Laioung presenta il feat con Fabri Fibra: «Hype e fama? Due cose diverse»

A quasi quattro anni di distanza da Dipinto di blu, Laioung ritrova FF, prepara il terreno per il futuro e si toglie qualche sassolino
laioung / fonte: ufficio stampa
laioung / fonte: ufficio stampa

Quando Fabri Fibra pubblicò Fenomeno nel 2017, la presenza di Laioung nel brano Dipinto di blu aveva il sapore di upgrade definitivo per il rapper classe ’92. L’artista di Rinascimento era stato portato in alto dal successo di Giovane Giovane con Tedua e Izi, vero e proprio classico di quella generazione, e aveva già messo in bacheca collaborazioni di cartello come Vengo dal basso con Guè Pequeno. Ma il duetto con il Fibroga rappresentò la tanto ambita ciliegina sulla torta, perché vedeva la luce in un disco cruciale per la carriera del rapper marchigiano.

Il progetto del veterano uscì a ridosso di un massiccio cambio di pelle della scena, e seguiva il cupo capitolo Squallor. Un lavoro che nonostante l’assenza di promo si portò a casa importanti certificazioni, ma dando comunque pochi indizi sul futuro artistico di FF.

Come sappiamo Fenomeno andò bene, molto bene, e pesare l’inclusione di Laioung in un evento così importante per uno dei monumenti del rap nostrano ci restituisce l’impatto che Giuseppe Bockarie Consoli ebbe ai tempi sul game italiano.

A quasi quattro anni di distanza, quel connubio si ripropone oggi in Fanno di tutto per hype, nuovo singolo di Laioung prodotto da lui stesso. Ed è sempre il rapper di Bruxelles a presentare la collaborazione via Zoom assieme al proprio manager Aaron Efrati di RRR Records.

La gratitudine per Fabri Fibra

Impossibile non partire da Fibra. L’ospite d’eccezione, con un probabile album in arrivo nel 2021, ha rinnovato la propria fiducia nei confronti di Laioung, che lo elogia con convinzione:

«Io stimo molto Fibra nella scena musicale. È un grandissimo essere umano e me lo ha dimostrato tantissime volte con gesti fantastici. Sapevo che avrebbe dato un contributo alto al mio brano», attacca Laioung, per poi condividere un aneddoto sulla genesi del brano («La prima strofa l’ho riscritta dopo che mi ha mandato la sua. Mi ha motivato a trovare ancora più tematiche da affrontare su questo punto»).

Laioung tra tecnologia e hype

Si passa poi a presentare i macrotemi toccati dal brano. La tecnologia su tutti: «Oggi purtroppo le nuove generazioni sono molto più dipendenti dalla tecnologia, non si rendono conto della sua forte influenza sul loro modo di pensare e di agire». Un’influenza non sempre positiva, come sottolinea citando la tragedia di Antonella, la bambina di 10 anni che ha perso la vita a Palermo per una challenge estrema di TikTok («Mi piange il cuore»).

Il supporto tecnologico può plasmare negativamente i rapporti e le interazioni sociali più di quanto si creda: «Sono spietate le cose che fanno le persone per attirare l’attenzione», sottolinea il rapper. Questo perché «le notizie negative viaggiano a costo zero» e «possiamo fare del male per hype».

Lo stesso male che ha subito Laioung in prima persona da chi gli era vicino: «Quando ho aiutato persone che non erano pronte per il successo, le ho viste poi pugnalarmi, spinte da altri invidiosi accaniti di hype. Tradirebbero anche i propri fratelli».

Proprio l’hype è il nucleo tematico del singolo in uscita e della conferenza, a partire da una differenza che Laioung tiene a sottolineare con forza: «Hype e fama sono due cose diverse», perché la seconda si raggiunge «quando tutti sostengono una cosa per il suo culto e il suo principio».

Ma il confine tra questi due elementi è spesso sfumato agli occhi del pubblico più acerbo, che tende a confondere l’hype con i soldi: «Chiedete ai ragazzini di oggi se preferiscono 100mila follower o 100mila euro. Ci pensano due volte».

Da questa tendenza generazionale trovata desolante dal rapper è maturata la spinta a realizzare il brano: «Ci tenevo a produrre questa traccia in questo periodo, vediamo ragazzi che escono dal nulla, ma vogliono fare rap su musica che non corrisponde alla loro personalità».

Si tratterebbe, secondo Laioung, di una «malattia dell’influenza digitale», che il brano punta a contrastare fungendo da «denuncia sociale per capire come ci troviamo» e come utilizzare la tecnologia come strumento positivo.

Messaggi e plagi

In un game in cui «farsi vedere è diventato più importante che essere qualcuno», l’esempio dei profili più navigati ha ancora presa sui più giovani? «Sono consapevole che tanti giovani mi ascoltino, è molto importante avere un messaggio costruttivo nella propria musica. Ora ci penso dieci volte prima di scrivere i miei testi. Voglio che i miei fan, riascoltando la mia musica tra 10 anni, si dicano “ah ok, sono cresciuto con questa”».

Rapper con una grande responsabilità, dunque. Laioung insiste su questo punto, approfittandone anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa verso i colleghi («vedo moltissimi rapper che hanno preso tantissime cose da me») e il figlio dello stilista Roberto Cavalli, Robert («Mi ha copiato per il suo brand Triple RRR»).

Tra pandemia e featuring internazionali

Obbligata una considerazione sulla pandemia: «Famosi o non famosi, la quarantena è uguale per tutti. Pensare è stato obbligatorio per tutti. Anche le persone meno umili si sono trovate senza concerti, e perfino chi fa musica a scopo lucrativo si è ritrovata a riflettere.

Non è mancata nemmeno una stoccata ad un mercato musicale che «vuole canzoni banali. Le famiglie sono un po’ più assenti. I principi culturali si sono persi». Ma Laioung vuole proseguire per la sua strada: «Ho intenzione di fare sempre roba radio conscious, canzoni che possano arrivare a tutti e che tutti possano sentirsi liberi di interpretare a modo loro».

Due parole, infine, sul prossimo disco e sulla fase che attende l’artista e il suo pubblico, quella della «vox populi, la voce del popolo. L’album in arrivo ha dei messaggi che devono risvegliare una coscienza interiore attraverso un’armonia musicale. Ci saranno molti riferimenti culturali». E non solo, dato che il rapper ha promesso la presenza nel progetto di importanti collaborazioni estere («ci sono più collaborazioni internazionali che nazionali») per cui non ha «pagato un euro», assicura. La missione del disco? «Vogliamo veramente andare in America e portare l’Italia».

Ascolta Fanno di tutto per hype

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