Kanye West: “Donda” è finalmente di tutti, ecco perché valeva la pena aspettare

Ieri mattina, 29 agosto, è uscito il decimo attesissimo album del rapper. Tutto ciò che è accaduto prima di questa data ora ha perfettamente senso: ecco perché Kanye è l’Artista di cui abbiamo bisogno
Kanye West al Mercedes Benz Stadium di Atlanta. Foto: Kevin Mazur/Getty Images per Universal Music Group
Kanye West al Mercedes Benz Stadium di Atlanta. Foto: Kevin Mazur/Getty Images per Universal Music Group

Dopo un’attesa lunga quasi un’estate intera, Kanye West ha finalmente pubblicato il suo nuovo album in studio Donda. Anche se “in studio” sarebbe meglio esprimerlo tra virgolette, visto che la genesi del disco ha avuto di certo un carattere liquido. Complici i tre appuntamenti che ne hanno accompagnato l’uscita e nei quali l’artista ha dato davvero il meglio di sé, modificando fino all’ultimo tracklist e featuring di quella che finalmente, oggi, è una raccolta definitiva di ben 27 brani.

Inizialmente previsto per il 23 luglio e poi posticipato in base al calendario di un primo, un secondo e un terzo listening party, in cui Kanye West si è ancora una volta confermato un grande performer e intrattenitore, Donda ha preso vita attraverso diversi momenti chiave in cui ognuno di noi ha potuto farsi un’idea di ciò che stava per accadere. Poi, con l’ascolto di tutte le tracce, tutto assume improvvisamente un senso logico. Anche le varie presentazioni che il disco ha avuto nel corso delle ultime settimane ci fanno comprendere che nulla è stato lasciato al caso.

Anche se Kanye stesso non si è mostrato troppo felice per la pubblicazione avvenuta ieri mattina, domenica 29 agosto, visto che l’album è stato reso noto al mondo orfano di uno dei brani (ora integrato), noi siamo rimasti piacevolmente e inspiegabilmente appagati da quello che potrebbe essere ad oggi uno dei migliori album del rapper di Chicago.

Donda, un cerchio che si chiude

Appagati, sì, perché dopo tutti gli spoiler che Kanye ha dato – in cui sembrava che la sua visionaria follia stesse partorendo un album di cui non fosse realmente convinto nemmeno lui – ogni singolo dettaglio ha trovato il suo spazio in ciò che oggi possiamo ascoltare in loop (almeno finché l’artista non cambierà ancora idea ritirando tutto dalle piattaforme digitali…).

A partire da tutto il contorno teatrale e scenografico che ha accompagnato il progetto, prima al Mercedes-Benz Arena, poi al Soldier Field di Chicago. L’ascesa di Kanye verso il tetto aperto dell’Arena di Atlanta, la riproduzione della casa d’infanzia e le fiamme che la avvolgono subito dopo, l’eterea figura vestita da sposa, le tracce del disco a cui “piace cambiare”. E ancora, l’interpretazione dei tre eventi come l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso dell’artista, il tornare e ritornare di Donda – la madre dell’artista – motore di tutto l’album, l’uscita di domenica mattina, il giorno in cui – per i cristiani – c’è l’appuntamento settimanale con Dio.

Tutto questo ritorna e compone la struttura dei 27 brani di un album in cui la cristianità rivive in tracce come God Breathed, Praise God, Jesus Lord, Lord I Need You. Ma torna anche il bisogno di dialogare con se stessi e con il dolore per la perdita della madre Donda, che prorompente popola tutto il progetto a lei dedicato, in altri episodi come la title track Donda e il martellante ripetersi del suo nome in apertura con Donda Chant.

Kanye West, tra personale e universale

Il discorso su Donda non si esaurisce solo al tema della perdita di un punto di riferimento, più volte collegato alle fiamme che hanno preso vita durante l’ultimo listening party, distruggendo la casa di Kanye durante lo show. Anche la vita privata del rapper trova ancora una volta (come in tutti i suoi album) largo margine di discorso per nuove rime e nuovi episodi in cui l’artista ha modo di riflettere sul suo rapporto con Kim Kardashian, ma anche sugli ostacoli che la vita gli mette davanti in generale.

Tracce come 24 o Remote Control, ma ancora New Again, sono alcuni dei momenti in cui Kanye parla di distruzione e rinnovamento. Più in generale, si avvicina anche al tema del rap game in brani come Ok Ok o Junya, ribadendo di essere ancora un capo in questo gioco e che nessuno può metterlo in ombra. “Move out the way of my release”, rappa in quest’ultima. D’altronde, la possibilità che Drake potesse oscurargli l’uscita di Donda pubblicando in contemporanea Certified Lover Boy non era poi così remota.

Ci vorrà ancora qualche tempo per digerire a dovere un album come questo, comunque. Dando tempo al tempo, vedremo se effettivamente Yeezy si sia superato rispetto a prove come Jesus Is King o The Life of Pablo. Di certo ricorrono moltissimi elementi, uno fra questi: i featuring stellari che compongono questo nuovo lavoro discografico.

I featuring di Donda

Ammettiamolo, c’è stata un po’ di confusione. Nel terzo listening party sembrava che alcune collaborazioni già precedentemente annunciate fossero scomparse (come l’attesissima combo con Jay-Z, o il featuring di Kid Cudi). Non solo, il pubblico è rimasto sconvolto quando ha visto comparire sul parterre del Soldier Field, durante l’ultimo party, un paio di figure piuttosto controverse: Marilyn Manson e DaBaby.

Scorrendo la tracklist di Donda, però, ognuno torna al proprio posto e tutto ciò che è accaduto nell’ultimo mese torna ad avere, come dicevamo prima, perfettamente senso. Nell’album, infatti, diverse tracce hanno una parte due, sulla quale cambiano gli ospiti ma non la base. È il caso di Jail, sulla quale finalmente Jay-Z decreta il suo riappacificamento con Kanye West dopo Watch the Throne, e con le sue scivolosissime rime “Hova and Yeezus, like Moses and Jesus”, tra i riff di chitarra annuncia un probabile bis all’album congiunto del 2011.

Al posto di Jigga, su Jail part. 2, trova spazio invece proprio DaBaby: senza alcuna voglia di metterli in competizione, ma forse solo di dare al pubblico motivo di chiacchiericcio, Kanye sceglie il rapper per una strofa potentissima che affronta anche il caso mediatico di cui è stato recentemente protagonista.

La restante tracklist vanta altri nomi semplicemente esplosivi: da Baby Keem a Pusha T, fino a The Weeknd in Hurricane, e ancora Lil Baby e Travis Scott, Chris Brown, Vory, Lil Yachty, Lil Durk, Young Thug, Jay Electronica… Kanye, ancora una volta, non ha avuto paura di esagerare e ha radunato sull’album più complesso della sua carriera una rosa di collaborazioni che danno lustro a un lavoro che, anche con solo Kanye come protagonista, sarebbe stato comunque monumentale.

Donda, un album che resterà a lungo

Insomma: colti di sorpresa nel tepore dell’ultima domenica di agosto, abbiamo come l’impressione che Donda rimarrà nei nostri player per molto tempo ancora. Di certo, la sua gestazione ha confermato che Kanye West ha sicuramente una marcia in più quando si parla di marketing musicale. Il rapper ha anche proposto un prodotto per ascoltare e modificare a piacimento la musica, nel caso in cui Donda non vi piacesse così com’è.

Noi, però, non pensiamo di averne bisogno. L’universo di Kanye è bello proprio per il suo essere perfetto e al tempo stesso imperfetto in tutte le sue sfaccettature. Quando tutti i puntini si uniscono, viene fuori un disegno che possiamo ammirare in tutta la sua completezza e che con estrema probabilità sarà una linea di demarcazione fra il rap di ieri e la musica di domani.

In un certo qual modo, Kanye West è sempre stato un anticipatore di trend e Donda è in tutti i suoi aspetti un progetto innovativo per concept, tematiche, sonorità. Preso singolarmente o con gli show che ne hanno accompagnato la pubblicazione, è a tutti gli effetti un prodotto dell’arte e – a prescindere dal gusto personale – ci rendiamo conto di trovarci di fronte a un vero Artista, con la A maiuscola.

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