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HIPHOP

Rose Villain, un altro jolly di Machete Empire. L’intervista

Non solo Hell Raton come giudice di X Factor, nel roster dell’etichetta di Salmo e Slait c’è anche un’artista urban decisamente internazionale: Rose Villain

Rose Villain
Rose Villain

Ieri, martedì 9 giugno, è stata ufficializzato il nome di Hell Raton tra i giudici di X Factor 2020, il fondatore di Machete Crew nel 2010 insieme a Salmo e Slait e CEO di Machete Empire Records. Ma l’etichetta continua senza sosta a sfornare talenti nel mondo dell’hip hop e dell’urban italiano.

Tra questi avevamo già parlato di Rose Villain, al secolo Rosa Luini, classe 1989, cantante urban che richiama l’immaginario dark nei video e nei testi e che vive negli Stati Uniti insieme al suo fidanzato e produttore SIXPM. Rose ha firmato anni fa un contratto con Republic Records (prima ancora di Machete), l’etichetta di Ariana Grande e Taylor Swift, giusto per fare due nomi.

Rose Villain ha partecipato venerdì scorso al Machete Aid on Twitch, la diretta streaming di beneficenza della durata di 12 ore per raccogliere fondi a supporto del settore musicale italiano e ha pubblicato qualche settimana fa il singolo (e il relativo video) Il diavolo piange.

Rose, come hai vissuto questo periodo, soprattutto quello della quarantena stretta? Sei riuscita a trovare ispirazione per produrre musica?

L’ho vissuta bene direi, non sono un animale da gruppo o da aperitivo e amo stare rintanata nel mio nido a scrivere musica e guardare film. Quindi non mi si è stravolto il mondo anche se mi mancava da morire andare al ristorante.  Sono innamorata del cibo (e odio cucinare). Ho colto l’occasione per imparare a fare dei dolci, fallendo spesso per altro. L’ispirazione e la creatività per fare musica sono il mio dono più prezioso, non c’è pandemia che possa limitarlo.

Hai scoperto aspetti di te che non conoscevi?

Sono già per natura molto introspettiva: mi piace mettermi alla prova e andare a scoprire nuove sfaccettature di me. Con la quarantena ho scoperto di avere una bella pazienza e spirito di adattamento. Sono sempre rimasta positiva e grintosa.

Vivi negli Stati Uniti da ormai 11 anni: che cosa ti hanno insegnato? Che cosa hai visto che in Italia non avresti avuto modo di vivere?

Parlo di New York nello specifico perché è molto diversa dal resto degli USA. È un incontro di culture, un porto meraviglioso di opportunità e di persone ambiziose che vogliono lavorare duro ed essere qualcuno. Nessuno giudica da dove vieni, se spacchi, spacchi ed è giusto che tu vada avanti: è iper meritocratico. Ho imparato che se ti fermi sei perduto, bisogna rimboccarsi le maniche e tirar fuori le palle. L’Italia è un posto meraviglioso ma la sua forte tradizione talvolta toglie un po’ di libertà.

Come vedi la scena musicale, urban in particolare, italiana ora che la puoi vedere con la giusta distanza?

C’è aria di cambiamento, c’è più arte. Per me l’arte è necessaria. Non sono una fan degli artisti che si fanno consegnare canzoni finite, prodotte e impacchettate per le radio. Voglio vedere il sudore. Nell’urban lo vedo. E mi piace che ci siano artisti irriverenti, che se ne fregano dei trend.

Cosa pensi dell’iniziativa di Chadia legata al suo singolo Bella Così? Tu sei stata vittima di commenti sessisti e di body shaming?

Confesso che sono andata a sentirlo ora perché non conosco la sua musica. Sono contenta che anche in Italia se ne parli, in USA è un tema ricorrente nel pop. Artiste come Beyonce, Demi Lovato, Alessia Cara l’hanno portato ai primi posti della Billboard chart. È assolutamente necessario che lo si combatta e che sia una discussione aperta anche in Italia. Nella mia esperienza, i messaggi di body shaming che ho ricevuto sono la maggior parte da ragazze o donne. Il che rende il tutto ancora più triste. Ma purtroppo il mondo in cui viviamo è questo e più che questa ossessione per l’aspetto esteriore mi turba il desiderio di buttare giù gli altri. Sono persone così insicure che trovano sollievo solo rendendo insicuri gli altri.

Pensi che potresti fare squadra con altre artiste italiane urban o pensi che non ce ne sia bisogno?

Secondo me nell’urban si è aperto un bel mondo per le donne e non è necessario fare gruppo per reclamare qualcosa. Femminismo vuol dire parità di sessi, non lotta all’uomo. Voglio vedere inclusività nei dischi e che le donne di talento scalino le classifiche al fianco di Sfera e Salmo. Io unirò le forze con artisti che stimo, che siano donne o uomini non mi interessa. L’arte per me è unisex.

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