“SEVEN 7oo Mixtape” potrebbe essere il game-changer di cui il rap ha bisogno

Un progetto diverso dal solito: un totale di 17 brani in cui si mischiano drill, rime e ricerca della melodia. Un viaggio che parte da Zona San Siro e arriva al cuore dell’Europa
Seven 7oo
Seven 7oo, foto ufficio stampa

Milano è una città delle molte sfumature. Tantissime realtà, anche molto differenti. A leggere dell’annuncio di SEVEN 7oo Mixtape in uscita il 27 maggio 2022 per Warner Music Italy, il primo pensiero è stato che quello che avrei ascoltato sarebbe stato il racconto di uno di questi – molteplici – aspetti che caratterizzano Milano. Sono stato contento di sbagliare.


Il mixtape non è il “racconto di strada” che (forse) molti di noi si aspettavano; anzi, è tutto il contrario. SEVEN 7oo Mixtape è un racconto, assolutamente credibile, di ragazzi che stanno investendo su se stessi per emergere all’interno di un panorama musicale non italiano, ma europeo. Possono certamente non piacere, ma hanno tanto carattere e voglia di collocare la nostra bandiera all’interno del panorama musicale internazionale.


Il sound della Generazione Z

Partiamo dai tappeti sonori che Nko, al secolo Nicolas Di Benedetto – main producer del progetto – ha proposto. L’artista lucchese offre per tutto il mixtape un sound originale e assolutamente riconoscibile, elemento fondamentale in un mercato discografico come quello italiano ormai saturo di proposte.

È doveroso aggiungere che sarebbe riduttivo parlare di SEVEN 7oo Mixtape come un progetto trap, drill o rap. Ogni brano è una miscela di sonorità anche molto differenti fra loro. Il motivo è che SEVEN 7oo Mixtape non punta a soddisfare la logica del mercato nazionale, teso alla costante ricerca della hit da classifica o del banger nazionalpopolare.

Piuttosto il mixtape firmato Zona 7 cerca di miscelare saggiamente pop e rap e di unire la dimensione del club a quello della cultura urban. Queste liaison non sono mai forzate, ma proposte in modo naturale ed intelligente dai vari rapper che manifestano una precisa visione artistica. Menzione d’onore per il brano DLS in cui il producer ci offre una straordinaria citazione articolando l’intera melodia su una variazione dell’iconico riff di piano del brano Nothin’ on You di B.o.B e Bruno Mars.

Nonostante le tantissime polemiche che hanno segnato il percorso del collettivo di zona San Siro, bisogna riconoscerne i meriti. Da Rondo a Sacky, da Neima Ezza a Vale Pain e al già citato Nko – tutti loro hanno saputo avanzare una proposta musicale in grado di soddisfare non solo gli ascoltatori italiani, ma anche quelli d’oltreconfine. Guadagnandosi, peraltro, il supporto di personalità come Central Cee e ritagliandosi un posto nel mercato europeo.

La firma a tinta blue della Seven 7oo

Contrariamente a quanto si possa pensare, anche i testi sono piuttosto interessanti. Sebbene la loro giovane età e i loro trascorsi piuttosto burrascosi con la legge, la loro penna – rigorosamente di color blue, divenuto un po’ il marchio distintivo dei membri Seven 7oo – manda un messaggio importante: anche dalle situazioni più difficili è possibile ricavare qualcosa di costruttivo.

D’altronde la musica, e in particolare il rap, ha sempre avuto quest’accezione: mettere in evidenza i paradossi della nostra società e, attraverso l’arte, permettere un riscatto.

Seven 7oo
La cover di “Seven 7oo Mixtape”, foto ufficio stampa

Tutte le sfumature di un mixtape

Partiamo da una domanda, ovvero cosa sia il mixtape. Originariamente il mixtape altri non era che una selezione di brani registrata su cassetta – come facilmente intuibile anche dal nome. I primi artisti a proporlo furono DJ Kool Herc e Afrika Bambaataa, basti pensare a lavori come T-Connection 1981 o a Decade of Darkness 1990-2000.

Da allora le cose sono profondamente mutate. Se prima il mixtape era una selezione di brani già editi proposta da un DJ e su cui artisti sperimentavano o proponevano mashup con brani di repertorio, ora il formato – come lo stesso SEVEN 7oo Mixtape o Milano Soprano di Don Joe – propone contenuti originali tanto nelle basi quanto nei testi. Le etichette, dal canto loro hanno preso coscienza di ciò riconoscendone il valore artistico e proponendo questi album come lavori ufficiali.

È facilmente comprensibile quanto l’idea stessa di “mixtape” sia costitutiva della cultura hip hop. A ben vedere, anche in Italia questo formato ha giocato un ruolo importantissimo per lo sviluppo (ed evoluzione) del genere. Se ripensiamo infatti all’avvento della trap nel Belpaese, tutti ricorderemo che il fenomeno musicale DPG esplose con una serie di lavori proprio in forma di mixtape. I riferimenti potrebbero essere molteplici, ma vogliamo ricordavi solo i passaggi più importanti come Full Metal Dark (2015), Crack Musica (2016) di Tony Effe e Side Baby o, ancora, il Succo di zenzero (2016) di Wayne.

Ed eccoci giunti al nocciolo della questione: SEVEN 7oo Mixtape ha tutte le potenzialità per rappresentare il “mixtape-game changer. Da un lato abbiamo tanta attitude verso le rime, dall’altro c’è grande propensione alla musicalità, elemento dal gusto fortemente internazionale. C’è tanta voglia di innovare e di innovarsi, sia nei modi di proporre musica che nei modi di realizzarla. Ci riusciranno veramente? “Ai posteri l’ardua sentenza”. Per ora non ci resta che ascoltare SEVEN 7oo Mixtape.

Gianluca Faliero – Articolo in collaborazione con lacasadelrap.com


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