Little Simz: «Bisogna guardarsi dentro per capire cosa non va nel mondo»

È ciò che ci insegna l’artista anglonigeriana 27enne alla vigilia della pubblicazione di Sometimes I Might Be Introvert, il suo quarto, monumentale album di inediti
Little Simz. Foto di Nwaka Okparaeke
Little Simz. Foto di Nwaka Okparaeke

C’è un album del panorama internazionale che davvero merita tutta l’attesa che lo ha preceduto: non è Donda di Kanye West, sebbene le premesse siano simili, ma il monumentale Sometimes I Might Be Introvert firmato Little Simz. Il quarto lavoro in studio della ventisettenne Simbiatu Ajikawo, rapper, cantante, produttrice e attrice (in Top Boy, su Netflix) anglonigeriana, uscirà domani, venerdì 3 settembre, per la sua label Age101, ed è il frutto di anni di maturazione che passano attraverso diversi EP e tre album.

L’ultimo, Grey Area, risale al 2019, anno della nomination ai Mercury Prize e della vittoria di un Premio Ivor Novello. Poi, per l’artista è iniziato un processo in cui la nobile arte dell’introversione (di cui parla nel titolo) si è tramutata in un’esplosione di rime senza freni. Le quali, raccolte meticolosamente, hanno formato le diciannove tracce del suo nuovo progetto discografico.

Dopo Drop 6, un EP autoprodotto in pieno lockdown, arrivano quattro singoli di anticipazione. Si parte dall’epico Introvert fino all’inno femminile Woman, proseguendo con la movimentata Rollin Stone e l’intima I Love You, I Hate You. L’album condensa al suo interno generi e stili di diversa natura, con una carica elettrica che trasmette tutta la furia, la potenza, la confusione e l’ansia di essere una donna di colore nel 2021.

Abbiamo incontrato Little Simz su Zoom in una calda serata di giugno per farci raccontare questo già preannunciato successo e discutere con lei delle due anime che compongono il disco: la sua, e quella della sua musica. L’intervista completa è nel numero di settembre di Billboard Italia.

Il tuo nuovo album si apre con Introvert, una rabbiosa protesta nei confronti dei tanti problemi del mondo. Quali sono le maggiori criticità, e come pensi si possa andare incontro a una soluzione? 

Viviamo in primis in una società piena di contraddizioni, in cui i nostri leader non hanno a cuore i nostri interessi. Per cui, o li seguiamo e andiamo nella direzione sbagliata, o non li seguiamo e si viene tagliati fuori dalla società. Penso di inserirmi in questo contesto, da artista, potendo fare musica e far arrivare certi messaggi, anche se non ho le risposte giuste e non voglio di certo influenzare nessuno. Ma dovremmo cercare di farci sempre delle domande, cercare la verità, e non prendere per buono tutto quello che ci viene detto. Bisogna guardare dentro di sé per capire il perché di quello che non va come dovrebbe andare.

La seconda traccia del disco è Woman, un inno alle donne, alla loro emancipazione. A che punto siamo, secondo te, sul tema della parità di genere?

La parola fondamentale è “supporto”. Io mi sento realizzata quando ho il supporto delle donne come me, in tutti gli ambiti lavorativi. Non ci può essere solo una donna per volta a fare successo. Siamo tutte in grado di esistere in questo spazio insieme. Ma dobbiamo essere noi quelle che cambiano per prime e bisogna incoraggiare le donne a mostrare più apprezzamento e amore alle proprie colleghe e cercare di elevarci tutte insieme.

È ciò che cerca di fare anche EQUAL, la campagna di Spotify a sostegno delle artiste e delle minoranze.

Dovrebbero farlo anche Apple Music o Deezer, dovrebbero farlo tutti! Queste, come EQUAL, sono cose utili. E non è un “mandiamo a quel paese gli uomini”, non è il tipo di energia a cui mi riferisco. È quella delle donne, come quella di mia madre che ha cresciuto da sola quattro figli, e di me che le scrivo una canzone per dirle che sono orgogliosa di lei.

Little Simz. Foto di Nwaka Okparaeke

Tornando al disco: mi è sembrato il percorso attraverso un lungo sfogo, quasi come una seduta di psicanalisi in cui la ragazza introversa, alla fine, si apre… 

È proprio così. Nel disco attraverso le mie emozioni. È una montagna russa, dalle strumentali agli interludes. Questo rende il progetto quello che è, riesco a vedere dentro me stessa e a raccontare storie che non ho mai affrontato, come il rapporto con mio padre, ad esempio. Anche il lockdown mi ha aiutato a guardarmi dentro molto di più. Non è semplice essere vulnerabile e raccontare lo stesso a tutti i fatti propri, ma ho trovato nell’album lo spazio giusto per liberarmi di un peso nel petto.

Nel disco ci sono Cleo Sol, Obongjayar e la voce narrante di Emma Corrin (Lady Diana in The Crown, ndr). Come mai così pochi nomi per un disco di ben 19 brani?

Avevo molto da dire e non avevo spazio per troppe persone! Volevo, come tutti gli album di Little Simz, che fosse mio, un posto che posso davvero sfruttare per dire quello che voglio dire. Ci vogliono diversi ascolti per capire tutto, ma è stato bello anche avere qualche momento con altri che ti guidano dentro il viaggio.

L’ambientazione musicale è estremamente varia. C’è tanto rap, ma anche R&B, gospel, soul, funk, influenze anni ‘80 e ritmi tribali. Quali sono state le ispirazioni?

Michael Jackson, Nina Simone, John Coltrane, Biggie Smalls, Jay-Z! Con Inflo, il mio produttore, ho cercato di capire cosa rende un album un “classico”. Alla fine, penso che sia la libertà di esprimere qualsiasi cosa tu voglia in quel momento, senza preoccuparsi di quale sia lo stato attuale della musica, di chi vende e chi no. Anche se sono una rapper e sono molto radicata nell’hip hop, volevo tuffarmi in altri spazi e sentirmi comunque me stessa, sperimentando.

Alla fine del percorso (e dell’album), tutta la credibilità della tua figura artistica sembra venire finalmente fuori. Ti senti davvero realizzata?

Sai, sono cresciuta in un posto in cui nessuno ti regala niente, ma sono stata sempre incoraggiata dalle persone vicine a me. Questo non è solo il mio viaggio, rappresenta un intero sistema di credo e di pensiero. Quello che voglio raggiungere è ben più grande di me. Ora sto cercando di creare da ciò che mi succede di positivo, non tanto dalla negatività. Voglio vedere a cosa mi porta. Parto dalla mia storia, ma vorrei raccontarne altre, che sia con la musica, il cinema, o qualsiasi altra forma d’arte.

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