Sina: «I “Vortici” vanno attraversati, questo album aiuterà molte persone»

Giovane, algherese e universale. Questo è Sina, giunto alla vigilia di un album d’esordio che testimonia la crescita dell’artista e rapper, unico per il suo timbro profondo e graffiante, come le sue canzoni
Sina. Foto ufficio stampa
Sina. Foto ufficio stampa

Il primo album, si sa, è un po’ come il primo amore: non si scorda mai. Lo sa bene Sina, alias di Enrico Solinas, classe ’95, che alla vigilia della pubblicazione del suo album d’esordio, Vortici (Island Records) è emozionato quanto basta, nonostante comunichi nient’altro che tranquillità durante la nostra chiacchierata su Zoom.


Sarà perché forse non è proprio il suo vero debutto: quello c’è stato nel 2020 con My Love Lockdown (Midnight Sun), primo vero progetto che lo ha visto entrare a far parte della grande famiglia Universal e con cui il suo timbro unico, graffiante e avvolgente, si è confrontato con alcuni degli artisti più importanti dell’urban italiano, come Mecna, CoCo e Priestess.


Oppure, sarà perché ora Sina è cresciuto ed è quello che dimostra anche nel disco: ripercorrendo la sua storia all’indietro, giù lungo i vortici della sua vita, tra amori e amicizie, famiglia e lavoro, il Giovane a cui non puoi più fare male (come recita il ritornello del singolo che ha anticipato l’album) sa che le sue guerre personali posso avere una tregua.

Unica voce ospite incastonata nella tracklist di quattordici brani è Rkomi, insieme a una sfilza di artisti che creano il tappeto musicale di Vortici: 2nd Roof, Mr Monkey, Michelangelo, D-Ross e Startuffo, Pherro, Osore, Estremo, Winnie de puta, Sneccio e drag.one. Tutti hanno contribuito a dare un colore uniforme a un album delicato, “sofferto”, così come ci racconta Sina stesso, ma allo stesso tempo necessario per insegnare ad attraversare i vortici della vita e fare tesoro delle nostre esperienze, non importa quanto dolorose esse siano.

Pensi che il percorso che hai fatto in questi due anni sia andato esattamente come te lo eri prefissato?

Come ti dicevo il disco è stato appunto un po’ sofferto. Quando ho iniziato nel 2020 con My Love Lockdown sicuramente mi aspettavo un pelo di più anche da quel disco là, per me è stata una bella parentesi a livello musicale. Per i miei standard e per la mia fetta di pubblico, però, è andato bene, le persone se ne sono innamorate! Ora sono felice di come stanno andando le cose e della musica che ho fatto in questi anni, che secondo me è la cosa fondamentale. Soprattutto, ora la musica è diventata un lavoro a tutti gli effetti, prima le dedicavo la stessa attenzione ma il mio tempo era diviso. Vortici è una bella fotografia di questi anni, gli devo tanto, più io a lui che lui a me!

Mi hai detto più volte la parola “sofferto”…

Be’, con questo disco ho avuto le rivelazioni della vita. Sono proprio cresciuto come persona e a livello di rapporti, lavorativi e personali. Lavoro tuttora con un ragazzo, il mio coinquilino, che registra, mi fa da direzione artistica, mi da una mano come tecnico audio da quando ho 16 anni, che è Valentino e che si è occupato di tutto il sound della mia voce nel disco. Avere un rapporto lavorativo con un fratello che ti conosce da tanto è importante, è condividere quando le cose vanno e quando non vanno. Anche parlando di una ragazza o delle amicizie! Lui mi ha insegnato tanto a livello professionale.

E poi ho lavorato anche con altri produttori, ho girato un po’ e sono cresciuto a livello umano. Sofferto è proprio per questo, subìre un cambiamento – che a volte è sinonimo di sofferenza, lasciare delle cose per crearne altre. E creare è sempre una fatica, che sia un disco, un rapporto, delle consapevolezze o la vita in generale. Il disco è curato artisticamente anche da Mr Monkey, con cui ho scazzato tante volte in studio! Ma alla fine la musica è proprio questo, creazione e distruzione.

A proposito di crescere penso al singolo Giovane, che ha anticipato l’album. Cosa vuol dire nel 2022 diventare adulti? Nel singolo dici: “non mi puoi far male”, che è una prerogativa forse più degli adulti che dei giovani…

Questa cosa di diventare adulti e di crescere secondo me è una domanda che andrebbe fatta ai ragazzi che escono da una pandemia che li ha limitati in tutto. Hanno davvero perso degli anni importanti, dei passaggi e delle tappe che servono a vivere fisicamente un cambiamento. Lo stesso esame delle superiori è un punto fermo, è il primo esame della tua vita. Dopo quel momento, le tue scelte in tutti i campi dipendono da te e te soltanto.

Quando dico “Giovane, non mi puoi far male”: io sono del ’95 e ho raggiunto delle consapevolezze che nella fascia di vita dei 20 anni ti rendono indistruttibile. Non ci si può far buttare giù da cose “leggere” come la fine di una relazione, che guardandoti indietro magari non era così impattante. Quel brano riguarda tante situazioni ma in particolare una relazione finita che mi ha fatto riflettere su come mi fossi rapportato con la persona. Da là ho detto “non mi puoi far male”, nel senso di “ho troppe energie che non puoi prendere”. In certe cose devi passarci attraverso, sviluppare un “lutto” di quella cosa là.

Si può dire che sia quello il principale “vortice” che ti ha colpito?

È stato molto importante quell’evento. L’ho affrontato in maniera positiva, ovviamente dopo qualche tempo. Ci stai tanto male all’inizio ed è una fase che può durare moltissimo, ma ho realizzato tante cose nel mentre e ora sono molto sereno. È stato uno dei vortici di cui parlo nell’album.

C’è quindi un messaggio nascosto nell’album?

Bisogna attraversare i vortici. Non ci sono giustificazioni. Non ci si può fermare là in mezzo, nel vuoto, nella parte centrale. Devi andare oltre e affrontare quello dopo, è la vita! Vortici è un disco vissuto, che spero dia delle consapevolezze anche ad altre persone così come ha fatto crescere me. È molte volte leggero, molte altre volte più pesante a livello testuale. Nel booklet del disco c’è anche una dedica in cui specifico a chi va il disco… E secondo me questo album aiuterà le persone a trovare un equilibrio nella rotazione che è la vita, i vortici, di tanti tipi e di tante età.

Sina: «Col rap riesci a dire delle cose che con il cantato non puoi dire, ma nei live vorrei solo cantare!»

Entro nello specifico della tua vocalità. Hai un timbro incredibile e mi sembra che i colori della tua voce si sdoppino in due personalità: una voce è più melodica e sommessa, l’altra fa rap nel senso più puro del termine. Tu quale senti più vicina a te? Sembra come se quella rap uscisse molto meno rispetto all’altra, forse è quella timida?

Paradossalmente quella rap è la più timida. Io comunque vengo dal rap, ho cominciato a 16 anni facendo le battle di freestyle e la jam in Sardegna, quindi è una parte del mio carattere. Il rap mi ha insegnato a scrivere e a comunicare in maniera artistica, a voler far parte di qualcosa. Adesso sto crescendo e magari mi piace di più ascoltare musica chillout o brani cantati e suonati davvero. A me piace un sacco fare cose come quelle che faccio con Pherro in brani come Collane. Ma anche Male con D-Ross e Startuffo, in cui canto, graffio con la voce. Mi piace moltissimo, soprattutto live.

Di certo in futuro vorrò approfondire il cantato, ma col rap riesci a dire delle cose che col cantato non puoi dire. I flussi di coscienza alla Mac Miller o lo stile di Rkomi, per restare in Italia, mi piacciono moltissimo. Per dire, Dieci Ragazze di Rkomi ed Ernia è un brano stupendo, quel groove è bellissimo con quel tipo di rap. Certo poi sono super fan anche di Luchè e della scena napoletana, ma la mia zona di comfort è il canto e vorrei fare dei live in cui per tre ore canto e basta!

Come ti rendi conto che una produzione fatta per te sia veramente adatta?

Considera che questo disco ha un anno e mezzo e avevamo tra i cinquanta e i sessanta provini. Il concept ora è quasi una piramide, se togli un tassello crolla tutto. Abbiamo fatto una bella scrematura dei brani, e quelli che senti alla fine tu, sono lì per un motivo, sono parte integrante del viaggio Vortici e imprescindibili da tracklist e struttura. È in quei brani che sono io, sempre, e non è una cosa che pensi ma è una cosa che senti. Alcuni brani, come quello con D-Ross e Startuffo, ad esempio, dovevano esserci per forza. Abbiamo anche fatto diverse sessioni con Mr Monkey a Roma, e poi ci sono tanti elementi stupendi, è pieno di chitarre!

E a livello di scrittura? L’unico ospite è Rkomi, come è nata questa collaborazione?

Abbiamo parlato, a distanza, ma è rimasto gasatissimo dal progetto e dal brano, e per questo mi ha fatto super piacere. Lui è un artista di caratura davvero spessa, è forte, e bravo e anche umanamente è un ragazzo fantastico. Per me è stato un onore averlo come ospite, lui ha letto il brano Così soli e l’ha trasformato in una canzone vera, sposando il viaggio e l’anima del brano. Ascoltandolo sembra un film, se chiudi gli occhi lo riesci a vedere!

Sina. Foto ufficio stampa
Sina. Foto ufficio stampa

Potresti dire lo stesso delle altre collaborazioni che hai avuto in passato?

Sì, assolutamente. Mecna con Sta scrivendo… aveva fatto la stessa cosa. Anche CoCo, e gli artisti con cui ho collaborato dal 2020, essendo professionisti hanno sposato davvero il progetto. Loro sono artisticamente “pronti”.

Parliamo delle diverse città in cui hai vissuto. Milano, Napoli, Alghero, Roma, Bologna. Tanti spunti sono sicuramente arrivati. Cosa rappresentano per Sina queste tappe?

Le città fondamentali per questo disco sono principalmente tre, e non me ne vogliano le altre! Sicuramente nella musica che faccio c’è il sapore di Alghero, i suoi profumi. Il mare, la salsedine, quelle cose si respirano secondo me nella dimensione sonora. L’altra è Milano, dove vivo attualmente, dove ho messo la componente stilistica. Vivendola ho potuto impacchettare un qualcosa che ha i piedi bene a terra che può arrivare davvero ovunque. Un’altra città per me fondamentale anche se ci sono stato poco è Napoli. Mi ha insegnato cosa vuol dire tradurre in arte il posto da dove vieni, mettendoci una passione reale nei brani. Alcune cose hanno passione, intensità, ed è una cosa che mi ha insegnato la musica napoletana, la cultura, il vivere Napoli. Cuore, passione, anima nel bene e nel male.

E di queste tre, con Alghero che legame hai? Ti ritieni un artista della scena sarda? Sappiamo che l’isola ha un background molto particolare e molti degli artisti sardi vanno poi alla ricerca di altri “lidi” in cui poter sviluppare la propria musica.

Per questo disco a livello “estetico”, anche nel vestirsi banalmente, ho collaborato con Antonio Marras che è un brand algherese ormai nazionale, anzi internazionale di alta moda. Io mi sento un po’ come lui: un artista sardo, algherese, ma anche “universale”, che però non vive in Sardegna ad Alghero. Alghero è la mia mamma: ti cresce bene e con i valori giusti, ma a livello di percorso anche umano io ho bisogno di vedere e fare e disfare tante cose, e Alghero mi taglia le gambe da quel punto di vista.

È un po’ come vivere tutta la vita a casa di tua mamma: dopo un po’ devi andartene, ma poi ci ritorni per le occasioni speciali! E poi a volte alcuni artisti, soprattutto del sud, vengono un po’ rinchiusi in delle etichette. “Sardo, siciliano, partenopeo”: io voglio essere artista per arrivare a tutti, ma anche algherese e sardo.

C’è chi poi dei tuoi colleghi sente di più l’appartenenza alla Sardegna e chi no. La stessa Machete è uscita dai ranghi per fare quello che poi ha fatto.

Ecco, loro sono un esempio di quello che ti stavo dicendo. Nel loro roster hanno molto di Milano, ma Nitro è di Vicenza, tha Supreme è di Roma… Salmo, Slait e quello che hanno costruito sono sardi, ma ora sono di tutta Italia.

Cosa c’è nel futuro di Sina dopo l’album d’esordio?

Dopo questo album mi auguro solo una cosa: fare live, crescere da quel punto di vista. So che dopo che farò un giro in tutta Italia crescerò ancora di più e non vedo l’ora. Questo è quello che so! Altri progetti e altre cose verranno e le prenderò come vengono. Ma i live prima di tutto!


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