Side Baby: «Sono io il re del vero»

Verità, autenticità, rispetto. È il mantra che guida il nuovo album di inediti del rapper romano, in arrivo venerdì 25 giugno
Side Baby
Side Baby, foto di Claudia Lola De Nicolò

Nel maggio del 2018 finiva l’avventura con la Dark Polo Gang; nel 2019, pubblicava il suo primo disco solista. Ora Side Baby, al secolo Arturo Bruni, classe 1994 è tornato, ma con la trap dice ancora quello che pensa. Non filtra, non edulcora e usa parole del linguaggio di strada, come ne*ro, senza censurarsi, né chiedersi se scatenerà polemiche sul suo secondo album solista, Il ritorno del vero, in uscita domani, 25 giugno, per Believe.

Side Baby non si preoccupa di dire “Sto rincoglionito! Mi sono appena svegliato”, quando iniziamo a chiacchierare alle 11 suonate. Come non si preoccupa di assecondare la moda di girare i video nella capitale italiana del rap game (Milano), perché preferisce mostrare il posto in cui è nato, Roma.

Se i social sono lo specchio della vita che possiamo costruirci, i suoi riflettono le immagini di quella che vive davvero, come le foto della fidanzata dalla quale aspetta una bambina. La prima cosa che insegnerà a sua figlia è il rispetto, ed è anche la prima parola che pronuncia quando gli chiediamo di suo padre Francesco, famoso regista. Non è una frase retorica, ma una coincidenza significativa. Arturo non vuole incarnare nessun personaggio, per questo ha scartato l’idea di intitolare l’album Side Baby, aveva già chiamato il primo Arturo e non ha altre identità da mostrare. Se non l’immagine unica e coerente di se stesso, raccontata attraverso la produzione del fedele Sick Luke e le collaborazioni con gli artisti in cui si rispecchia: Gianni Bismark, Izi, Paky e Ketama 126.

Leggi un’anticipazione della nostra chiacchierata con l’artista, l’intervista completa è nel numero di luglio di Billboard Italia.

Questo è il tuo ritorno, lo dici fin dal titolo e nelle primissime barre hai usato la parola crack. Subito viene in mente Crack Musica, il successo con Tony Effe. Quindi il tuo ritorno di oggi è un ritorno al passato?

Sì, ma solo come riferimento strumentale alla crack music. È un approccio nuovo, il ritorno al passato è legato solo ad alcune sonorità.

A proposito di Tony Effe: il fatto che Sick Luke è sempre stato presente nella vita di entrambi, anche quando non collaboravate più, ha favorito il vostro riavvicinamento?

Non abbiamo mai chiuso, solo che quando sono uscito dalla Dark ci siamo un po’ allontanati, artisticamente, non umanamente.

In questi giorni c’è stata una polemica su Madame, infastidita da alcuni fan mentre era a tavola. Tuo padre ha scritto sui social: “Se chiedessero una foto a me sarei contento”. Che rapporto hai con lui?

Ho visto che si è alzato un polverone perché Madame non ha voluto fare la foto. Forse mio padre non sa nemmeno chi è! Più che altro, ha visto che tutti ne parlavano e voleva fare il simpatico, è boomer, è di quella generazione che usa i social così. Devo stare sempre attento che non scriva cazzate, non posti foto che non deve pubblicare e non dica cose che non deve anticipare! (Ridendo, si riferisce a quando il padre ha svelato pubblicamente che Side sarebbe uscito dalla Dark Polo Gang, ndr). Ho un ottimo rapporto con lui e gli voglio una cifra di bene. Mi supporta ed è orgoglioso del mio percorso nella musica. Non è un rapporto amichevole, non lo è mai stato, ma ho grande rispetto per lui. Ha fatto della sua passione il suo lavoro, e se non ho mai pensato di fare qualcosa che non fosse seguire la mia passione, è perché l’ho visto fare a mio padre.

Ti ha ritratto anche in un film (Cosa sarà, 2020), in cui il personaggio che recita come suo figlio ha un tuo poster. Tu hai visto il film, ti sei rivisto in quel personaggio o no?

Non è ispirato a me, mio padre mette dentro i suoi film degli elementi. In realtà, è come una citazione. Lui inserisce nelle sue opere mia nonna, mia madre, mio zio o una mia canzone come colonna sonora… tutta la famiglia.

Side Baby, foto di Claudia Lola De Nicolò

Tornando all’argomento Madame: cosa ne pensi, che rapporto hai tu con i fan?

A me è capitato che mi chiedessero una foto dopo una notte intera a lavorare senza aver dormito. Non avrei mai mandato a quel paese qualcuno! Lei magari si è semplicemente
sbagliata, non saprei. Io però non vedo i fan come tali, per me sono persone che ascoltano la mia musica e sono onorato. Quel pischello che ascolta le tue canzoni potrebbe essere il prossimo te, come a me capitava di incontrare i rapper e alcuni non mi salutavano neanche. Ora mi chiedono i feat.

Nel frattempo, noto che Arturo sta disegnando delle tag. Gli chiedo cosa stia disegnando, e lui risponde: «Scarabocchi, facevo writing, a me piace tutta la roba hip hop… street.»

Parliamo del brano Tatuaggi in faccia. Quando scrivi parole come palle di ne*ro pensi che possano creare delle polemiche?

Non ricordavo nemmeno di averlo fatto, perché sarà forse la prima rima in tutta la carriera in cui uso la parola ne*ro. E poi io scrivo di getto. Non è un riferimento razziale. In America il rap è fatto da afroamericani, ma a noi manca quel retaggio culturale, allora qui i ragazzini hanno il complesso di non essere black. Il discorso sul razzismo è un problema che abbiamo qui in Italia perché c’è tanta ignoranza. Io ho solo detto “puzza di palle di nero” per dire che la droga di cui parlo nel brano è stata comprata a Termini.

Hai dato una forte connotazione di Roma. Restituisci con la tua musica il contesto della città, un immaginario che ti appartiene tanto.

Esatto, la mostro per come è e voglio esaltarla. Non voglio andare a girare i video a Milano come fanno tutti. Io mostro Testaccio. Mi rispecchio nell’autenticità della Capitale. Io sono la Roma verace. Voglio che anche mia figlia nasca a Testaccio.

Quale sarà la prima cosa che le insegnerai?

Bella domanda! Il rispetto per il prossimo.

In Fontanelle e sampietrini c’è il boombap. La traccia con Izi è più banger. Che direzione vuoi dare alla tua musica?

Ti confesso che tanti pezzi del disco sono datati, perché per un lungo periodo non ho potuto far uscire canzoni. Era questo il motivo della mia assenza, anche se molti pensavano stessi a disintossicarmi in Svizzera o chiuso in un tempio Shaolin. Solo vincoli contrattuali. Comunque, voglio sperimentare.

Non vuoi essere solo il re della trap.


Io sono il re del vero.


Perché hai chiamato l’album Il ritorno del vero?

Perché è il mio ritorno e io sono il vero: non secondo l’accezione rap, come gangsta, real. Intendo vero come persona, che non rappresenta un personaggio. Il rap è sempre stato il genere che racconta storie reali, ci tengo a portare avanti questo aspetto. Gli altri mostrano sui social una vita diversa da quella che hanno realmente. Mi chiedo se, finita quella recita, quando tornano a casa, hanno anche una famiglia, qualcosa di vero, oppure mentre sono in camera da soli continuano a credere di essere super G. Io sono in giro per strada davvero, sto con i ragazzi, la mia donna, i miei, e sono sempre Arturo Bruni.


Il vero Side Baby insomma, come nel pezzo che hai chiamato Slim Shady, il brano in cui Eminem mostra il suo alter ego, quello che non le manda a dire. Con Il ritorno del vero vuoi mostrare – dopo Arturo – il tuo vero alter ego?

Ti svelo che avrei voluto chiamare il disco Side Baby per l’aspetto dell’alter ego che hai messo in evidenza tu, ma alla fine mi sono detto: che io mi chiami Side o Arturo, sono me e basta. Arturo Bruni è abbastanza G per ‘sta merda.


Scrivi: “Dalla strada puoi avere tutto, tranne l’amore”. C’è qualcosa che ti è mancato, o di cui hai fatto a meno?

Tante cose, quello che voglio dire con quella frase è che dalla vita di strada puoi avere tutto, ma nessuno che ti voglia bene veramente. Sono tutti pronti a fregarti.

Nell’album parli di musica che pulisce e di droga. La musica ti ha aiutato ad allontanarti dalla droga o, al contrario, è con la musica che ti sei avvicinato agli eccessi?

La musica è la mia salvezza, ma il successo può portarti agli eccessi, dipende da come si sceglie di vivere questo ambiente. La rima nel testo vuol dire che il business della musica, sporca perché street, viene utilizzato per ripulire il business della strada. Ho sempre parlato di droga, perché nonostante io non venga da un ghetto, l’ho sempre avuta davanti agli occhi. Ci tengo a parlarne, soprattutto per gli altri. Tanti ragazzini mi inviavano foto di pillole per cercare la mia approvazione. Non voglio invitare all’uso della droga, sono cresciuto con la generazione di rapper che la droga la vendeva, non la usava. Ora tutti i testi rap parlano di pasticche, poi c’è stato il momento Lil Peep, le dervie, gli sciroppi…

E a livello personale invece? Se parli di droga nel disco, vuol dire che hai superato un momento “no” del tuo passato, ed è un modo per dire a tutti che ora Side Baby non ha problemi a raccontarlo?

Sì, che non ho croci e sono pronto a riprendermi tutto!

Daniela De Pisapia – Articolo in collaborazione con lacasadelrap.com

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