Lazza splende di luce propria con “Sirio”. L’intervista

Il rapper, sempre tagliente e diretto, ci ha raccontato il suo nuovo progetto discografico in uscita oggi. Un estratto dell’intervista che troverete nel numero di aprile
Lazza
Lazza, foto di Jacopo Rossini

Sirio è la stella più luminosa del firmamento, così brillante da essere vista anche quando nessun’altra è visibile. Per Lazza, però, Sirio non è semplicemente una stella o il titolo del suo nuovo album, in uscita oggi per Island Records. È un punto d’arrivo, qualcosa a cui mirare.


Con il nuovo progetto, Jacopo Lazzarini ha intrapreso un viaggio che lo porta anche al di fuori del rap, con la direzione artistica di Low Kidd e Drillionare e tantissimi produttori italiani e internazionali. Ma nel nuovo album di Lazza ci sono anche diverse collaborazioni, da Geolier a Sfera Ebbasta, da Noyz Narcos ai featuring internazionali con French Montana e Tory Lanez.


Ecco un estratto dall’intervista a Lazza che troverete sul numero di aprile di Billboard Italia.

Sirio è la stella più luminosa del cielo. In greco significa “splendente”, ma anche “ardente”. Tu quale significato gli hai attribuito?

Sirio per me è un punto d’arrivo, quello a cui miro. Il rap è un genere molto macho, dove c’è sempre questo voler dimostrare di essere migliori degli altri, e io ritengo di aver fatto un salto, per cui non voglio rinchiudermi solo in questo genere perché non mi sento più solo un rapper. Sono un liricista che può fare anche altro. Ho provato a guardare l’altro lato della medaglia, perché Sirio è la stella che brilla più di tutte, certo, ma è anche l’unica visibile quando non ci sono stelle in cielo. È il mio modo per pensare a quanto sia difficile brillare da soli.

Infatti è un album dove hai sperimentato molto.

Esatto. Ci sono molti meno banger e meno spocchia. Rispetto ai miei lavori precedenti è più introspettivo, perché sono maturato ed evidentemente avevo bisogno di dire altro. Poi, questi due anni di pandemia ci hanno completamente spezzato le gambe, e sto vivendo la musica in modo ancora più intenso, perché non ho altro. Non ho deciso di fare il rapper perché è la via più facile o per i soldi, non me ne frega un c***o, sono il mezzo e non il fine. Non poter suonare per due anni mi ha portato a scrivere brani più tristi.

Panico, a proposito di sperimentare, è un brano un po’ fuori dalla tua comfort zone, molto melodico e radiofonico.

Infatti è un rischio, è la mia “paura” nell’album. Io penso di aver già dimostrato con il rap, e quindi abbiamo voluto provare ad allargare il pubblico, cosa che sta già succedendo con Molotov. Tra i consensi, però, c’è anche qualcuno dei più affezionati che dice “eh, ti sei venduto”. Questa cosa mi fa ridere, perché nel ritornello di Puto dico proprio “nuovo completo in velluto, ora che sono un venduto” (ride, ndr).

In Alibi, invece, Mickey e Mallory, i protagonisti di Assassini Nati. C’è molto cinema nei brani di Sirio. Quali sono i film cult di Lazza?

Sì, tra l’altro ho visto Gangster Squad su Netflix di recente e non ho riconosciuto Sean Penn, pensa te (ride, ndr). Comunque un film a cui sono particolarmente affezionato e che ho citato più volta è The Snatch. Poi, per me su tutti c’è Denzel Washington, quindi ti direi qualunque suo film.

Low Kidd, Drillionaire e tutti i produttori di Sirio

Low Kidd e Drillionaire hanno curato tutto il progetto e mi sembra abbiano fatto un ottimo lavoro.

Nel periodo in cui iniziava ad andare la trap di Meek Mill, non si trovavano beat di livello così alto in Italia. Un giorno mi scrisse Low Kidd, sulla mia pagina Facebook che al tempo aveva 5mila fan, ancora prima del periodo Blocco Recordz, e mi propose di produrmi qualcosa. Così, mi ha mandato il suo link di SoundCloud e sono rimasto senza parole. Penso che oggi Low Kidd per questo genere sia un padre.

Dici?

Sì, pensa che sono andato al SAE Institute e quando è entrato Low Kidd sembrava che fosse arrivato il papa, te lo giuro. Purtroppo per un periodo ci siamo un po’ persi di vista, ma ci siamo ritrovati in studio quando ho deciso, a malincuore, di lasciare Blocco Recordz, a cui ero (e sono) affezionato. Ci siamo ribeccati ed è nata 333, poi quello che è successo lo sanno tutti.

E per quanto riguarda Drillionaire?

Alla fine del periodo Blocco Recordz ho sentito delle sue cose, quando ancora Diego non era nessuno, e gli ho scritto che per me era un talento incredibile e ci saremmo dovuti beccare in studio. Ci siamo poi visti per la prima volta in uno studio, che era più una cantina che puzzava di umido, e abbiamo fatto N70, freestyle che si trova ancora su YouTube, dove siamo poi entrati a fare il video abusivamente al cimitero Monumentale. Dopo anni ci siamo beccati in studio da DrefGold e abbiamo ricominciato a fare sessioni.

Ci sono anche altri produttori in Sirio?

Sì, diversi. Young Miles su Alibi, ma anche in Sogni d’oro e nel pezzo con Geolier, che abbiamo prodotto io e Niccolò ed è stato poi finalizzato da Low Kidd. Ci sono anche Takagi & Ketra in Panico, e un fratellone mio, PK, un altro dei padri del genere. Spero che il brano che abbiamo fatto insieme possa dargli la visibilità che merita, perché è uno dei produttori più sottovalutati della storia, ma è fortissimo e si merita di fare molto di più.

Ho anche due producer internazionali: CashMoneyAP, che è il produttore che ha fatto For the Night di Pop Smoke, e 808Melo, producer storico di Pop Smoke. Nel brano che mi ha prodotto ci sarà anche il tag con la sua voce… questa cosa mi fa piangere.

Insomma, due producer internazionali di peso.

Sai, andando a Londra mi sono reso conto che solo noi in Italia siamo così stupidi da guardare esclusivamente il nostro piatto. Loro hanno miliardi di streaming, la discografia di Pop Smoke li farà campare tutta la vita probabilmente, ma non gliene frega un c***o, non restano fermi e vogliono lavorare.

Lazza: «Non escludo un domani di fare un progetto insieme a Geolier»

Hai citato anche Geolier. Il vostro primo “incontro” non è stato dei migliori, ma hai detto che quando hai chiuso il pezzo hai sentito che fosse “l’artista più azzeccato”, perché?

Geolier è un fratellino, una persona davvero di cuore. Non vorrei cadere nel cliché, ma se un napoletano ti prende a cuore è finita, sei proprio suo fratello per la vita, una cosa bellissima. Non escludo un domani di farci un progetto insieme, mi piacerebbe tanto e siamo super compatibili. Tra noi non è che iniziata male, ma alla fine abbiamo risolto.

Lui poi l’ho incontrato nel backstage di Luchè, ad un concerto a Milano all’Alcatraz, e ho avuto un’impressione così bella che quello che era successo è morto lì. Da quel momento ci siamo beccati diverse volte e abbiamo fatto tantissima musica insieme.

Lazza, hai annunciato anche le prime date live per presentare Sirio. Come ti senti?

Dovresti chiederlo alla gente.

Perché?

Io sul palco sono bravino (ride, ndr). Fare live vuol dire cantare, punto. Non voglio fare il vecchio di m****a, ma se penso ad un’ipotetica signora che si va spaccare la schiena in un call center, o un padre che va in cantiere per uno stipendio da fame, e tu stai andando a suonare, lo devi fare bene. È un messaggio che voglio mandare a tutti i miei colleghi: stai andando a prendere un botto di soldi, meritateli, canta live. Le persone vengono per vedere uno spettacolo, non uno che canta con la base sotto. Ci tengo molto e spero che i giovani capiscano veramente cosa significhi fare un concerto vero, perché oggi sembra che sei scarso se fai i live come li faccio io.

In che senso?

C’è della gente che mi scrive “eh, ma tutti gli altri sono meglio, perché fanno i live come Playboi Carti che mette le voci sotto”. Ti posso assicurare che l’ho visto dal vivo e mi volevo tagliare le p***e, il concerto peggiore della mia vita. L’hanno annunciato come un live e invece era un DJ set dove ha fatto solo versi.

Si perde l’autenticità del momento così.

Più che altro sembra che non sei capace a fare il tuo lavoro. Io sono sempre a favore dei giovani e non ho problemi a metterli nei miei progetti, come ho fatto in passato con Rondo, ma anche Anna e tha Supreme. Quello che voglio dire è che quando ti vengo a vedere live e capisco che non sei in grado mi scendi, perché mi piace vedere l’autenticità delle cose. Se fai un disco in un certo modo poi devi saperlo portare anche dal vivo. E io sono certo di riuscire a portare un album come Sirio dal vivo.


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