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HIPHOP

Nesli: «’Maldito’ sono io. Ecco perché»

Il nuovo singolo di Nesli è “Maldito”, un brano che fa da apripista a un nuovo progetto di inediti (poco incentrato sull’amore)

Il ritorno di Nesli con Vengo in Pace
Il ritorno di Nesli con "Vengo in Pace"

È tornato con un singolo che ha convinto sia i nuovi fan che quelli fedeli ai primi album, come Nesliving e Le verità nascoste. Dopo due anteprime live nelle quali ha proposto anche alcuni brani del passato, Nesli (all’anagrafe – e da ora in poi forse non solo lì – Francesco Tarducci) ha pubblicato Maldito, una canzone che, con le sue sonorità, vuole raccontare il nuovo percorso dell’ex rapper e ora cantautore pop.

Lo abbiamo raggiunto per fare il punto di questo viaggio artistico che ha tanti passi da svelare.

Il tuo nuovo singolo è Maldito. Come è nato questo brano? Quando l’hai scritto? E cosa racconta di te?

L’ho scritto in agosto, come è avvenuto per la maggior parte dei brani e delle idee che confluiranno in un nuovo disco. Maldito è stata la prima canzone che mi è venuta. È nata in maniera semplice. A livello di testo, ci ho messo poco. Aveva una matrice un po’ diversa dalle cose che stavamo facendo. L’abbiamo prodotta così, pur essendo un pezzo con sonorità diverse. Maldito sono io. Questo titolo nasce perché una persona che mi conosce (anzi, che mi conosceva) un giorno mi ha detto, guardandomi: “Sai che sei un maldito?”. Ed è vero. È una parola che racchiude il mio mondo personale e artistico.



È il primo passo verso un nuovo disco?

Sì, credo uscirà nel 2018. È un disco diverso dal resto. Non ci sono canzoni d’amore. È molto sociale per me. E molto socialmente utile. Forse sarà un album un po’ più freddo dal punto di vista dei sentimenti.

Sembra che tu non abbia paura dei cambiamenti. Come vivi l’idea di prendere nuove vie?

Quando fai grandi successi, devi cercare di replicarli e di non cambiare mai. Vedi il primo Ligabue, tanti dicevano “Fa tutto uguale”, ma in realtà era un marchio. Ed era giusto così. Io non vengo da grandi successi e quindi non ho niente che mi impedisce di fare un cambiamento. In primis per me. Il mio immaginario è sempre molto vario. Da me puoi aspettarti qualunque cosa.

In Maldito canti che “è proprio vero che bisogna andar via per provare a stare meglio”. È davvero così? Tendi a scappare in certi momenti?

Quella frase ha molto valore nella misura in cui non riesco a farlo. Ho sempre avuto il limite del viaggiare: per me è il frutto di un’emancipazione culturale. Sia perché in famiglia non si tendeva a viaggiare molto, ma anche perché per scelte mie avevo scelto di essere un fantasma. L’università – che ti porta a farti nuovi amici e magari andare in Erasmus – non l’ho fatta. Ho sempre vissuto tutto questo come un limite, anche se io in un certo senso me ne sono andato da Senigallia. Per me il viaggiare è andare via ed essere cittadino del mondo. Io non so esserlo. E questo mi ha creato alcuni ostacoli.

I due concerti live che hai fatto poche settimane fa a Milano e Roma si intitolavano “Nesli presenta Francesco Tarducci”. È un ritorno al tuo vero io? Siamo stati molto abituati a Nesli e poco a Francesco?

Sì, assolutamente. E non perché siano personalità differenti. Qualche anno fa avevo l’esigenza che ci fosse un Nesli. Adesso, in ogni caso, ho un’identità ben precisa. Francesco non esclude Nesli, e viceversa. Ora la gente sa che Nesli è Francesco Tarducci. Non so se nel disco mi chiamerò Nesli o Francesco Tarducci. Fare quel live era chiudere un cerchio. Era una celebrazione per i dischi e per i fan.



Hai partecipato a MasterChef Celebrity. Come è stato gareggiare ai fornelli?

Non ci crederai mai ma è stata un’esperienza davvero bella. Una delle più belle della mia vita. Mi ero scordato come fosse stare in un gruppo e sentirsi parte di un insieme di persone. Io sono un grandissimo solitario. Ma a volte è figo mischiarsi, stare con le persone. Intorno a noi ci sono un sacco di persone buone, con le quali si può condividere qualcosa. MasterChef mi ha permesso di accorgermene.

Non sei tra i nomi dei cantanti in gara al prossimo Sanremo. È stata una tua scelta?

Sì. Quest’anno non era in programma partecipare. Sapevo che – con il cambio della direzione artistica – avrebbero preso difficilmente qualcuno delle passate edizioni. In ogni caso non era nei progetti. Sanremo mi interessa quando ci sono io o quando qualcosa o qualcuno lavorativamente vicino a me vi partecipa. Se però non c’è niente che mi prende, mi levo dalla testa quella fetta di sbattimento mentale.

Cosa ne pensi del duetto tra Tiziano Ferro e Fabri Fibra? Ti ha dato fastidio?

C’è una parte di me che vorrebbe sentirsi libera (non perché non lo sia) e andare a briglie sciolte su questo genere di domande. E chi mi conosce nella vita normale sa che ne avrei tante da dire, divertenti, con ironia e anche autocritica. Un’altra mia parte, invece, si dice “Tieniti per te tutte le opinioni in merito perché poi entrano in un gioco vizioso che non è giusto intraprendere (per fortuna o purtroppo)”.

Chiaro…

Un’opinione tecnica su questo brano non me la sono fatta. Queste collaborazioni sono operazioni natalizie di promo che ha senso fare: se fai questo mestiere è giusto farle. Nel mondo della musica, la possibilità di una collaborazione nasce di solito da accordi discografici o per amicizie personali. Io non sono amico né di Fibra né di Ferro. Così come è accaduto che Ferro ha fatto sua La Fine, se Fibra vuole prendere una canzone di Nesli, lo può anche fare (ride, ndr). Ma attenzione: non è che non sono amico di Tiziano. Non ci conosciamo. Il caso de La Fine è un’operazione che non nasce né discograficamente né perché eravamo amici: a lui piaceva la canzone e l’ha fatta. Ecco perché Nesli di solito collabora con pochissima gente (ride, ndr).

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