Lazza: «Con “J” non vedo l’ora di farvi ballare. Dal vivo sono il migliore»

‘Lazza non vuole passare per presuntuoso ma dice che non ce n’è per nessuno. Così pubblica un mixtape di 10 tracce molto da club. La nostra intervista
Lazza, foto di Mattia Guolo
Lazza, foto di Mattia Guolo

Lazza è sicuramente un jefe. Un capo, in spagnolo. Uno dei rapper più rispettati e di maggior talento della sua generazione che ha dalla sua una gran capacità di infilare una punchline dietro l’altra, da old school, e una non comune conoscenza musicale. Merito degli anni passati al Conservatorio di Milano, come lui stesso (dal 2016 nella 333 Mob di Slait e Low Kid), riconosce.

Oggi Lazza, al secolo Jacopo Lazzarini, milanese di zona 4 (tra piazzale Cuoco e piazza Salgari), classe 1994, pubblica il mixtape J con distribuzione Island-Universal.

J come Jacopo, come jefe (anche nella sua bio di Instagram), “come Joker e Jesus”, come rappa nella intro dell’EP.

Dieci pezzi con featuring di primo piano: da tha Supreme (2 TIRI) a Shiva (MON AMOUR), da Capo Plaza (ALYX) a Pyrex e Gué Pequeno (MONCLER), da Emis Killa (L’ERBA VOGLIO (Geordie) a Tony Effe (CLEAN), Geolier, Rondodasosa.

Lo sentiamo al telefono mentre sta andando a cercarsi un outfit da comprare, giusto qualche ora prima della festa per celebrare l’uscita del mixtape. Ovviamente deve interrompere spesso la conversazione perché in molti gli chiedono una foto, «Sono al telefono, bro! Scusa».

Poi torna da me: «Ti giuro sono il primo a voler farle volentieri ma non possono chiederle mentre parlo al telefono!».

Volevo partire proprio dalla festa di Re Mida, il tuo album del 2019 che ha esordito subito al primo posto in classifica. Ricordo che lì sono venuti tutti i tuoi colleghi rapper, da Rkomi a Chadia, da Beba a tutti i Machete. Ti volevo chiedere come avresti fatto quest’anno perché forse non avresti potuto festeggiare così, a causa delle misure anti-assembramento…

Sì, erano venuti tutti. Era stato figo. Quest’anno sarà diverso, sono già partiti in molti e non posso fare una festa vera e propria. Ma qualcosa, all’aperto, facciamo!

Che grande differenza può esserci oggi dal fare uscire un album o un mixtape? Ormai i mixtape sono importanti allo stesso livello, no? Soprattutto dopo il successo clamoroso di Machete Mixtape 4 dell’anno scorso a cui hai contributo.

Dipende da chi fa uscire un album o un mixtape. Per quanto riguarda me, quelli del mixtape li considero pezzi un po’ meno impegnativi. Poi io adoro i mixtape americani, da ragazzino andavo a cercarmi quelli non ufficiali, in free download, come quelli di Fabolous e Waka Floka. Era una figata assurda.

Per me la differenza è che questi di J che sono pezzi da club, da discoteca, da ballare, più che per un mio album normale. Li ho fatti nascere durante la quarantena e pensavo solo a quanto avrebbero spaccato dal vivo in un locale!

Hai voglia di tornare a esibirti, Lazza?

Be’, vedi tu! Non ce la faccio più. È la cosa che mi viene meglio. Mi spiace dirlo, magari passerò per presuntuoso: ma non ce ne è. Sono il migliore. Ci ho lavorato tanto.

In J ci sono anche feat. di livello.

Sì, volutamente ho messo solo featuring.

L’hype intorno a questo progetto mi sembra molto alto. Tu sei emozionato per questa uscita?

No, ma va! Sarei più agitato se fossi un fan.

Sei anche produrre: questo può essere un problema nel rapportarti agli altri? Nel senso che puoi essere più pignolo e non accontentabile.

No, assolutamente. Io devo solo imparare da chi ne sa più di me. Io sono più un musicista che un produttore. So che ho tutte le basi per poter fare delle proposte sensate ai miei produttori ma mi piace ascoltare quello che mi propongono gli altri che ne sanno di più.

So che non posso fare solo il producer perché non ho abbastanza pazienza.

In J, oltre al tuo fido compagno Low Kidd, Lazza hai chiamato Drillionaire, Sick Luke, Andry The Hitmaker. In 2 TIRI con tha Supreme hai chiamato Marvin Cruz: perché? Mi sarei aspettata che la producesse tha Supreme…

Lo conoscevo io, è un producer spagnolo molto in gamba che mi piaceva. Con tha Supreme ci siamo beccati in studio, è una delle poche tracce dove ci si è incontrati dal vivo, finita la quarantena. Come quella con Shiva.

Saper suonare il pianoforte ti ha sempre aiutato?

Sempre. Anche per questo mixtape.

Il risultato di Re Mida risuonato da te al pianoforte non era così scontato. Spesso l’unione di generi diversi può creare dei mostri. Invece il tuo flow si sposava bene con le note del piano.

Grazie, ci abbiamo lavorato tantissimo e credo che Re Mida (piano solo) sarà un album che non invecchierà mai.

Avevi scelto tu da piccolo di andare al Conservatorio, vero?

Certo, mi piaceva tantissimo, volevo che diventasse la mia vita e così è stato. Ero circondato da molti figli d’arte e io non lo ero per niente.

Ti ha mai scritto qualche fan dicendoti che aveva scelto il Conservatorio grazie al tuo esempio?

Certo, è una bella soddisfazione.

A proposito di soddisfazioni: hai detto che con Re Mida una di quelle più grandi era stata quando i tuoi compagni di corso al Conservatorio, appunto, ti avevano mandato le foto delle tue pubblicità in metropolitana. Adesso quale potrebbe essere un vero goal?

Boh, non lo so assolutamente. Riempire il Forum di Assago tipo!

Lazza, il tuo collega di etichetta, il direttore artistico di Machete Empire Records (333 Mob ne è una costola), Hell Raton, è stato annunciato come uno dei prossimi giudici di X Factor: che ne pensi? Lo avresti fatto anche tu?

Perché no? Lui ha un bel gusto e una bella cultura musicale, è la persona giusta nel posto giusto.

Che cosa vuoi portare come contributo al rap italiano oggi, luglio 2020?

Le rime. Dovrebbe essere scontato ma non lo è. E chi dice il contrario non ha capito niente e ha sbagliato mestiere.

Hai detto che ti piacerebbe che la tua musica arrivasse a tutti, anche alle nonne. Forse questo mixtape non ha le nonne come target?

Oddio, sì mi piacerebbe. Senza snaturarmi mai, però. Magari in giro c’è qualche nonna un po’ sprint che ha anche voglia di tatuarsi la faccia e che se lo ascolta!

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