Nel “Caos” di Fabri Fibra c’è tutto: sfogo, noia, sarcasmo. Ma in fondo anche la speranza

Il rapper marchigiano torna oggi dopo 5 anni da “Fenomeno” e presenta un album molto denso. Per le produzioni, i ritmi, gli artisti coinvolti: da Rose Villain a Salmo e Guè. Da Marracash a Francesca Michielin e Colapesce & Dimartino. Da Lazza e Madame a Ketama126
Fabri Fibra, foto di Mattia Guolo
Fabri Fibra, foto di Mattia Guolo

“Lo so che non ha senso fare una outro perché nessuno oggi ascolta un disco fino alla fine. Grazie agli artisti che hanno partecipato a questo disco. Grazie a me stesso, che sono ancora qui. Vaffanculo. E non è facile”. Così si chiude Caos che esce oggi, venerdì 18 marzo. Non è facile, no, tornare 5 anni dopo l’ultimo lavoro, Fenomeno, per un artista come Fabri Fibra. Caustico, ironico, infiammante. Sicuramente pensante. Molto. Forse troppo pensante per lui stesso, come lo sarebbe per chiunque altro.


Non è facile rimanere sempre sul pezzo. Sorvolare su innumerevoli particolari come i commenti dei colleghi più giovani, i paragoni (sempre con i più giovani), le considerazioni su quello che funziona nel mercato discografico. Fibra chiude sicuramente il cerchio degli album dei rapper più grandi d’età iniziato a dicembre da Marracash e Gué, dove anche loro si sono messi a nudo e hanno fatto i conti con la propria coscienza. E il risultato è un bel Caos. La risposta su chi abbia centrato di più l’obiettivo, però, sta a ognuno di noi.


Di certo, Fibra pubblica un lavoro decisamente denso, che va ascoltato più volte, dove troviamo di tutto. Corposo per le produzioni messe in campo, la varietà di ritmi e i nomi coinvolti. Troviamo produttori blasonati come Dardust, i 2nd Roof, SIXPM, Zef & Marz, Big Fish. Altri in ascesa come Strage, Low Kidd, D-Ross & Startuffo. Artisti stessi che si sono rimessi in gioco anche come produttori come Neffa, Ketama126 e Francesca Michielin.

Una serie lunga di feat. che va dai pesi massimi del rap al pop più fresco. Rose Villain, Neffa, Maurizio Carucci, Colapesce & Dimartino, Madame, Lazza, Ketama126, Guè, Salmo, Marracash e Francesca Michielin.

Caos è un album robusto per le riflessioni presenti. E ovviamente per le emozioni che suscita. Sembra raggiungere il punto più basso del nichilismo e della disperazione senza mai darlo troppo a vedere, ma poi risale. Fa sorridere (a denti strettissimi) grazie al consueto sarcasmo di Fabrizio Tarducci, ormai 45enne. Disturba e irrita con una sincerità disarmante, sempre con l’obiettivo di farlo. Lascia una speranza, che naturalmente molto spesso si identifica con la musica stessa. Difficile dire quale sia la traccia migliore: Goodfellas? Propaganda? Noia? Pronti al peggio?

Caos di Fabri Fibra traccia per traccia

FF parte con una Intro riassuntiva sulla sua carriera. Inserisce il sample di una delle canzoni più belle della musica italiana, Il cielo in una stanza di Gino Paoli, e butta giù una sintesi con una base semplice e d’impatto che ricorda quella di 1Train di A$AP Rocky. Dal ‘99 alla prima collaborazione con Neffa, da Mr Simpatia (2004) a Tradimento (2006). Dalle incomprensioni con la stampa al contratto con Adidas. Da Qualcuno normale con Marracash (ancora decisamente attuale) a Tranne Te (sempre da Controcultura, 2010). Da Guerra e Pace (2013)a Squallor, l’album senza promo (2015), fino ad arrivare a Fenomeno (2017). Non è semplice scrivere il proprio cv in rima. È come dire: questo ho fatto e ora sono pronto a ricominciare.

È pronto a ripartire con Goodfellas, dove si toglie subito un po’ di sassolini dalla scarpa. La produzione molto ipnotica, oscura, e riuscita è a cura di SIXPM (che ha diretto – tra le altre cose – quasi tutta la produzione artistica di GVESVS di Guè) e il feat è di Rose Villain, perfetta quando da rapper interpreta la chica del gangster. Fabri non le manda a dire: “Ora ti spiego questa cosa/La maggior parte dei rapper che ascolti ora/ Sono cresciuti tutti ascoltando la mia roba/Mi scrivono in privato “Fibra sei un mito”/Chissà perché nelle interviste non lo dicono”. Vedi alla voce: sfogo. Adesso parlo/rappo io.

Un’invettiva maggiore la troviamo in Brutto figlio di. “Mai detto mi ritiro, brutto figlio di puttana! Piuttosto mi suicido, brutto figlio di puttana!”. Non c’è molto da aggiungere.

Parte Sulla giostra con Neffa ed è subito un colpo al cuore, un déjà-vu molto apprezzato che ricorda subito il Neffa dei vecchi tempi (e anche un po’ Panico dei due insieme). C’è sempre un bel po’ di risentimento tra le rime anche se la base (curata da Neffa stesso) è un morbido r&b: “Tutti che rappano e spariscono in due mesi/ Potrei cantare questo pezzo a una sfilata di moda”.

Fabri Fibra e i pezzi più pop con Dardust e Carucci e con Colapesce & Dimartino

Arriva poi il primo vero pezzo pop/disco, Stelle, prodotto da Dardust che ci mette il carico da 90, quando vuole creare una hit. Ad accompagnare Fibra questa volta è Maurizio Carucci, ex cantante degli EX-Otago. Le atmosfere di questo brano ricordano gli anni dell’adolescenza di Fibra sulla riviera Adriatica, come ha raccontato lui stesso, alla ricerca di alternative alle grandi discoteche.

Ma per il pezzo pop che ha tutte le carte in regola per spaccare anche in radio arriva Propaganda. Fabri sa strappare una risata (sì, decisamente amara), lo ha sempre saputo fare e questa non è una qualità così scontata in un rapper. E per instillare un po’ di sano sarcasmo sul nostro Paese e parlare di propaganda politica chiama due tra gli artisti più pungenti che ci siano in Italia al momento: Colapesce e Dimartino, che nel loro bagaglio a mano si portano sempre in giro una gran quantità di humor siculo.  Una chicca: “Gli immigrati rubano il lavoro, gli italiani rubano il parcheggio/ In ufficio il mio capo mi tratta come se non mi avesse visto mai prima/ Che mi chiama Riccardo ma sono Fabrizio così perdo pure autostima”.

Nella title track tutto l’amore di Fibra per la musica

La title-track Caos probabilmente contiene una delle sensazioni principali dell’album: la mancanza. Potrebbe essere di qualcuno ma anche di qualcosa. Per Fibra è stata la mancanza dalla musica negli ultimi anni.

Si passa a Pronti al peggio con un altro super nome tra i produttori come quello di Big Fish e un feat solo apparentemente lontano come quello di Ketama126 ( i due avevano già collaborato in Jeans strappati). Ma i due stili si sposano bene, merito probabilmente proprio di Fish che crea una base trap più vicina a Kety. “Pronti al peggio non esiste la fortuna”: anche qui un tocco di positività.

Forse uno dei gridi di dolore più forte lo lancia Fumo erba, prodotto da Strage. “Quanti problemi frate’ dentro la mia testa/Dentro la mia testa, dentro la mia testa!/ Quali testi d’amore? Frate’ non c’ho più cuore”.

Fibra ci dice che non si aprirà per parlarci d’amore nel suo Caos. Forse affronta il tema alla lontana soltanto in Liberi, l’ultima traccia prima della Outro. Demo nello stereo, El Diablo, Amici nemici creano un terzetto di pezzi piuttosto cupi e senza feat. Ancora un po’ di recriminazioni: “Riempio ‘sti fogli, quanto tempo c’ho perso/ Metà Milano rappa come Gué, l’altra come Marracash” (Demo nello stereo). “Oggi nessuna si sposerebbe Gesù/ Se non c’hai i soldi e vesti male resti solo” (El Diablo).

Le tracce più oscure di Fibra con Guè e Salmo e con Marracash

“Ora non sopporto più il mio riflesso/ Sono il peggior nemico di me stesso” (Amici nemici) : e questo purtroppo lo avevamo intuito. Anche Cocaine con Salmo e Guè non è esattamente un brano allegro, anzi. Il sound è piuttosto oscuro, potrebbe essere la base di uno di Salmo, soprattutto del passato come Russel Crowe.

L’apice della tristezza probabilmente si raggiunge con Noia, insieme all’amico Marracash. Che cosa può esserci di peggio della noia intesa come mancanza di stimoli e di prospettive, quando non conosci le ragioni del tuo malessere? La base curata da Ketama126 è cupa, compare anche un sample di Blue in Green di Miles Davis e un frammento di intervista a Charles Bukowski del 1981. “Gli elogi ti rammoliscono”, raccontava lo scrittore americano alla giornalista Silvia Bizio. “Mi sveglio e fuori non c’è il sole” Fibra cita Neffa e i Messageri della Dopa con Aspettando il sole. Marracash si apre come non mai, quasi di più che in Dubbi in Noi, loro, gli altri. Rappa: “Ma non puoi uscire dalla tua pelle/ Né dalla depre quando ti prende/ Io mi sparo i Depeche o Green Velvet/ Ho il super potere di stare ore inerte”.

La speranza di Fabri Fibra: nella musica e nel mostrarsi per come si è?

In Nessuno Fibra racconta un episodio di stalking e con Liberi con il feat e la produzione di Francesca Michielin, sembra lasciarci un filo di speranza. “Siamo liberi di farci vedere anche se non siamo felici, non succede nulla”. Qui forse c’è un’ombra di riscatto per i tempi bui che stiamo affrontando, dove comunque impera sempre l’apparenza. “Se avessi fatto finta, mi sarei chiuso senza via di uscita/Per questo la musica mi ha salvato la vita”: e in questo verso davvero c’è tutto Fibra. Non solo Caos. Proprio tutto.

“Devo tutto ai fan, e ogni rima che chiudo/è il modo in cui li ringrazio”, chiude l’Outro. E quindi Applausi per Fibra. Ancora una volta.


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