Silent Bob e Sick Budd: «”Piove Ancora” è il giusto compromesso tra citazioni e attualità»

Il rapper e il producer con il nuovo progetto dimostrano di non volersi uniformare alla massa, con sonorità anni ’90 senza essere retrò e liriche taglienti e che vanno dritte al punto
Silent Bob e Sick Budd
Silent Bob e Sick Budd, foto ufficio stampa

Un progetto figlio del primo lockdown, cupo e carico di rabbia, per raccontare malessere e rinascita. Questo è Piove Ancora, il nuovo album di Silent Bob e Sick Budd uscito oggi, venerdì 5 novembre su etichetta Bullz Records.

L’album arriva dopo il successo ottenuto con Piano B, primo progetto del duo, in un momento in cui tutti, compresi Silent Bob e Sick Budd, eravamo chiusi in casa e l’unica cosa che potevano fare era nuova musica. «Ci siamo resi conto che il disco funzionava subito dopo il lockdown, perché in casa non avevamo gli stimoli necessari per iniziare un nuovo progetto, soprattutto dopo aver fatto quello che per noi è stato “il disco della vita”» ha raccontato Silent Bob durante la conferenza di presentazione dell’album.

«Ci stavano tagliando le gambe su tutto, perché non potevamo portare in giro il disco. Dopo Piano B, che raccontava la sofferenza di dover trovare altro dopo un piano A andato male, abbiamo deciso di chiamare il nuovo progetto Piove Ancora perché ci siamo ritrovati di nuovo col culo per terra».

La rabbia positiva del rapper, le produzioni originali e contemporanee di Sick Budd

Il rapporto tra Silent Bob e Sick Budd è nato per esigenze lavorative e si è trasformato in una vera e propria amicizia, fatta di stima reciproca e obiettivi comuni: «Vogliamo andare nella stessa direzione, senza uniformarci alla massa» ha raccontato il producer. E la voglia di slegarsi da quelle che sono le sonorità di tendenza lo si sente subito in Piove Ancora, un progetto con sfumature diverse, con influenze che arrivano non solo dal rap anni ’90, ma anche dal blues e dal jazz. «Siamo partiti dal jazz e dal blues, mischiandoli al rap old school, rendendoli attuali e unire ingredienti diversi per essere unici, originali e contemporanei allo stesso tempo» ha spiegato Sick Budd. Soprattutto, come detto dal producer, hanno seguito i loro gusti personali: «È stato bellissimo poterli inserire nel nostro progetto. Ci sono forti richiami agli anni ’90, una scelta non facile perché bisogna sempre capire a cosa si sta andando incontro».

Silent Bob è un artista che va dritto al punto. Le sue barre sono nude e crude, autentiche e sincere. Come lui stesso ha raccontato, inoltre, difficilmente ritocca ciò che scrive: «Mi chiudo in me stesso quando scrivo, seguo il flusso di coscienza e arrivo dritto al punto e può risultare rabbioso, ma la mia è una rabbia positiva. Mi aiuta a prendere le decisioni di petto e a non soffocare».

Inoltre, a breve distanza dall’uscita dell’album, martedì 9 novembre, uscirà il video di Vedova Nera, singolo estratto dall’album in premiere video su YouTube.

Le nostre domande a Silent Bob e Sick Budd

Avete detto che mettere delle sonorità anni ’90 nel disco può non essere facile. Questo perché il pubblico potrebbe avere difficoltà a recepirle?

Sick Budd: Il grande pubblico del rap di oggi arriva da altre sonorità e non ha come background gli anni ’90. Dal 2015/2016 molti hanno come riferimento la trap, genere che in Italia ha spopolato, ma non hanno magari troppa conoscenza di quello che c’è stato prima. Probabilmente l’hanno riscoperto, ma non sono partiti da lì. È difficile perché devi utilizzare un altro linguaggio con dei ragazzi che magari sono di un’altra generazione. Sono convinto che la nostra formula sia molto più attuale di tanta roba che gira adesso. Abbiamo trovato il giusto compromesso tra citazione e attualità e già Piano B mi aveva dato la conferma che si potesse riportare quel sound all’attenzione del pubblico.

Alle nuove generazioni quindi manca un po’ di cultura del rap?

Sick Budd: Sì, sicuramente sì. Adesso poi hai talmente tanta musica a disposizione che fai fatica a fare il percorso all’indietro, è difficile. Poi, più vai a ritroso più il linguaggio, sia quello delle parole che quello musica, cambia tantissimo. Io ho sempre fatto fatica ad ascoltare il rap anni ’80, mentre gli anni ’90 per me sono stati l’apice della mia cresciità musicale. Penso ci sia una difficoltà, ma vedo anche che se sai proporre la cosa nella maniera corretta puoi non risultare antiquato.

Silent Bob senza catene, in un disco che lo rappresenta al 100%

Silent Bob, parliamo dei feat del disco. Mentre Speranza è più vicino al tuo mondo, Drast è complemente diverso e parla molto alle nuove generazioni.

Ho cercato di variare il più possibile, anche portando qualcosa di inaspettato. Speranza ad esempio te lo aspetti. Ci troviamo d’accordo come persone e siamo vicini nel comunicare la rabbia e tirarla fuori in modo simile. Drast l’ho scelto perché Baci di Giuda per me è talmente importante che volevo qualcuno che spezzasse il filone e desse un po’ di respiro al brano. Abbiamo un modo di comunicare diverso, ma a livello di profondità e modo di dire le cose siamo molto diretti.

In questo disco ti sei un po’ liberato da alcune catene, come i giudizi degli altri su quello che fai.

Ho iniziato a scrivere questo disco che stavo lavorando per gli altri, scrivendo canzoni che potessero piacere a loro e non a me. Dopo tutto quel periodo molto buio, dove non trovavo la via giusta, la luce è arrivata quando ho capito che dovevo fare le cose a modo mio, come se ancora non mi ascoltasse nessuno. Questo ha dato vita a un disco che mi rappresenta al 100%.

Ascolta Piove Ancora, il nuovo album di Silent Bob e Sick Budd

Articolo Precedente
Laila Al Habash - Mystic Motel - intervista - foto di Gianluca Moro - 1

Benvenuti al "Mystic Motel" di Laila Al Habash, tra urban e cantautorato indie. L'intervista

Articolo Successivo
Nuvolari. Ph. Stefano Bazzano

Alla scoperta di Nuvolari, nuovo ingresso nel roster di Bomba Dischi: l'intervista

Articoli correlati
Total
3
Share