Laïoung, esce “Vox Populi”: «La musica è anche rispetto, quello che manca in Italia»

È uscito il terzo album di inediti dell’artista: un mix di temi e di sound in cui richiama l’attenzione sull’importanza della cultura, ma anche del saper prendere la vita con leggerezza
Laioung
Laioung, foto ufficio stampa

Se con Rinascimento, il secondo album, lo scopo era quello di scoprire se stessi utilizzando il potente mezzo della musica, con il terzo album Laïoung fa ancora un passo in più. Vox Populi è il titolo del nuovo progetto discografico di Giuseppe Bockarie Consoli (vero nome del rapper, musicista e producer classe ’92), pubblicato venerdì 10 settembre per Planet Records e RRR Records. E dal titolo si apprende subito che il discorso non verte più su se stesso, ma sul rappresentare (e ascoltare) anche la voce di tutti gli altri.

Per uno come Laïoung, che di viaggi nella vita ne ha fatti eccome (padre italiano, madre della Sierra Leone, abituato fin da piccolo a spostarsi fra Italia, Europa e resto del mondo), le esperienze vissute al di fuori della penisola restano sempre un leitmotiv nella sua musica. Vox Populi è il contenitore di questi viaggi, anche stilistici e musicali, nella quotidianità delle diverse culture che ha incontrato, ma anche delle persone e dei loro valori, vizi, virtù.

Con l’ausilio di ospiti come Fabri Fibra – con cui ha realizzato il singolo di anticipazione Fanno di tutto per hype (Trappocalisse)Clementino, Maruego, Max il Nano, Showtime Gp, Qba e nomi sorprendenti come Bello Figo, in Vox Populi Laïoung racconta storie di amore, elevazione e cultura, ma affronta anche tanti temi leggeri, come la sana voglia di libertà post-pandemica che tutti stiamo sperimentando.

Vox Populi e l’arte di fare (quasi) tutto da soli

La nostra rapida chiacchierata con l’artista su Zoom, qualche giorno fa, ci ha fatto entrare nel cuore di questo terzo progetto. Il primo indizio del fatto che Laïoung sia sempre più un outsider della scena musicale italiana è che Vox Populi contiene 21 brani. Un numero che avvicina l’artista molto di più al modus operandi internazionale (penso a Drake, ad esempio). Proprio dall’America e in particolare dallo stile di Atlanta, Laïoung riparte concettualmente e musicalmente.

«L’America ci insegna tante cose», ci racconta l’artista. «Ho avuto la fortuna di capire culture diverse prima di quella italiana, e ho capito che all’Italia mancava decisamente qualcosa». Poi, se escludiamo le due collaborazioni con le star internazionali Cuban Deejays e The Dog, Laïoung è produttore al 90% di tutto l’album. Un filo conduttore nella sua carriera, che guarda ad artisti a 360°, come Swizz Beatz, Dr. Dre, Tory Lanez e molti altri.

«Parto da produttore perché da pischello nessuno me li dava i beat, quindi dovevo imparare a farli io. Producevo, mixavo, masterizzavo, tutto questo perché non ho mai avuto nessuno che potesse aiutarmi, e quando c’era, non aveva la visione che avevo io», racconta ancora Laïoung. «Ho fatto prima ad impegnarmi un decennio da solo e ho imparato di più negli ultimi sei mesi che in sei anni. È diventata una passione che non si ferma mai». Un fai-da-te che, a lungo andare, si è rivelato una chiave per essere sempre soddisfatti del proprio lavoro.

La stoccata all’Italia

Impossibile non confrontarsi con la scena urban italiana, quindi, che nel nostro presente sta dando più di un cenno di evoluzione protendendosi verso collaborazioni con l’estero. Da Sfera Ebbasta a Capo Plaza, in molti si sono avvalsi di nomi internazionali nei loro dischi. E in molti affermano di ispirarsi all’estero per dare vita alla propria proposta musicale. Per uno che, però, ha vissuto dall’interno altre scene musicali, qual è la differenza tra viverle e renderle proprie, invece di imitarle a non finire pur di darsi un tono?

«Il problema è l’ignoranza, è questa la radice. Magari si diventa virali su TikTok e automaticamente si pretendono il rispetto e la fama. Credo che oggi stiano scomparendo due cose che andavano assieme: il rispetto e la vergogna», afferma Laïoung. «Quando non c’è più rispetto non c’è più vergogna. Hai presente quando i ragazzini ti chiedono le foto e neanche ti salutano? È la stessa cosa con la cultura», prosegue l’artista.

«Questa musica possiamo farla in italiano quanto vogliamo, ma proviene dagli afroamericani, e finché non rispettiamo la loro cultura loro non rispetteranno noi. Io partecipo al cambiamento nel mio piccolo, cercando di portare il più possibile cultura vera alle persone. Perché oggi, se una cosa è vera o falsa, non importa a nessuno, basta che se ne parli, ma non è colpa degli artisti» conclude.

Laïoung, il messaggio dell’album

“Quando facevano trap in Italia dicevano roba da matti / Ho girato il mondo per capire meglio com’è che pensavano gli altri / in Italia non era così / Non pensavo di essere qui”, recita Laïoung in Milano Shangai, una delle tracce contenute in Vox Populi. Insieme a brani come Bella l’Italia e Esatto, condensa il discorso attorno all’importanza di uscire dai propri confini, mentali e fisici, il che ci dà un’ottima scusa per tornare al passato dell’artista.

«Quando facevo trap, come viene chiamata ora, ovvero l’hip hop elettronico arrivato nel 2010, sono stato da subito un alieno», racconta Laïoung. «Sapevo che provando ad essere me stesso, con i grandi insegnamenti della sonorità americana, avrei portato comunque una differenza. Prima di Giovane Giovane (il singolo d’esordio del 2016 insieme a Izi e Tedua, ndr), avevo fatto uscire l’album Ave Cesare, e prima di farne l’edizione deluxe con la Sony non mi conosceva nessuno in Italia», spiega ancora.

«Poi, hanno iniziato ad ascoltarmi. Sono andato nei quattro angoli del mondo per imparare mille dettagli sulla musica, ma alla fine ho capito che la cosa più difficile per tante persone è essere se stessi e crescere dentro, e finalmente sono riuscito ad esprimerlo in questo album».

Dentro Vox Populi

Vox Populi, come ha spiegato anche Aaron Efrati, manager di Laïoung, è nato dalle ceneri di un Ep che doveva chiamarsi Gioventù, mai pubblicato a causa del Covid. Nonostante questo, però, in questo terzo album sono confluite comunque tutte le cose che l’artista voleva dire e dimostrare, positive e negative.

Di quella gioventù si ritrovano molti temi, come l’amore e i sentimenti (Prima mi ami e poi mi odi, Sempre impegnato, Fall In Love With a Tough). Anche L’ultima parola, nuovo singolo estratto dall’album e prodotto con i Cuban Deejays, parla di una ragazza e del mondo della notte.

Poi ci sono anche la voglia di evadere (Stasera usciamo, Tutte le sere, Fast & Furious) e una buona dose di autocelebrazione (Nessuno lo fa come R, La nuova Death Row), che contribuiscono a formare un disco variopinto, di suoni e di argomenti, mettendo sempre in risalto lo stile, lo studio e le capacità di un one-man-band come Laïoung.

Laïoung, fra arte e discografia

I featuring scelti dall’artista rispettano totalmente il tema dell’album: «Tutte le collaborazioni sono nate in modo genuino, con diversi miei idoli. Con idoli intendo che mi ispirano in modo diverso», spiega Laïoung. «Fibra e Clementino, ad esempio, rappresentano il Nord e il Sud: sono due grandi artisti che mostrano immenso rispetto per la cultura della musica di oggi. C’è Maruego, una leggenda, un poeta di strada oltre che un ragazzo d’oro. Max Il Nano che rappresenta la Puglia, dove ho vissuto. Showtime, invece, è un mio idolo perché è un motivatore nella vita. Lui è uno dei prossimi che lancerò con la label RRR».

E qui, inevitabilmente, si svelano i prossimi step nella carriera di Laïoung. «Credo molto negli artisti emergenti. Alla fine, oltre ad avere una carriera di artista in cui faccio solo e soltanto quello che piace a me, sono anche un giovane discografico a cui piace produrre altri artisti».

Se lo farà con la stessa attenzione che ha avuto per questa sua ultima prova, di certo possiamo aspettarci qualcosa di interessante. «Lo faccio perché mi piace. È grazie alla musica se sono uscito da brutti giri che non andavano bene per me. Mi ha salvato la vita, e ora non mi pongo più limiti».

Ascolta Vox Populi

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