Gli Slings, tra la trap e il ballo, fanno muovere e raccontano Brescia. L’intervista

Il duo bresciano ha fatto una chiacchierata con noi in occasione dell’uscita del remix della loro Thick, in feat con MamboLosco
Slings, foto ufficio stampa

Gli Slings sono un duo bresciano a cui piace fare pezzi da club per far ballare gli amici e passare good vibes. Il video di Thick Remix, uscito venerdì, 8 aprile, e in featuring con l’amico MamboLosco, ne è un esempio. A renderli davvero noti è stata proprio la loro precedente collaborazione con il rapper vicentino nella banger Onlyfans. Il brano ad oggi registra quasi 21 milioni di streaming su Spotify ed è stato certificato disco d’oro.


Sarebbe avventato però definire Ibra e Prince degli one hit wonders. Gli Slings hanno infatti più frecce al loro arco, oltre alle idee chiare, tanta fame e nessuna voglia di fingersi ciò che non sono. Lo hanno dimostrato nel loro esordio Wave, uscito in versione deluxe all’inizio dell’anno, e anche in questa intervista.


L’intervista agli Slings

Vi aspettavate il disco d’oro per Onlyfans?

Prince: Nella mia testa ero convinto che avrebbe fatto parlare di noi, è un pezzo forte. Siamo rimasti fermi un po’ e ci mancava un brano che in qualche modo ci definisse. Però fare tutti quei milioni di streams, disco d’oro…quello non me lo aspettavo. Eravamo abituati a puntare alle 200mila views.

Parlando di Wave, perché avete deciso di dividere l’uscita di Wave in due parti?

Ibra: Volevamo tenere i pezzi più introspettivi per l’inverno. La prima metà è uscita il 6 agosto, abbiamo iniziato con dei brani più leggeri. Sarebbe stato pesante farne uscire 14 mentre la gente era in vacanza.

Gli Slings puntano sempre a far muovere, insomma.

I: Sì, l’obiettivo è far ballare e divertire. Poi facciamo anche cose diverse, ma quello rimane il nostro cavallo di battaglia.

Locali e club come il Basement di Brescia vi hanno influenzato nel genere che fate?

I: Più che i club, sono state le nostre amicizie. Conosciamo tanti ragazzi che ballano e per noi era bella l’idea di fare canzoni che loro potessero usare per muoversi. Li abbiamo sempre visti farlo su canzoni americane e volevamo portare l’equivalente italiano.

Quindi la musica per gli amici, prima che per i numeri?

I. Sì, perché tanto hanno sempre rispecchiato la reazione del nostro pubblico. Sono lo stesso genere di persone che compongono la nostra fan base, quindi se piace a loro, stiamo facendo bene.

Gli Slings e la strada: «Parlarne è più facile che fare le hit»

Volete far divertire, ma avete anche fatto brani come Don’t Cry e Scarpe pulite. È stato difficile raccontare quel lato degli Slings?

P: Per me è importante far capire che se noi facciamo musica per far ballare non vuol dire che non abbiamo avuto un percorso difficile. Non facendo cose più conscious, le persone hanno pensato che non venissimo da un certo tipo di quartieri. Abbiamo deciso di fare Don’t Cry e Scarpe pulite per raccontare anche quella parte della nostra realtà.

I: Non è stato difficile, abbiamo scritto di getto. Parlare di cose che ci riguardano è sicuramente più semplice. A volte, paradossalmente, è più complesso dover ragionare su parole catchy e che arrivino in modo immediato alle persone.

Vedete tanto “fake” nella scena?

I: Una grossa fetta della scena è così. In Francia o in Germania ci sono artisti con addosso delle tute marce ma che vanno tanto perché fanno bella musica. In Italia invece è fortissima l’immagine. Il personaggio è importante quanto la musica se non di più.

P: Io penso a Morad (rapper spagnolo, ndr.): sentendo le sue canzoni pensi parli d’amore, ma poi leggendo i testi scopri che canta di strada e ha vissuto nel ghetto. In Italia chi vuole fare rap racconta anche cose che non ha vissuto sulla sua pelle e a volte sembra che non puoi fare musica se non hai una storia difficile alle spalle. È il motivo per cui qualcuno ha pensato che fossimo ragazzi ricchi che vivevano nei palazzi più prestigiosi di Brescia.

Voi invece che la strada l’avete vissuta preferite passare messaggi più positivi.

P: Il nostro obiettivo è rendere fieri i nostri genitori e poterci permettere una casa con la nostra passione. Non me ne frega nulla di essere real o gangstar, anche se ho conosciuto persone che lo erano e ho avuto un’infanzia travagliata. Poi, sicuramente, quando arrivi ad avere tante persone che ti seguono devi stare attento alle cose che dici. Noi Slings vogliamo avere un’influenza positiva sul nostro pubblico.

Mood, il brano che avete realizzato in collaborazione con Bello Figo, è stato criticato. Perché avete deciso di lavorare con lui?

I: È stato lui a scriverci su Instagram per fare un suo brano insieme. Noi avevamo la base di Mood, ma la mia strofa non mi convinceva e lui sembrava perfetto per quel pezzo. C’è chi critica, ma evidentemente è chi non lo capisce. Farà anche ridere, ma è un artista, e se è sulla bocca della gente da 10 anni un motivo ci sarà. Per questo abbiamo deciso di metterlo nell’album. E poi lui è un afro-italiano influente, come stiamo diventando noi.

Un’altra collaborazione importante è quella con Mambolosco: dalla banger Onlyfans a Thick Remix.

P: Quando ci siamo trovati per Onlyfans abbiamo pensato che fosse solo una collaborazione e che sarebbe finita lì, invece è nato un bellissimo rapporto di amicizia. Ci vediamo, non solo per fare musica, come con Nardi e con Finesse (i produttori del brano, ndr.). Mambo è parte della famiglia.

Il nome Slings viene dal nome della squadra di calcio dove giocavate. Ibra dice di essere il più forte a Fifa, ma sul campo chi se la cava meglio?

I: Uguale, Prince è veloce ma io ho i piedi buoni.

P: Ricordati che chi non parla sta ai fatti (ride, ndr). Io non dico niente, lascio parlare lui. Un giorno facciamo una partita e vediamo chi vince.


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