Sgribaz: «Portiamo rispetto a Machete, ma la Nuova Sardegna è speciale»

Il 25 marzo esce il nuovo progetto dell’artista di Cagliari. Con Cosa Saremo (Mixtape) l’obiettivo è uno soltanto: lasciare un segno, sulla mappa e su tutte le persone che lo ascolteranno
Sgribaz, foto ufficio stampa
Sgribaz, foto ufficio stampa

Quando si parla di rap e Sardegna, dai piani alti delle classifiche italiane, si pensa spesso a Salmo e alla Machete Crew. Ma se si stringe ancora un po’ l’obiettivo sull’isola, si può vedere quanto il ribollire artistico sia, generazione dopo generazione, più che vivo, tanto da dare origine in questa ultima manciata di anni a movimenti freschi e alimentati da giovani rapper e producer con tanta voglia di fare (e di restare).


È la Nuova Sardegna, dove Sgribaz e soci (da PRACI a Enomoney, con base a Cagliari, ma ci sono anche Luchetto, Low-Red, Cage.488, Rico Pmf, Razer.Rah, Prisoner e Ilovethisbeat a Sassari) hanno dimostrato che dall’amicizia può nascere qualcosa di interessante, anche a livello creativo. Ce lo hanno insegnato intorno al 2016 la WildBandana e la Drilliguria qualche chilometro più in alto, nella ridente Genova. Infatti è nel successo di questa wave che va letta l’eredità dell’hip hop in Sardegna, oggi.


E proprio venerdì 25 marzo, si accendono i riflettori sul nuovo progetto di uno dei talentuosi artisti di questa interessante scena, sempre più desiderosa di piazzare la propria bandiera sul territorio sardo e di espandersi ancora oltre. Cosa Saremo è il nuovo album, anzi, Mixtape (Launcher Music, Believe), come specifica il titolo, di Sgribaz – alias di Lorenzo Calderone, classe 2000.

Anticipato dai primi singoli con già migliaia di visualizzazioni, l’astro nascente della Nuova Sardegna condivide con noi gioie e dolori della sua età (sin dal precedente 00 Adolescenza Mixtape), ma ci dà anche un’occasione per sbirciare nel futuro della Sardegna, nei suoi obiettivi, nel destino del rap e un po’ anche in quello di ognuno di noi.

Conosciamoci meglio: come ha iniziato Sgribaz a fare rap? Quali sono stati i suoi primi passi?

Ricordo che ero con mio fratello (Enomoney) in un villaggio turistico con i miei genitori. Nella noia, lui ha aperto FL Studio e ha provato a fare un beat. Lì mi è venuto il pallino di fare freestyle, ma faccio davvero schifo! Però mi è rimasta la voglia di raccontare, di scrivere. Abbiamo iniziato così, ma eravamo veramente scarsi, mi vergogno tantissimo dei miei primi pezzi. In Teenager, un brano che ho registrato con Mario (Low-Red) racconto anche che mi prendevano in giro. Non avevo ancora trovato la mia posizione, ma poi ho insistito, ho scavato dentro di me e oggi ho qualcosa che vorrei fosse la mia vita. Avrei voluto fare anche il giocatore di basket, ma quando mio nonno mi disse “sei alto 1,70, dove vuoi andare”, ho cambiato idea (ride, ndr). La musica è la mia direzione ora. 

Per chi fa rap, non saper fare freestyle è un problema nel 2022?

No, anzi, il contrario! Se tu sai fare freestyle e non sai fare canzoni è il problema. Ci sono molti freestyler che non hanno saputo diventare bravi cantanti, mentre altri sono diventati fortissimi. Guarda Lazza, Emis Killa. Io mi sento molto bravo a scrivere, a fare metafore che a volte non mi spiego neanche io, visto che andavo malissimo in italiano. Ma nel fare freestyle potrei iniziare a balbettare!

Poi hai esordito con 00 Adolescenza Mixtape (2021) in cui eri appunto un adolescente che racconta la sua storia di tutti i giorni. In cosa hai fatto un step in avanti in Cosa Saremo (Mixtape)?

Secondo me questo è un seguito del precedente. Lo step in avanti sta nella maturità artistica diversa di Sgribaz, che qui si inizia ad intravedere, mentre 00 Adolescenza era ancora un po’ troppo adolescenziale, alcuni concetti potevano essere espressi meglio. Da tutti i punti di vista, scrittura, beat, melodie, c’è stata una crescita. Anche qui scrivo di quello che vivo, ma sono diversi i periodi di scrittura, anche all’interno dello stesso album. Qualche brano è stato un esperimento, come Sorry, un pezzo pop che ha il suo omologo nel progetto precedente. Ma la stessa Crush ha un processo di scrittura diverso dalla stessa Sorry nonostante si parli d’amore, di ragazze. È il flusso che è sempre differente, perché sono state scritte a settimane di distanza. 

sgribaz
Sgribaz, la cover di Cosa Saremo (Mixtape)
L’ultimo brano estratto dall’album è anche l’intro: Back2Back. Tu dici: “È il momento di far capire a tutti che non siamo di passaggio”. Cosa intendi con questa frase e qual è il segreto per lasciare davvero un segno nella musica?

Al giorno d’oggi c’è tantissima musica in giro, sembra che la faccia chiunque, e molti sono un po’ fuochi di paglia. Alla fine dei conti, la musica che conta è però quella che rimane, quella che riascolti sempre. Perciò noi non siamo di passaggio, prendiamo le scale magari, non l’ascensore. C’è gente che dopo un anno ascolta ancora 00 Adolescenza Mixtape: questo è il segreto per me, e sono sicuro che la mia musica rimarrà nel tempo e nelle persone a prescindere da come andrà. Non credo ci sia un segreto in generale, credo che occorra metterci se stessi, raccontarsi per quello che si è, e saper raccontare la propria storia in modo figo. E poi non si è obbligati a fare musica! Si fa quando si ha qualcosa da dire.

Nella seconda frase dello stesso brano dici che vuoi mettere “la tua city sulla mappa”. Com’è lo stato di salute della Sardegna e in particolare di Cagliari in questo momento nella scena musicale attuale?

A parer mio, è come se ancora non esistessimo! A Cagliari si sono sempre mosse delle cose, ma nessuno ha mai davvero tirato fuori la testa dalla città facendosi notare. In altre è successo. Questa è una città che avrebbe bisogno di qualcosa del genere: è speciale, nonostante i difetti. Ma la cultura del rap non è così tanto sviluppata, la gente ascolta il reggaeton, o la musica trash. E ci sono personaggi che sono anche andati di moda ma era spazzatura. Per quello mi piacerebbe mettere “la mia city sulla mappa”, portarla nel game, la sento molto questa appartenenza.

È lo stesso obiettivo del movimento Nuova Sardegna?

Non è che l’obiettivo sia per forza mettere Cagliari sulla mappa, a me andrebbe anche benissimo emergere come gruppo. Nuova Sardegna è un movimento nato da poco, ma si sta facendo sentire in tutta Italia, si parla di noi, quindi qualcosa si muove. Poi, se emergerò come Sgribaz, ben venga, ma porterò sempre avanti il nome della Nuova Sardegna.

Se pensiamo alla Sardegna, pensiamo a chi da lì è partito riuscendo a conquistare tutta Italia. Machete, Salmo… Loro sono stati idealmente per voi l’esempio che tutto fosse possibile?

No. La Machete ha sicuramente riguardato la Sardegna, ma a parer mio non è forte come Nuova Sardegna. NS è speciale perché parliamo di Sassari e Cagliari, due realtà rivali a partire dal mondo del calcio, che si è evoluto in un odio diffuso gratuitamente tra le persone. Nord e Sud con Nuova Sardegna danno unicità al tutto. Io poi non seguivo tanto il rap italiano, ho sempre ascoltato roba internazionale, ma nel rap italiano sono più fan della wave del 2016: Tedua, Izi, Ernia. Noi portiamo tantissimo rispetto a Machete, a Salmo, alla realtà che appartiene a Olbia, ma si tratta di due epoche praticamente diverse. Quello che facevano loro era molto diverso da quello che facciamo noi. 

Gli altri due singoli estratti sono Forse e Come e Beauty Case. Perché questi e non altri come anticipazione del mixtape? 

Di Forse e come ero convintissimo, non sono mai stato così convinto di una canzone! Racchiude un periodo della mia vita a cui sono molto legato. Ma non era così forte all’inizio, perciò abbiamo chiamato Jiz, il producer di Blueface di Vaz Tè e Disme con Izi e Tedua, a completare il brano di mio fratello. Il casino è stato scegliere la seconda: non volevamo svelare i featuring, perciò abbiamo scelto Beauty Case. Siamo andati per esclusione. Una mossa azzardata, ma ho notato che ha ottenuto diversi consensi. Quella è la traccia che dà l’impressione che il mixtape sia vario anche dal punto di vista delle sonorità.

A proposito: perché ben due mixtape nella tua discografia? Magari c’è chi ora si aspettava un album vero e proprio.

Vorrei scrivere il mio primo album quando sarò ancora più maturo artisticamente. Paky, ad esempio, lo ha dimostrato adesso, a vent’anni. Io ne ho ventidue e vorrò mostrare quella maturità nel mio primo album, mi ci voglio concentrare al 100%. Non posso farlo facendo anche un altro lavoro tutti i giorni, dovrei già vivere di sola musica. Inoltre il mixtape ti dà la possibilità di sperimentare moltissimo, infatti Cosa Saremo si divide in tre momenti: una prima parte hip hop, una seconda più cruda e diretta, e la fine è più pop. Qui l’ho fatto e ne sono contento, mentre l’album deve avere anche una coerenza di genere, almeno così è come la vedo io. Io credo che da questo mixtape si capirà molto cosa sarò in futuro, a livello di genere musicale.

Vorresti approfondire di più qualcuna delle tante sonorità che troviamo nell’album?

Il fatto è che io mi rivedo in tutti i beat del disco. Da Beauty Case a Forse e come, per me è tutto zona di comfort. Perciò sono curioso di sapere cosa pensa la gente! Faccio sempre l’esempio di Drake e The Kid LAROI: loro fanno quello che vogliono, Drake ti fa il pezzo drill e poi Passion Fruit, ma lo fa rimanendo vero. A me piacerebbe prendere quel tipo di piega. Non aspettatevi sempre lo stesso pezzo!

Pensi sia la stessa direzione che la musica fatta da giovani come te prenderà nei prossimi mesi?

Ma certo. Gli artisti non vanno presi e messi in una categoria, anzi, spaziare è più figo! Io l’ho fatto perché mi è venuto naturale. Certo, se poi dovessi darmi una categoria sarebbe comunque hip hop, perché prende il rap ma ha anche alla lontana la parola “pop”. Ormai racchiude molte cose.  

Nel disco ci sono anche tanti riferimenti all’amore, visto da diversi punti e con diverse storie. Come mai è un argomento che riprendi più volte, come in Rimanere non è andarsene?

Quello è un brano che riguarda un periodo della mia vita. Non tornavo praticamente mai a casa, come racconto nel pezzo, e mi immagino con sempre con la valigia al seguito. Rimanere non è andarsene parla d’amore ma è anche una riflessione più generale, in cui parlo degli errori che facciamo con delle persone e arriviamo a una rottura tale in cui è meglio andarsene che restare. Nelle canzoni ci sono più protagoniste, infatti nel back del disco ci sono fotografate più ragazze. È che dopo 00 Adolescenza ho avuto un po’ più di attenzione da parte loro! Ma la mia vera storia d’amore la racconto in Sick Love, che è in quel progetto, in cui racconto la mia storia finita. In Forse e come riprendo un accenno di battito di cuore, ma non c’è ancora un altro amore all’orizzonte. 

Come sono nati i featuring dell’album?

Parto da una premessa: il progetto è nato con l’idea di non inserire troppi featuring. Il precedente ne aveva molti, e per cantarlo live ogni volta era difficile riunire tutti. Per questo progetto volevo dei singoli miei che fossero forti. Però sui feat, oltre ai ragazzi della Nuova Sardegna volevo inserire anche persone che non ho mai visto, magari di una città diversa, collaborare sia per conoscerci, sia per allargare a vicenda il nostro pubblico.

Per Helmi Sa7bi (su In Town) sono contentissimo di essere stato a Genova e aver conosciuto la sua storia. Con Praci, con cui ipoteticamente ci sarà un futuro album/mixtape insieme, c’è una storia un po’ diversa. Era un periodo in cui non eravamo molto d’accordo, ma siamo fratelli, un po’ come Gem e Mad! Tra una cosa e l’altra poi ci siamo chiariti ed è nata Ready. Con Luchetto invece abbiamo fatto Snapback girato, che nemmeno doveva essere nel disco. L’abbiamo creata un giorno in studio dopo aver finito tutte le registrazioni, ed è venuto in modo totalmente spontaneo. Era l’unico con cui non avevo ancora lavorato e con cui era l’ora di farlo!

Pensando al disco nella sua totalità: hai trovato una risposta alla domanda Cosa Saremo?

No! Io non so cosa succederà domani, dopodomani. È una domanda che non finiremo mai di farci, chiunque. Forse a novant’anni saprai cosa sei stato. Di questa cosa ne parlai anche con Ernia, riguardo un brano che non è entrato nel progetto ma che era la title track, solo che apparteneva ancora al periodo di scrittura precedente di cui ti parlavo all’inizio. Lui mi disse che anche lui si chiedeva ancora la stessa cosa, ma non è una domanda per noi artisti, è qualcosa che davvero ci chiederemo sempre noi esseri umani.

Ascolta Cosa Saremo (Mixtape) di Sgribaz


Articolo Precedente
Will Smith

Will Smith si è scusato con Chris Rock per lo schiaffo agli Oscar

Articolo Successivo
Altea (fonte: ufficio stampa)

Billboard Radar: da Denzel Curry ad Altea, le perle nascoste della settimana

Articoli correlati

Total
3
Share