I SixOneSix, dalla danza ad Amici, fino al boom di “4 the Fam”. L’intervista

S4d, Wordy, Juice e Chigga sono giovani, ma hanno le idee molto chiare su quello che vogliono fare e su cosa vogliono dimostrare
SixOneSix
SixOneSix, foto ufficio stampa

Se siete, come me, degli assidui frequentatori di TikTok, vi sarete sicuramente imbattuti nel trend che ha come “colonna sonora” 4 the Fam, vera e propria hit dei SixOneSix. Il gruppo romano, composto da S4d, Wordy, Juice e Chigga, è esploso grazie alla partecipazione ad Amici di Maria De Filippi.


Anche se non sono riusciti a ritagliarsi un posto nella scuola, i SixOneSix, tutti nati tra il 2000 e il 2003, hanno decisamente conquistato il pubblico. A dirlo sono i numeri: 4 the Fam, per dirne una, ha superato i 350mila stream su Spotify.


Abbiamo incontrato i SixOneSix a Milano per farci raccontare la loro storia, e non solo.

L’intervista ai SixOneSix

Qual è la vostra storia?

S4d: Noi ci siamo incontrati da piccoli, nella palestra dove ballavamo, tra gli 8 e i 10 anni. Nel 2016 (da qui il nome del gruppo che starebbe per “giugno 2016”) ci siamo uniti tanto e abbiamo iniziato a raccontare le nostre vite e il nostro mood facendo dei video. Nel 2018 abbiamo aggiunto anche il canto. È nato tutto in maniera molto naturale.

Parlando invece di influenze, quali sono quelle principali?

S4d: Ascoltiamo tantissima musica americana, anche perché ballando è quasi naturale approcciarsi alla musica d’oltreoceano. Poi, ti dirò, può essere che dopo in macchina ascoltiamo Mozart (ride, ndr). Siamo un po’ matti, la musica ci piace tutta.

Wordy: Se dobbiamo dare una prefenza, sicuramente la trap americana: Lil Dark, Lil Baby, A$AP Rocky e Drake.

Artisti italiani?

Juice: Sicuramente Sfera Ebbasta.

S4d: In realtà andiamo più a canzoni che ad artisti. Ascoltiamo tanto anche gli emergenti che sono super freschi e stanno portando tante novità. Ci sono un botto di pischelli forti (ride, ndr).

E ci metterei dentro anche voi, che siete esplosi anche grazie ad Amici. Come mai proprio il programma di Maria De Filippi? Non è esattamente un palco facile per quello che fate voi.

S4d: In realtà sono stati loro a chiamarci. Abbiamo fatto il primo provino e l’abbiamo presa come un’opportunità.

Wordy: Come hai detto tu, forse non era il giusto palco, o pubblico, ma è stata una vetrina importante e siamo andati a giocarcela a modo nostro. Siamo stati noi stessi, e penso si sia visto. Tra l’altro mi sembra che siamo piaciuti molto anche a Maria De Filippi, questo ci ha fatto sicuramente piacere.

Chigga: Una cosa che ci ha tanto aiutato ad Amici è che ci hanno messo alla prova. Non ci siamo fermati e, aneddoto, noi 4 the Fam non la stavamo portando. Era piaciuta al primo provino, ma volevamo portare qualcosa di più fresco, essendo quello un pezzo del 2019. Alla fine alle prove ci hanno chiesto di portarla, e noi manco l’avevamo ripassata. Fortunatamente è andata bene e proprio questa canzone ci ha fatto esplodere.

Amici è un programma “rischioso”. Purtroppo ci sono ancora tanti pregiudizi nei confronti dei talent.

S4d: Ovviamente questa cosa ci è passata per la testa, ma guarda ad esempio Irama: lui quando è uscito dal programma ha spaccato. Sinceramente siamo convinti che se vai ad Amici e fai vedere quello che vali, rimanendo sempre te stesso, è un trampolino di lancio. In America la TV dà tantissimo spazio agli artisti, mentre in Italia andare a fare televisione per tanti è cringe.

Wordy: Bisognerebbe proprio cambiare questo tipo di mentalità. Alla fine anche a noi capita di mettere le mani avanti, ma cerchiamo di vederla sempre come opportunità, perché portando in televisione quello che facciamo vogliamo far vedere qualcosa di nuovo, rivoluzionando un po’ una mentalità vecchia e superata.

4 the Fam ha spaccato ovunque, soprattutto su TikTok. Come avete reagito?

Wordy: Noi veniamo da una realtà molto piccola e quindi avere tutta questa visibilità ci è sicuramente stato d’aiuto.

S4d: 4 the Fam, per problemi con alcune persone, è uscita a distanza di parecchio tempo, perché come ti dicevamo è un pezzo del 2019. Se non l’avessimo fatta uscire adesso, probabilmente l’avremmo buttata. Ha avuto un buon riscontro in zona (Roma, ndr), ma dopo Amici ha fatto il boom, andando in trend su TikTok, in modo super naturale.

Juice: Tra l’altro, a proposito di TikTok, ci fa piacere che il trend che si è creato rispecchi il messaggio del brano.

Chigga: Noi siamo una famiglia, quindi che il 4 Me 4 the Gang 4 the Fam sia arrivato ci fa piacere. Di una “trappata” le persone sono riuscite a cogliere il testo, ed è figo.

E questa è una cosa bella di TikTok: quando nascono questo tipo di trend gli artisti riescono a rendersi conto che il messaggio è arrivato.

Wordy: Esatto. Il contenuto di 4 the Fam forse non è altissimo, ma il messaggio arriva in modo semplice e diretto, come abbiamo visto.

Unite danza, musica e moda. Ma c’è stata una vera e propria ispirazione?

Chigga: In realtà no, perché è nato tutto dai video dove ballavamo. Io riguardandoli mi sono reso conto che mancava qualcosa, ovvero le loro voci.

S4d: Inizialmente è stato fare musica per il piacere di farlo per noi, senza troppi contenuti. Crescendo abbiamo capito come sì fa e che ci lasci dentro tante emozioni, è qualcosa che ti fa vivere.

Wordy: Inizialmente cantavamo solo io e S4d, poi si è attaccato anche Juice, che ha una bella voce, molto melodica. Credo che lui sia stato la chiave di tutto, perché ci ha permesso di creare un vero e proprio scambio di voci e idee, sperimentando con più generi.

Juice: In Italia comunque quello che facciamo noi non si vede tanto, ma in America ci sono tantissimi artisti che cantano e ballano, da Justin Bieber a Chris Brown. Una band trap nel nostro Paese non si è mai vista, anche se questa etichetta non ci piace molto, perché siamo fratelli, una vera e propria gang.

SixOneSix, non chiamateli “boy band”

A proposito di etichette, io vi ho definito boy band 2.0, molto legata anche ai social, che sicuramente vi danno una bella spinta.

S4d: Inizialmente un po’ ci turbava questo termine. Però alla fine ognuno ci può etichettare come vuole, dalla boy band a “quelli di 4 the Fam“, ma siamo poi noi a dimostrare chi siamo: i SixOneSix.

Wordy: Anche noi utilizziamo le etichette, ma anche qui bisognerebbe sbloccare una mentalità sbagliata, perché non c’è niente di male ad essere una boy band. Forse ci fa strano perché pensando alle boy band di un tempo non ci ritroviamo molto, ma se parliamo di ragazzi che fanno arte insieme allora sì, siamo una boy band.

Parliamo dei produttori dei SixOneSix, YCBwoy e Young AM.

S4d: YCBwoy è stato la persona che ci ha fatto avvicinare di più alla musica, perché siamo partiti proprio con lui, che ci ha portato nei primi studi seri. Young AM, che invece è arrivato dopo, è del 2003 ed è fortissimo. Noi ci conoscevamo già da piccoli, ma ci stavamo un po’ sul c***o (ride, ndr). Crescendo ci siamo ritrovati e abbiamo iniziato a scambiarci messaggi e vederci. Adesso siamo sempre insieme, ma si è creata una vera e propria famiglia.

C’è qualche produttore con cui vi piacerebbe lavorare?

Juice: Ce ne sono diversi: London on da track, Metro Boomin, Drillionaire, Sick Luke. Ma anche Mace, Greg Willen e Charlie Charles.

Il vostro ultimo singolo, Spot, è uscito venerdì ed è decisamente diverso da 4 the Fam, con un bel messaggio rivolto ai ragazzi della vostra generazione.

Juice: Spot l’ho scritto insieme a KiddChicco, che è un fratello per noi. In quel periodo non stavo bene, soprattutto con me stesso, quindi avevo bisogno di tirare fuori quello che avevo dentro. È un brano vero, molto personale.

Wordy: Il nostro obiettivo è provare a ispirare gli altri, come raccontiamo anche in Spot. Siamo ragazzi come gli altri, abbiamo tanto da mostrare, ma ci contraddistinguono l’impegno e la costanza. Prenderemo sicuramente tante batoste, e ne abbiamo già prese, ma non ci siamo mai buttati giù.

S4d: La cosa bella dei SixOneSix è che facciamo musica prima di tutto per noi quattro. Ovviamente siamo felici quando i nostri pezzi arrivano anche agli altri, ma trovarsi e scambiarsi opinioni tra noi è davvero importante, ci dà la forza giusta per andare avanti.

In questi due anni voi come siete stati? Nelle vostre parole vedo la passione per quello che fate, ma immagino non sia stato facile.

S4d: Noi stiamo sempre in studio e il primo lockdown ci ha chiaramente tutti divisi. Solo io e Wordy riusciamo a vederci e in quarantena abbiamo quasi tirato su da zero il nostro studio. In quel periodo, tra l’altro, siamo esplosi su TikTok con i nostri video in cui ballavamo. Poi ci sono stati un po’ di problemi con alcune persone con cui lavoravamo e siamo rimasti fermi per un anno con la musica. È stato brutto, perché non siamo riusciti a sfruttare l’hype. Quando abbiamo lasciato andare queste persone ci siamo levati un peso e abbiamo ricominciato da capo, con tutte le difficoltà del caso, ma con tantissima voglia di fare. Questo ci ha insegnato che se prima aspettavamo, adesso se non ci dai quello che vogliamo ce lo prendiamo da soli, o almeno ci proviamo.


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