Pop Smoke: a un anno dalla morte, la storia continua (nel bene e nel male)

Il 19 febbraio 2020 il game perdeva il rapper, ucciso a Los Angeles. Ma era già stato indelebilmente segnato dalla sua musica
È morto Pop Smoke
Bertrand Rindoff Petroff/Getty Images

In una recente intervista, l’artista spagnolo Kidd Keo ha detto di essere stato molto vicino a collaborare con Pop Smoke. Una possibilità stroncata sul nascere dalla morte del rapper newyorkese, ucciso a Los Angeles il 19 febbraio 2020, a soli 20 anni. Anche il nostro Sfera Ebbasta aveva gettato via DM le basi per lavorare con lui, senza tuttavia riuscire a beccarlo di persona in tempo per chiudere il feat.

Keo e $€ non sono certo i soli ad aver mancato l’incontro con il rapper di Invincible per un soffio. In ogni caso è significativo che ad un anno esatto di distanza dall’omicidio di Pop Smoke la nostalgia e l’ispirazione continuino ad orbitare attorno al suo nome.

I figli di Pop Smoke

Significativo, ma non spiazzante. Nel giro di soli due anni Pop Smoke ha marcato indelebilmente il rap game mondiale, portando l’appeal mediatico della drill music su un altro piano. L’impatto è stato talmente dirompente da far entrare NY in una nuova fase della propria storia, ma anche da esasperare il sottogenere, ormai riproposto in tutte le salse da artisti lontanissimi da quel sound.

Il mercato è sull’orlo della saturazione da mesi, ma questo non ha impedito a brani come Tata di Eladio Carrion e J Balvin di affacciarsi comunque sulla scena internazionale. Anche tante release italiane hanno inseguito la stessa formula: si pensi a Moncler di Lazza, prodotta da AXL Beats.

Ci troviamo di fronte ad una tendenza consolidata, ancora senza una data di scadenza. Attribuire a Pop Smoke un ruolo primario in questo processo rappresenta senz’altro la via più breve, ma per una volta potrebbe trattarsi anche della più centrata. Merito di una voce unica, capace di trasformare le sue barre in cult lines inconfondibili, ma anche di favorire il moltiplicarsi di schiere di doppioni.

Da New York al mondo

Dopo la partecipazione a JackBoys – spinta decisiva verso i piani alti del mainstream – la strada è stata tutta in discesa, nonostante l’uomo abbia concluso il suo viaggio prima del previsto. La musica (purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista) ha proseguito il suo cammino con produzioni d’eccezione e importanti mosse discografiche, macinando numeri impressionanti a suon di strofe e progetti postumi, tra Shoot for the Stars Aim for the Moon e le bars per artisti come Kid Cudi e Fredo.

Lo stile di Pop Smoke era già talmente riconoscibile che da Meet the Woo in poi parte dell’orecchio generalista cominciava già a fare della drill un calderone unico. Lì dentro le sfumature storiche, culturali e locali tra Chicago, UK o New York sono diventate indistinguibili per la massa.

Originali e colpevoli

Per il grande pubblico, da due anni esiste solo il suono à la Pop Smoke. Tutto il resto, che si tratti di correnti radicate, o che porti la firma di Abra Cadabra, Headie One o Fivio Foreign, si scontra con l’inevitabile rimando allo stile dell’artista scomparso. Una pratica che fa giustamente storcere il naso a molti, perché ha fatto deragliare il termine drill dai binari della sua storia. Gli stessi che ogni buon appassionato dovrebbe seguire per leggere al meglio i vari eventi. Anche perché l’amore per Pop Smoke non implica necessariamente l’amore per la drill.

Al contrario, in molti si sono riempiti la bocca di questa cultura senza conoscerne effettivamente sviluppi ed esponenti. Ma, volenti o nolenti, dobbiamo sforzarci di inquadrare queste semplificazioni in un quadro più ampio. A conti fatti, la colpa è dell’originalità assoluta di Pop Smoke, senza dubbio uno degli artisti più folgoranti degli ultimi dieci anni. Il fatto che sia poi diventato per i più un brand slegato dai contesti, è solo l’altro lato della medaglia che porta inciso il volto dell’icona pop. Il gioco di parole, credeteci, non è voluto.

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