Lei è una ragazza austriaca di origine siriana che canta e rappa in inglese; la sua musica si muove fra rap, pop ed elettronica (senza disdegnare la trap, come lei stessa riconosce) con una forte identità “urban”. Sembrerebbe di mettere piede nella sfera della complicazione culturale eppure Mavi Phoenix, classe 1995, è un’artista con le idee chiarissime e il sorriso contagioso. All’attivo Mavi – il vero nome è Marlene Nader – ha due EP (My Fault del 2014, autoprodotto, e Young Prophet del 2017) e un nuovo singolo, Yellow, che potrebbe anticipare la pubblicazione di un vero e proprio album. Il salto di qualità è arrivato quando il suo brano Aventura è stato utilizzato da Desigual come colonna sonora di un suo spot. Adesso per Mavi Phoenix è il momento della prova sui palchi internazionali: nelle prossime settimane ne calcherà molti, fra cui quelli del The Great Escape e del Primavera Sound. In Italia la vedremo dal vivo il 9 giugno al Radar Festival a Milano.

Mavi Phoenix (Ph: Sebastián Páez Delvasto)

Il tuo ultimo EP si intitola Young Prophet. Cosa intendi esattamente?

La storia originaria è che avevo una canzone intitolata così, una delle prime canzoni che mi hanno fatto pensare: “Ok, questa potrebbe piacere a molte persone”. Magari alla mia famiglia e agli amici, ma era già qualcosa… È un pezzo molto personale. Dice in sostanza che ho capito la mia vita e quello che voglio, quindi sono un po’ profeta per me stessa. Non sono la giovane profeta che sa tutto, ma per me stessa ho capito quello che sono e quello che voglio essere. Alla fine quella canzone è stata esclusa dall’EP ma è rimasto il titolo.

Ti ritrovi nella definizione di “artista hip hop”?

Sì e no. Perlomeno non al 100%. Sì perché amo l’hip hop e no perché non mi considero un’artista completamente hip hop: sono molto pop e mi piace un sacco anche l’elettronica.

Hai dedicato una canzone a Janet Jackson. Come mai?

È stato una specie di misunderstanding. Stavo semplicemente rappando su un beat, improvvisando. Ero arrivata a “I leave ’em all shaking” e ho pensato: “Michael Jackson”! Ma era un riferimento troppo ovvio. La canzone parla anche del fatto che magari ce l’hai fatta ma qualcosa continua a sembrarti strano e ingiusto. Per quello che conosco di Janet Jackson come artista, lei è sempre stata “all’ombra” di Michael e anche se era davvero brava e piena di talento è rimasta come una specie di star dimenticata degli anni ’90.



Cosa volevi dire con il brano Love Longtime? Riguarda l’omosessualità?

Nessuno me l’aveva ancora chiesto esplicitamente! Anche qui sì e no. Riguarda senz’altro l’omosessualità ma anche qualsiasi situazione in cui stai con qualcuno e la gente non lo approva: colore della pelle diverso, differenza d’età e così via. Le persone devono sempre avere un’opinione, tipo: “Questo è sbagliato”, “Questo non può funzionare”. Se gli altri non approvano una relazione è sempre spiacevole, perché tu hai il tuo partner e ci stai bene insieme. A me è capitata una cosa del genere. Il messaggio è: “Ok, la gente dice questo ma noi abbiamo l’un l’altra e io ti do tutto il possibile, quindi andrà bene”.

Ci dici qualcosa sulla scena musicale austriaca di oggi? Perché non se ne sa molto…

Beh, non c’è molto da sapere… (ride, ndr) La scena musicale austriaca sta un po’ fiorendo in questo momento, ci sono molti artisti emergenti. Penso che sia molto figo ma al tempo stesso la mentalità in Austria non è ancora quella giusta. Se fai musica e ci credi, fidati del tuo gusto e prova ad ottenere l’impossibile! Questo è più o meno quello che io faccio. Ma i media austriaci potrebbero essere molto più di supporto.

In un’intervista su YouTube hai detto che hai sempre voluto essere un’artista internazionale. E nei prossimi mesi ti esibirai in diversi festival musicali in Europa, come il The Great Escape e il Primavera Sound. Come ci si sente?

È pazzesco! È una bella responsabilità. O meglio, una cosa molto in grande. Puoi ottenere molto da cose così e vivere alla grande ma potrebbe trasformarsi anche in una cosa di routine. Per cui devi davvero fare di tutto per trarne il massimo.

Mavi Phoenix (Ph: Sebastián Páez Delvasto)

È diverso fare musica per un pubblico internazionale rispetto a un pubblico “nazionale”, come per esempio quello austriaco?

Sì, lo è perché se mi fossi concentrata solo sull’Austria avrei fatto qualcosa di completamente diverso. Non avrei cantato in inglese e non avrei parlato di certe cose. In ogni paese ci sono modi di dire e battute del posto – per esempio riguardo ai politici e a cose del genere. Ma come ho sempre fatto mi piace tenere le cose su un piano più generale. E anche per il sound mi sono sforzata di avere un approccio di tipo internazionale.

So che hai iniziato a fare musica con Garageband all’età di 11 anni. Quando hai cominciato a rappare? E come ti sei innamorata dell’hip hop?

All’epoca in cui avevo 16 anni ho scoperto Kanye West, che mi ha fatto innamorare del rap. All’inizio mi sembrava un po’ bizzarro ma poi è venuto tutto in maniera molto spontanea. Nella musica pop oggi ci sono molte strofe che sono praticamente rappate: non è più una cosa così strana.

Sul tuo canale YouTube ci sono ancora i tuoi primissimi video musicali, che risalgono a parecchi anni fa. Che tipo di rapporto hai con loro oggi? Voglio dire, pensi che già allora ci fossero delle idee musicali che si sono poi sviluppate nel tuo stile odierno?

Devo dire che ce ne sono molti altri che ho messo come video privati… (ride, ndr) Da un certo punto di vista è una cosa un po’ imbarazzante ma non me ne vergogno. Ero molto giovane quando li ho fatti: avevo 14, 16 anni. Penso che sia una bella cosa che le persone vedano che sono cresciuta in maniera organica. Ogni passo avanti che ho fatto viene dalla mia stessa forza: volevo farlo. Se lo nascondessi completamente, tutto ciò sarebbe cancellato. Così invece le persone possono vedere da dove vengo e che ho sempre fatto musica.



Il tuo singolo Aventura è stato usato come colonna sonora di uno spot di Desigual. Chiaramente cose di questo tipo sono molto importanti per gli artisti. Come è successo?

Non lo so bene! Abbiamo pubblicato la canzone lo scorso marzo e mi ricordo che ero in macchina con il mio manager a Londra per fare alcune riunioni (una cosa già pazzesca per me) quando qualcuno l’ha chiamato. Poi lui mi ha detto: “Sai, è stata davvero una bella telefonata. Desigual vuole utilizzare la canzone”. Ero molto felice perché voleva dire che la mia musica poteva non rimanere underground ma crescere su scala più grande. Quando ho saputo del concept – le ballerine, la coreografia – mi sono esaltata. Lo spot mi è piaciuto molto.

Trovo che il tuo stile musicale abbia qualcosa in comune con la trap: per esempio ha un flow molto regolare e utilizza un leggero autotune. Cosa pensi della trap? E che tipo di ispirazione ci trovi?

Adoro la trap. Le prime volte che l’ho sentita ho subito pensato che fosse incredibile. Ma penso che la gente l’abbia riproposta un po’ troppo. Secondo me la buona trap è quella americana. Poi ogni paese ha la trap nella sua lingua: c’è quella italiana, quella tedesca… Però trovo che quel tipo di trap ecceda un po’ e non abbia sufficiente originalità. Io ho fatto molti pezzi trap che non saranno mai pubblicati perché la seconda volta che li sento penso: “Questa è una semplice copia di qualcos’altro”. Invece devi avere una tua personalità. Io ci provo, cercando di non “copiare” dagli altri.

C’è un album in arrivo nel futuro prossimo?

L’ultimo singolo, Yellow, è un po’ un’anticipazione. Abbiamo un po’ di materiale, abbastanza da farne un album. Ma non so ancora come lo faremo. Per cui continueremo a pubblicare un po’ di singoli e magari alla fine dell’anno metteremo insieme un album.

Mavi Phoenix (Ph: Sebastián Páez Delvasto)

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