Roshelle: «La mia “7 giorni”, tra creatività, glitter e Rosalía»

Il proficuo sodalizio artistico tra Roshelle e il producer milanese Andry The Hitmaker si arricchisce di un nuovo capitolo appena uscito
Roshelle / fonte: ufficio stampa

Di questi tempi la caccia all’etichetta imperversa, e poco ha a che fare con la ricerca di una label da parte degli artisti. Si tratta piuttosto di un fenomeno che riguarda una buona fetta di critica e appassionati, sempre più impermeabile a contaminazioni disorientanti e formule ibride. Fissare un nome per ogni cosa rappresenta ormai un vizio difficile da scardinare. Ma avvicinare quella fetta all’esperienza-Roshelle potrebbe provocare un bel cortocircuito.

In molti avranno pensato il contrario, quando Rosh iniziò a muovere i primi passi nella scena. L’immaginario pink e il passato nei talent sembravano servire su un piatto d’argento tutti gli elementi sufficienti per etichettarla in un certo modo. Ma dato che – fortunatamente – l’ultima parola spetta alla musica, la lettura non è stata così sbrigativa. Anzi.

A due anni di distanza da Tutti Frutty, collaborazione di cartello con la leggenda nostrana Don Joe, ci troviamo di fronte ad una Roshelle molto diversa. O meglio, come direbbe lei, molto più ricca.

Ricca di scene in testa, di possibilità espressive, di collaboratori, di consapevolezze sul metodo di lavoro e di coraggio nell’ascoltare l’istinto. Da rosa naturale a 00:23, passando per Mama e per le prove nei progetti altrui, la sperimentazione non si è arrestata, e la vena creativa della cantante si è fatta sempre più insofferente alle briglie del posizionamento.

Il che è ancor più incredibile se confrontiamo la mole di titoli che Roshelle ha fatto uscire in due anni rispetto alla media. Una scelta che sta pagando, dato che l’artista sembra in condizione di poter sorprendere ad ogni release, e la firma per Island corona questo gap guadagnato. Un bel vantaggio rispetto a chi fa uscire un brano di riempimento al mese finendo per esaurire tutte le cartucce. A tutto questo aggiungiamo l’ultimo quid: aver dato continuità al lavoro con un producer affidabile come Andry The Hitmaker, al suo fianco anche nel nuovo pezzo.

Il nuovo singolo

Oggi è uscito 7 giorni, l’ultimo capitolo prodotto dall’inseparabile producer di una storia agli albori, ancora tutta da scrivere ma già sul comodino e nel cuore della fan-base. Abbiamo quindi intervistato Roshelle, per farci raccontare non solo l’inedito, ma anche la direzione presa dalla sua proposta.

C’è stato anche modo di scoprire i suoi nuovi ascolti, come la musica in lingua spagnola, che sta vivendo una nuova età dell’oro tra colossi mainstream, hit apprezzate in tutto il mondo e artisti ricercati. Tutte epifanie raccontate da Rosh con il sorriso sulle labbra, più forte anche della distanza che un’intervista telefonica impone.

Vieni da un periodo di grandi cambiamenti. Che stimoli stai ricevendo?

Gli stimoli nuovi sono il supporto! È un momento davvero florido, un periodo felice per la mia creatività.

Come nasce 7 giorni?

Molto semplice. Io suono con una band, e spesso ho fatto delle sessioni con il ragazzo che suona il pianoforte. Parallelamente collaboro con Andry da un annetto e mezzo. So come suona uno e come produce l’altro. Nella mia testa c’erano loro due in studio che lavoravano a qualcosa di incredibile. Quindi l’ho fatto accadere, e una sera ho portato AJ in studio da Andry. Il pezzo è nato in un’ora. Non è una storia d’amore, sono flussi di coscienza in cui ho unito tante cose, prima tra tutte che non rispondo mai al telefono. Ogni line è una cosa che mi è successa veramente. Prendila come se ogni barra fosse un ex! (ride, ndr)

Nei due anni che separano questo singolo da Tutti Frutty (2018) si è aperto un bel ventaglio di generi diversi. Sono cambiate le tue influenze?

Semmai c’è una sperimentazione che sta portando a frutti nuovi. Non è cambiata la mia influenza musicale, più che altro si è arricchita. Ascolto molti più artisti latini…

Ad esempio?

Bad Bunny è stata una bella scoperta. Darell mi piace tantissimo, anche alcune cose di J Balvin… Poi Rosalía, ovviamente. Mi mancava proprio la cultura reggaeton. Mi è sempre piaciuto molto di più l’hip hop, la roba anche più vintage… sarà che adesso ho molti amici argentini e uruguaiani!

Coincidenza vuole che in passato Andry The Hitmaker abbia realizzato con Giaime alcuni brani molto vicini alla latin trap e al reggaeton. Avete in programma qualcosa di simile?

No, anzi! Aspettatevi cose folli da me e Andry. Vorrei anche sfatare questo mito delle reference. Nelle nostre sessioni non esiste proprio il “facciamo un brano à la…”. C’è piuttosto la chimica che si crea nella stanza. Non c’è matrice RnB o Hip-Hop a monte. Mi piace collaborare con chi la pensa come me, capire cosa si può creare. Poi ovviamente ognuno ha le sue influenze, ma preferisco usare tutto quello che mi succede, in un giorno o in un’ora. A volte magari non esce niente, abbiamo iniziato cose che sembravano incredibili che poi si sono affievolite.

La cosa che più apprezzi di lui?

Andry è estremamente veloce a comporre i beat. La hit esce in pochi minuti! Si chiacchiera un attimo per capire il feeling del momento, si capiscono due cose…ma senza troppe parole.

Sei mai riuscita a portare avanti un processo creativo simile con altri colleghi?

Sono riuscita a fare così in America, a Los Angeles, lavorando con musicisti e produttori in una stanza, esattamente come facciamo io e Andry. Per quel che riguarda il resto delle session c’è sempre qualcuno che dice la frase “facciamo un brano à la…”, ma non me la prendo. Ognuno crea come gli pare, non c’è un modo giusto o sbagliato. Il problema è che così ho già un film in testa, e non è il mio.

Prima parlavi di Rosalía, che ha portato l’estetica delle uñas (unghie) nel mondo urban ad un altro livello. C’è un riferimento implicito nell’artwork del singolo?

Sinceramente non avevo l’idea dell’artwork in testa… solo degli spunti musicali. Il beat ha delle cose molto taglienti, e il suono del pianoforte mi ricordava un sacco i glitter anni Novanta. Questo è anche uno spoiler per il mood con cui abbiamo girato il video. Sono due elementi vicini, come il rosso e il rosa. Avevo super piacere che la facesse Corrado Grilli (Mecna, ndr) sono una fan sfegatata dei suoi lavori. La cover parla più della canzone in sé, è molto personale. È proprio un periodo che sto vivendo, in cui uso le unghie per tagliare fuori delle cose che sono sempre state un problema senza che me ne rendessi conto. Ed è incredibile, perché l’artwork è molto recente mentre il pezzo ha quasi un anno di vita. Ai tempi avrei probabilmente scelto un’altra cover, ma adesso torna tutto.

Sei molto legata a Mac Miller, al punto che porti il suo viso tatuato sulla pelle. Quale eredità ti ha lasciato la sua musica?

Più che la musica, da Mac Miller ho preso il suo amore per il lavoro dietro alla musica. La sua mi ha salvato. Sai quando sei in una stanza in mezzo ad altre persone ma ti senti da solo? Sei triste, allora ti metti le cuffiette e dici “la tua storia può farmi risalire l’umore”. Lui amava lavorare, stare in studio, perfezionare. È questa la passione che mi ha trasmesso. Nella mia carriera mi sono anche sentita in colpa perché volevo lavorare di più rispetto alle persone che erano al mio fianco.

Nonostante artisti come Mac, Juice WRLD e Pop Smoke non siano più tra noi, continua ad uscire la loro roba. Come vivi la massiccia distribuzione di musica postuma?

È una cosa che mi fa malissimo. Se morissi domani vorrei che tutta la mia musica fosse condivisa. Ma da ascoltatrice, appassionata all’artista, è come se non ci fosse più futuro. Non puoi sognare di cantare questa canzone insieme al cantante che ami, non puoi pensare di andare a un concerto. È brutale. L’ultimo album di Mac Miller che è uscito l’ho ascoltato una volta a fatica. È un’altra cosa.

Ascolta 7 giorni di Roshelle

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