Shiva: «”Dolce vita” è (anche) l’infelicità dietro al successo»

Dopo una lunga pausa, Shiva torna venerdì 11 giugno con il nuovo album di inediti Dolce Vita. La nostra intervista
Shiva
Shiva, foto di Antonio De Masi

Con Auto Blu ha totalizzato cifre da capogiro. Adesso Shiva è pronto a tornare sulla scena, dopo un periodo di silenzio, con Dolce Vita, il suo nuovo album in uscita venerdì 11 giugno per Sony Music Italy.

Così, ad esattamente un anno e due mesi dalla sua hit sul sample di Blue degli Eiffel 65, Andrea Arrigoni (vero nome di Shiva, ndr.), rapper classe ’99, è pronto a dimostrare di poter raggiungere la vetta ed entrare di diritto tra gli artisti più importanti della scena rap italiana.

Nel nuovo album, composto da 12 tracce, svetta un unico featuring, internazionale e di spessore: quello con Lil Baby.

Ecco un’anticipazione della nostra chiacchierata con l’artista. L’intervista completa sarà sul numero di giugno di Billboard Italia.

Come la divinità induista Shiva, manifesti più lati di te stesso. Quali volti hai mostrato in questo album, e quali no?

Sicuramente il mio lato più personale e sincero, mettendo da parte i vari luoghi comuni della trap: sai com’è, i classici “flex” sulla ricchezza, sul benessere e sul successo, che sto vivendo grazie alla mia posizione attuale.

Auto Blu, un doppio disco di platino e un posto nella Top 100 Global di Spotify. Poi, il silenzio. Cos’è successo?

Auto Blu ha avuto così tanto successo da generare un effetto contrario, perché il mio pubblico era stazionato sulle mie cose passate, un percorso che puntava molto più al contenuto piuttosto che ai numeri. È una smash hit che è riuscita a prendere un pubblico ancor più giovane di quello al quale puntavo inizialmente. Tutto ciò mi ha fatto riflettere e ho capito che avrei dovuto portare avanti un percorso lirico e personale. All’interno di Dolce vita ho voluto dare molto più spazio ai miei pensieri. Il silenzio generale è dovuto proprio dal fatto che faccio rap, non un altro lavoro, quindi se non ho cose concrete da dire, preferisco stare zitto. Questa cosa non è da molti nel rap game: il primo che mi viene in mente è Marracash, quando uscì Persona, dopo un silenzio durato più di tre anni.

Parlando di Dolce vita, quali sono stati i momenti più difficili dietro il progetto?

La pandemia è stata la difficoltà più grande. Come per molti altri artisti ha rovinato un po’ il metodo creativo: prima conducevo una vita tra un concerto e l’altro, mi immergevo nelle varie situazioni, suonavo in studio e mi facevo ispirare. È stata una brusca interruzione di un flusso costante, ma è anche grazie a questo periodo se ho dato vita a brani più riflessivi, pur sempre rientrando nei canoni dell’attuale trap.

Shiva: «La cosa fondamentale è non abituarsi al successo e non cullarsi nelle proprie zone di comfort»

Dalla copertina si avverte solennità, sei all’interno di una gipsoteca. Cosa rappresenta per te questo luogo?

La gipsoteca contiene al suo interno una riproduzione in gesso della Madonnina di Milano, il simbolo del Duomo, che mi ha aiutato ad esprimere i concetti di tempo e fatica che un gessista impiega in ogni sua opera. Mesi e mesi di lavoro per disegnarla e scolpirla, sporcandosi le mani di gesso, metafora che sta ad indicare il duro lavoro che c’è dietro. Inoltre, ovviamente, la Madonnina ricorda il mio attaccamento alla città dove sono nato e cresciuto.

Cos’è per te, arrivato a questo punto, la “dolce vita”?

Mi sono ispirato al titolo del film di Fellini (La dolce vita, 1960), la noia e l’infelicità che c’è dietro al successo, ai soldi e all’apparente ricchezza. Mi fa pensare alla fatica enorme che ho fatto per raggiungere gli obiettivi ai quali sono arrivato, quando in realtà, sono solo all’inizio. La cosa fondamentale è non abituarsi al successo e non cullarsi nelle proprie zone di comfort.

Dal richiamo alla trap americana alle aspettative di Shiva su Dolce Vita

Mastercard richiama la trap americana: perché Lil Baby come unica collaborazione? 

Lil Baby è uno dei migliori, nonché il mio rapper preferito, quindi per me è stato un onore. Avevo chiuso il featuring prima che raggiungesse il successo, e lui basta e avanza! Se non avessi avuto la possibilità di collaborare con lui, avrei optato per la presenza dei “king” della scena attuale, tipo Marra e Guè. Avrei anche provato ad inserire una voce femminile, come Mara Sattei, Giorgia ed Elisa.

La mia storia, unico singolo estratto, uno stile in contrasto con i tuoi lavori precedenti. Perché scegliere questo brano come apripista del disco?

Questa è una di quelle cose che ho cambiato all’ultimo. Dopo tanto silenzio ho preferito far uscire il pezzo in cui, forse, parlo più intimamente. Per me era un bel modo per tornare indietro e riprendere il mio stile, per dire qualcosa di concreto e metterlo in chiaro. Sicuramente uno dei brani che più preferisco dell’album.

Cosa ti aspetti dal futuro dopo l’uscita di Dolce vita? Quali sono i tuoi prossimi passi?

Prima di tutto ho bisogno di tornare com’ero prima, prima del blocco totale. Voglio diventare, musicalmente, uno dei punti di riferimento della mia città, tornando a fare la differenza a livello artistico, anche agganciandomi all’ambiente della moda. La musica rap e la moda le ho sempre viste come due cose strettamente collegate: non posso spoilerarti molto, ma succederanno un sacco di cose sorprendenti quest’anno.

Articolo di Andrea Scalia

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