“Madame” è fuori. La scena femminile ha finalmente il suo classico?

Negli ultimi anni le donne del rap hanno consolidato la loro posizione nel game. Sarà il disco di Madame a coronare questa crescita?
Madame / Mattia Guolo
Madame / Mattia Guolo

Dopo la 71esima edizione di Sanremo, la pressione su Madame è aumentata notevolmente. Voce l’ha consacrata sul palco generalista per eccellenza, dove ha dimostrato di avere le spalle abbastanza larghe per prendersi tutto. In questo senso, vale assolutamente la pena scommettere sul suo album Madame, uscito oggi, che potrebbe davvero elevarsi come il titolo che formerà le rapper del domani. E, last but not least, come il primo progetto femminile nella storia del rap italiano in condizione di competere per la palma di album dell’anno nel dibattito della community.

Investire la giovanissima Madame di questa responsabilità è tutto fuorché un azzardo. Parliamo infatti di una predestinata, capace di offrire da un paio di anni a questa parte una proposta artistica senza eguali nel panorama urban italiano. Non mancano poi i successi solisti all’attivo, e le perle firmate nei dischi altrui (a proposito di Persona).

Il successo commerciale di Madame è significativo, non soltanto per la sua carriera, ma perché permetterebbe di elevare la scena femminile al livello di quella maschile. Una conquista che consentirebbe di spogliare il giudizio sui lavori di una fetta di scena proprio dall’aggettivo “femminile”, educando così il pubblico del domani all’ovvietà che il rap è per tutti. Importa solo che sia fatto bene, in tempo di bilanci. Non a caso, alcune cerimonie di premiazione del mondo delle arti hanno tolto la distinzione tra male e female, optando per statuette gender neutral.

Un discorso già affrontato con Beba, Chadia e Anna

Per tanti anni le rappresentanti femminili hanno fatto fatica a decollare. È grazie alle ultime generazioni che le cose hanno iniziato a cambiare. Per il numero di Billboard Italia di giugno scorso avevamo incontrato Beba, Chadia Rodriguez e Anna per sentire l’opinione delle femcee del momento sulle ragioni di questa differenza.

Ai tempi Tedua aveva lanciato una provocazione, dicendo che se le ragazze del rap fossero cresciute con intorno più amici o amiche presi dalle battle il livello generale sarebbe cresciuto notevolmente. Pur non trovandosi d’accordo con il rapper genovese, le intervistate concordano su un punto. Lo sguardo dei maschi sulle ragazze che si avvicinano al rap o che lo fanno di mestiere è diverso: «La frase che potevo leggere più spesso sulle loro facce quando parlavo era “Ah, già, anche lei ne sa qualcosa”», ci raccontava Beba. Una tendenza che sembra riflettersi anche sull’industria, dove i numeri generati dalle artiste non sono ancora assestati sul livello di quelli dei colleghi.

L’uscita dell’omonimo debut album di Madame ci serve un assist al bacio su questo tema. Negli ultimi vent’anni, il rap italiano ha cambiato pelle varie volte. Due in particolare i momenti cruciali: il 2006 e il biennio 2015-2016. Nonostante l’intero movimento abbia beneficiato di quelle aperture storiche, c’è una categoria che le ha vissute in maniera controversa. Parliamo proprio della scena femminile.

Dal punto di vista musicale, è indubbio che anche le nostre rapper siano state segnate dall’impronta lasciata da artisti come Fibra, Marracash, i Dogo, Sfera o Ghali. Molti nomi sono emersi, non senza qualche cambiamento di rotta (si pensi a Baby K), e continuano a proporsi. Altrimenti non saremmo qui a parlare di una scena femminile più viva che mai. Ma dal punto di vista mediatico-commerciale, è difficile negare che non abbiano vissuto quegli eventi da protagoniste.

Sforzandoci di mantenere il focus sulla musica – sappiamo bene quali automatismi culturali possano alterare lo sguardo di un pubblico prevalentemente maschile e consolidare certi bias –, c’è una ragione che può aiutarci a capire il perché sia stato così difficile valorizzare il lavoro delle artiste quanto quello dei colleghi, concedendo loro lo stesso spazio nella memoria e nell’immaginario collettivo degli appassionati. Se dovessimo stilare una lista dei dieci migliori dischi degli ultimi 10/15 anni, trovarne uno firmato da una rapper all’altezza di lavori come Vero, Penna Capitale, Mr Simpatia, Persona o XDVR è impresa ardua. Sia in termini qualitativi che di impatto sul pubblico.

Con buona probabilità, le stesse artiste individuerebbero nei lavori dei colleghi maschi i classici di riferimento che le hanno plasmate. Da questo punto di vista, il rap italiano è ancora acerbo rispetto ad altri compagni di mercato nazionali. Conseguentemente, è la stessa scena femminile ad avere iniziato più tardi a muovere i primi passi. Per molto tempo il primo nome a balenare in mente pensando alle donne del rap è stato quello di Paola Zukar, ora manager di Madame, già con Fabri Fibra, Marracash e Clementino. Una figura monumentale del game, ma non una cantante.

Madame cambierà le cose?

Sono infatti i dischi che costituiscono l’ossatura di un genere e alimentano il discorso del rap tra citazionismo, status e punti di riferimento, come fili intessuti in una rete che raccoglie dal mare magnum del mercato curiosi e fan. Gli album fungono da bussola per orientarsi tra i piani alti di un genere musicale, e rivestono la stessa importanza delle date nella storia. Sono quei punti che spezzano la linea di continuità, permettendoci di vedere dall’alto il prima e il dopo, per leggerli e capirli.

In questo senso, la mancanza di classici firmati delle rapper si fa sentire, e si riflette sul senso comune. La si collega automaticamente all’assenza di profili artistici capaci di segnare quella linea, e di godere degli stessi numeri e autorevolezza che contraddistinguono in altri lidi una Laura Pausini, per esempio. Anche se il talento c’è. Indubbiamente parliamo di generi opposti, caratterizzati da percorsi ed elementi strutturali diversi. Ma non c’è ragione perché le cose debbano restare così. E forse quella fissità comincia a smuoversi, perché il rap italiano potrebbe aver trovato finalmente il suo primo vero classico su cui fondare una maggior competitività.

Speriamo dunque, tra qualche anno, di trovare in quella fantomatica top ten un disco di Madame, o delle colleghe della rapper ancora da scoprire. L’augurio è che la storia del game, da oggi, cambi davvero, regalandoci una scena più ricca, solida, inclusiva e aperta ad ogni valore.

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