Maruego e il nuovo “92”: «Si dà troppo spazio a chi non ha talento». L’intervista esclusiva

In arrivo domani il nuovo album del rapper di origini marocchine cresciuto a Milano. Dal peso delle parole all’arrivo della trap in Italia, abbiamo parlato con lui del suo nuovo progetto
Maruego
Maruego, foto ufficio stampa

Quella di Maruego è una storia che forse conoscerete. Marocchino, classe ’92, con il suo primo EP Che Ne Sai rimescola le carte in gioco della scena rap in Italia, portandola ad un livello successivo. Ancora prima di tanti nomi noti, Oussama Laanbi (questo il suo vero nome, ndr) ha portato la trap in Italia.

Dal 2017 ad oggi, però, Maruego è rimasto in disparte. Dopo aver pubblicato alcuni brani, nel 2020, il rapper ha deciso di tornare sulle scene con 92, il suo nuovo album in uscita domani per la sua etichetta indipendente, La Crème Records.

Un disco non facile, tagliente e crudo, che racconta a 360° la storia di Maruego, toccando diversi punti della sua vita, senza risparmiarsi nei confronti di chi, in questi ultimi anni, ha cercato di metterlo contro il muro. Un disco che lo stesso Maruego, durante la nostra intervista su Zoom, descrive come “molto personale” più che autocelebrativo. «Non voglio fare una gara con nessuno, ma raccontare la realtà per quella che è».

Con Maruego abbiamo parlato del suo nuovo album, del mondo della discografia oggi e dell’arrivo della trap in Italia.

La title track del tuo nuovo progetto, 92, è una biografia nuda e cruda, dove racconti diversi aspetti dalla tua vita, dall’infanzia all’adolescenza, dal rapporto con tuo padre a questi ultimi anni. Una storia difficile da mettere nero su bianco.

Racconto una vita di continue battaglie e prove da superare. Ho dovuto affrontare tante sfide, che ho dovuto vincere per dare delle dimostrazioni concrete a me stesso. Non ho avuto una vita piatta e credo che questo mi abbia aiutato, in un certo senso, perché altrimenti ci sarebbe stato poco da raccontare e sarebbe stato ancora più difficile, no?

Il disco è stato anticipato da Moneygram, brano per il quale hai realizzato un video a 360° che ha decisamente coinvolto il tuo pubblico, che ha cercato di trovare tutti gli indizi relativi all’uscita di domani.

L’idea mi ha fatto subito pensare a Black Mirror, perché volevo fare qualcosa di interattivo e diverso da altro già visto. Mi è capitato di vedere un video dei Run The Jewels fatto proprio così e ho pensato che mi ci sarei potuto ispirare. Ci siamo messi sotto, io e il mio videomaker, e abbiamo fatto la nostra versione, secondo me molto più bella della loro (ride, ndr). Abbiamo fatto meglio, senza nulla togliere ai Run The Jewels chiaramente.

Parlando sempre di Moneygram, in una barra dici “Sono io l’etichetta, sono io il manager”. Uno spunto forte, visto che tu hai anche aperto la tua etichetta indipendente, La Creme Records.

Ci sono state delle circostanze che mi hanno tenuto fuori dalla musica per parecchio tempo. Negli ultimi anni mi sono dovuto guardare alle spalle, perché questo ambiente è pieno di squali e approfittatori che non vedono l’ora di salire sul carro del vincente. Quando però ti rendi conto che riesci a fare tutto quello che vuoi senza nessuno, ti accorgi che forse è il caso di iniziare a investire di più su te stesso e sulle tue capacità, piuttosto che dipendere dagli altri. Ci sta avere il proprio staff, ma per questo album sentivo l’esigenza di renderlo mio dall’inizio alla fine.

Sentivi l’esigenza di essere libero da qualunque vincolo.

Sì, volevo avere anche il controllo sui diritti di quello che faccio, visto che non è mai stato così. Quando abbiamo iniziato eravamo troppo giovani, non capivamo nulla dei contratti e guardavamo solo la parte economica. Adesso invece quella parte passa in secondo piano, i bisogni sono decisamente altri.

Un rapper senza peli sulla lingua

Parlando della discografia italiana, in Moneygram come in altri pezzi ci sono diversi attacchi al sistema. Secondo te, cosa non funziona adesso?

Fare musica è diventato molto semplice, basta avere un computer per poter fare una canzone. In questo momento gli artisti secondo me non vengono valorizzati o si dà troppo peso a chi non ha talento. Mi sembra che troppo spesso non vengano riconosciuti dei meriti a chi si sbatte e ha veramente qualcosa da dire. Purtroppo ci sono delle dinamiche sbagliate e le major ora più che mai dovrebbero essere molto responsabili, perché hanno in mano il futuro della musica. Io non sono nessuno, ma secondo me stanno sbagliando completamente l’approccio.

Hai detto che volevi fare un disco che fosse completamente tuo e infatti in 92 non ci sono collaborazioni.

Inizialmente 92 doveva essere un EP ma, essendo stato fuori per tanto tempo, non volevo uscire con un progetto da 6/7 tracce, perché sarebbe stato riduttivo e non penso che i fan avrebbero apprezato. Dopo 3 anni di assenza volevamo dare di più. Inizialmente il progetto aveva un’altra direzione… Poi è arrivato un uccellino che mi ha detto “Maru tu devi raccontare quello che stai vivendo in questo momento”. Sono tornato con i piedi per terra, ho capito che dovevo raccontare la verità e ho stravolto tutto il disco, senza far uscire neanche un pezzo di quelli che avevo già scritto.

Una vera e propria ricerca nella direzione dell’autenticità.

Sì, perché facevo tutti pezzi celebrativi, dove parlavo di macchine, discoteche e sballo, ma avevo bisogno di raccontare le mie verità. Abbiamo fatto tutti pezzi veri, che potessero rispecchiarmi, senza tralasciare le sonorità trap che potrebberos strizzare l’occhio ai miei fan, ma è un progetto grezzo, dove ho sentito la necessità di comunicare qualcosa. Infatti, non ho cercato la hit per passare in radio o fare le views, ho fatto solo quello che mi andava di fare. Soprattutto, nessuno raccontare la mia vita meglio di me, per questo non ci sono featuring.

Parliamo di Terrazza Sentimento. Il riferimento alla ragazza che va in bagno sette volte è davvero forte.

Il brano in sé può essere visto come una provocazione. Volevo fare un pezzo più americano e raccontare come vanno queste cose, con il ragazzo a Milano che affitta una casa, invitando gli amici e poi sai come finisce, quasi sempre male. Volevo provocare, raccontando qualcosa di vero in maniera diretta.

Maruego, da Che Ne Sai all’arrivo della trap in Italia

Facciamo un passo indietro. Nel 2020 avete riottenuto i diritti di Che Ne Sai. Tu hai portato la trap in Italia.

Sai, non mi è mai interessato essere il portavoce di questa cosa, anche perché altrimenti ci avrei calcato di più la mano. Sembra quasi che non mi interessino i riconoscimenti, ma è una cosa talmente piccola che per me non c’è neanche bisogno di parlarne.

Volevo tornare al disco e parlare del rapporto con tuo padre. In un’altra intervista hai detto che scrivi, però poi ti chiedi se potresti aver ferito i suoi sentimenti. In fondo, però, ti rendi conto che devi raccontare la verità. Questo è quello che fai in tutto il tuo nuovo album.

Ho tolto tutti i filtri che mi sarei potuto mettere da solo. Ho ovviamente una responsabilità su quello che dico, ma è giusto che dica le cose come stanno. Delle volte ho anche ferito delle persone, anche intenzionalmente. Certo, non ho mai fatto nomi, ma chi ascolta sa che il messaggio è rivolto a lui.

Volevo infine parlare di Rules, un brano che mi sembra rivolto realmente ad un amico, o comunque a una persona casa.

Il bello è che sono delle regole che vanno seguite, ma l’ultima che le riassume tutte é: guarda, fai come cazzo vuoi, tanto io seguo solo la quinta, ovvero credi in te stesso e non mollare mai.

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