Inoki: «I ragazzi di oggi sono più incazzati, li preferisco. Sono tornati a rappare»

Dopo “Medioego”, per Fabiano Ballarin è evidente che di cose da dire ce ne sono ancora tante. Per questo esce oggi “Nuovo Medioego”, una versione 2.0, con diversi ospiti speciali. La nostra intervista
Inoki. Foto di Chiara Mirelli
Inoki. Foto di Chiara Mirelli

Se c’è un nome che resiste al tempo e allo spazio in questo rap sempre più sotto l’attacco dei cambiamenti è quello di Inoki. Sappiamo di che pasta è fatto e lo ha ribadito in Medioego, il suo album di ritorno dopo un silenzio di sei anni, che ha introdotto per l’artista classe ’79 una serie di novità.

Intanto, la voglia di misurarsi con il linguaggio dei giovani, affiancato da talenti come Tedua, su produzioni di nomi altrettanto freschi, come Chryverde. Poi, il bisogno di affrontare temi complessi, sviscerando le criticità del nostro tempo, i mali della società, il presente controverso. Nel repack che prende vita oggi per Asian Fake, Nuovo Medioego, l’atteggiamento è lo stesso ma si arricchisce di sei nuovi brani con altrettanti ospiti speciali.

Da Bresh a Disme nel singolo 100S, fino a Samuel in Sto Strong e Onra alla produzione di Cerco – Still Broke. A questi tre inediti si affiancano tre remix di brani già in Medioego, che acquistano un volto nuovo con la presenza di Nayt, Nerone, e un inaspettato quanto incredibile ritorno di Ghemon con (lo stiamo per scrivere) una potentissima strofa rap.

Nella scorsa intervista ci hai raccontato di aver ritrovato degli stimoli nel corso dei sei anni prima di Medioego. Ora la mia domanda è: qual è stata l’accoglienza del progetto da parte di media e fan, dopo che è uscito? Che tipo di atmosfera hai trovato?

Sopra le aspettative! Non mi ha insultato nessuno, che noia! (ride, ndr). Non mi sono neanche beccato un insulto, un “fallito”, quelle cose che mi dicono di solito, “tossico”, ‘ste cose così. Discograficamente sono rimasti tutti contenti, mi hanno detto che era tutto ok: sembra che questo emergente chiamato Inoki possa stare sul mercato (ride ancora, ndr).

Parliamo di questo repack e delle scelte che ne hanno accompagnato la genesi. Da quale esigenza nasce? C’era qualcosa da aggiungere a quello che già avevi detto?

C’era ancora da dire e sono arrivati un sacco di nuovi stimoli. In particolare, dopo l’uscita di Medioego ho avuto un po’ di sfighe nella vita privata, è successa una cosa particolarmente brutta, e avevo bisogno di buttare fuori tutto in nuove tracce. Sentivo la necessità di fare altre collaborazioni, visto che in Medioego ce ne erano poche, volevo fare un po’ di cose con altri. Così abbiamo impacchettato tutto nel giro di pochissimo tempo, buttando fuori il risultato in modalità duemilaventiduese.

E poi, visto che con Asian Fake (che è un’etichetta ma è in realtà anche una crew) lavoriamo creativamente insieme, mi è stato chiesto a gran voce un repack per spingere ancora sul progetto, perché anche secondo loro non aveva detto abbastanza. E poi sono uno che quando succede qualcosa scrive, e se mi metti in studio e sono motivato tiro fuori un po’ di roba.

La scelta di Bresh, Disme e Nayt segue il criterio degli altri ospiti di Medioego, ovvero il tornare a parlare la lingua dei più giovani?

Sì, dei giovani, dei vecchi, degli anziani, dei gay, di tutti. Assolutamente. Mi incuriosiscono sempre di più questi giovani e devo dire che mi piacciono di più musicalmente quelli di adesso rispetto a quelli di cinque anni fa, sono più incazzati, più cattivi. Magari ancora un po’ superficiali, a volte, ma hanno una bella rabbia. Sono ritornati a rappare! Si sente sempre di meno l’autotune, e anche i più piccoli vedo che qualcosa l’hanno capito: c’è qualcosa di interessante.

Forse anche perché loro stessi hanno voglia di fare altre cose, dopo l’ondata della trap?

Sì ma anche nello stile musicale, adesso rappano cattivi. Se vedi i piccolini di adesso, che poi son tutti di origine straniera – la maggior parte – sparano metriche, non fanno più cose con l’autotune, sku sku, quelle robe lì. Lo apprezzo e apprezzo questa evoluzione di questi ultimi due anni. I vari Paky, Geolier, mi piacciono, sono originali, si impegnano, ci stanno. Non che Sfera Ebbasta non ci stia, ma preferisco questa wave di ora, che è un po’ più street.

Come hai convinto Ghemon a tornare con una strofa rap nel remix di Immortali?

Be’, io e Ghemon ci conosciamo da una vita! Non avevamo mai fatto un pezzo insieme, ce lo siamo promesso tipo 25 anni fa, quando si chiamava ancora Ghemon Scienz. Ci ho provato, gliel’ho chiesto, e se l’è accollato volentieri. Io tra l’altro non lo sapevo che avesse smesso di rappare, te lo giuro, me l’hanno detto dopo. Sapevo che faceva altre cose, però pensavo lo facesse ancora, quindi è un onore avere quella strofa lì. Ci rispettiamo, è amicizia ed è un po’ come con tutti gli artisti che sono sul progetto. Poi oh, ti chiama Inoki a rappare, che fai non ci vai? (ride, ndr).

Invece con Samuel com’è nata la collaborazione? Inoki è fan dei Subsonica?

Per un certo periodo li ho seguiti, non da fan sfegatato, ma li ascoltavo assolutamente, anche quando ero ragazzino. E poi c’è stato un periodo in cui gli Assalti Frontali lavoravano da loro (ai tempi di Mi sa che stanotte…, il sesto disco registrato nello studio Casasonica, ndr). Io sono sempre stato legato agli Assalti, andavamo a Torino delle volte a trovarli. Così, quando un ragazzo nel team di Asian Fake mi ha detto che c’era la possibilità di lavorare con Samuel ho detto subito di sì, ovviamente.

Samuel è un grandissimo professionista, ha uno studio invidiabile! Non abbiamo parlato troppo del più e del meno, ci siamo concentrati sulla canzone. E poi venendo anche io da questo periodo un po’ “disgraziato” non mi sono messo a fare psicoterapia anche con lui. Abbiamo però tirato fuori una canzone motivazionale, che ti dice di stare forte nei momenti difficili, quando arrivano le tempeste.

Inoki, la cover di Nuovo Medioego. Grafica: Michele Nannini, ph. Roberto Graziano Moro

Quindi c’era affinità a livello tematico, anche, nel parlare di problemi del nostro tempo, temi impegnati che spesso affrontano anche loro.

Per chi viene dal nostro periodo era comunque una cosa obbligata. Ai nostri tempi non si poteva arrivare senza contenuti! Se avessi iniziato come ho iniziato io, nel ’95 a 15 anni, senza contenuti, mi sarebbero arrivati i pomodori in testa! Tutta la gente di quel periodo, a parte i commerciali, sono impegnati ed è bello così. Spero che i ragazzi si rendano conto che c’è più soddisfazione, poi si può essere anche scherzosi e leggeri, però la parola rimane per sempre. Quando muori la musica rimane, quindi se hai un messaggio è meglio mandarlo.

Sempre nella nostra precedente intervista ti avevamo chiesto quali fossero per te i problemi più critici del nostro tempo. Ora vorrei spostarmi sulla soluzione. Secondo te, ce ne sono a quei tanti problemi descritti in Medioego o in Nuovo Medioego?

Ancora adesso non vedo molte soluzioni. Sicuramente la cosa che si può fare è cercare di ritornare a vivere il meno “psicopatici” possibile. La mia sensazione è che dopo ‘sta cosa della pandemia, un buon 80% della popolazione sia psicopatica, me compreso. La soluzione potrebbe essere una psicoterapia di massa! C’è stato uno sbalzo umorale globale da non sottovalutare, siamo tutti più depressi di prima. Ci vorrebbe più tranquillità su tutto per uscire da questa crisi, che non ho idea di quanto potrà ancora durare.

Parliamo di cose anche belle: l’uscita di Nuovo Medioego è accompagnata anche dall’annuncio di una tua fanzine! Di che si tratta?

L’abbiamo pensata coi ragazzi di Asian Fake! Non è stata un’idea mia, io l’ho approvata, perché comunque da ragazzino le fanzine me le sparavo. Dentro ci trovate foto e parole di Nuovo Medioego di Inoki e ci sono dei QR Code con degli audio in cui io spiego la storia della canzone. Ed è un oggettino che volevamo avere anche per dare i giusti crediti ai grafici e ai fotografi che hanno lavorato al progetto, e non avere la solita magliettina. Mi sono detto: “facciamo la fanza, che regaliamo ai primi 100 che vengono a Milano al concerto”.

Mi fai ripensare ai tempi di giornali cartacei storici come Aelle, che si compravano perché Google nemmeno c’era. C’è un po’ di nostalgia di quel tipo di supporto? Che alla fine diventava una specie di cimelio…

Nei milioni di traslochi che ho fatto ho ancora qualche copia di Aelle e di Groove, quindi anche no, perché odio vederli ancora nei cartoni! Ho fatto un trasloco ieri ed è uscito fuori ancora Groove… basta! Ma li ho tenuti quelli perché c’ero ancora io, per farli vedere ai nipoti (ride, ndr). Secondo me ci sta tutto il digitale, bello il cartaceo ma non è molto green. Dovrebbe costare tanto, a questo punto. Ovviamente è una figata, ma non si può fare tutta la comunicazione lì. Magari per certi dischi o altre cose servirebbero delle fanze serie, online, piuttosto che andare sempre su Google e poi trovarsi disorientati.

Com’è stato ritornare alla dimensione del live quest’estate, dopo tanto tempo di stop? E cosa succederà il 21 novembre a Milano?

Quest’estate i live li ho fatti con la band, che per me è stata un’esperienza nuova, e importantissima, perché mi ha cambiato tutta la visione del concerto. Però il 21 mi presenterò con DJ Shocca all’Apollo di Milano alla vecchia maniera, in tutti i sensi, perché abbiamo voglia di farla così. Non dirò niente sugli ospiti, quelli arrivano se e quando vogliono loro!

Una volta concluso poi anche il capitolo concerti, c’è già in programma qualcos’altro lato discografico?

Ho già ripreso coi progetti discografici! Ce ne sono due abbastanza importanti ma non te li spoilero, perché non ho il permesso!

Ascolta Nuovo Medioego di Inoki

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