello nel suo vecchio stile e l’abbiamo fatta cotta e mangiata! Nell’ottica che questo fosse l’ultimo capitolo della trilogia, ci piaceva inserire un pezzo finale efficace e corretto a livello stilistico con il primo. Infatti è uno “svarione” totale!

Ascolta TauroTape3 dei Tauro Boys

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