Inoki a tutto tondo sui nuovi pezzi, vecchi dissing e Fedez

Abbiamo intervistato Inoki, super carico per i brani usciti da pochi giorni e sempre sincero anche quando racconta di vecchia e nuova scuola rap
Inoki, foto di Flavio & Frank
Inoki, foto di Flavio & Frank

Inoki è tornato più in forma che mai. Nome fondamentale della scena hip hop bolognese dei primi anni 2000. Schietto, sincero e per questo diventato famoso (anche) per i dissing che lo hanno visto protagonista negli anni.

Un vero Nomade, come il titolo del suo ultimo pezzo pubblicato venerdì scorso, che da Ostia, dove è nato nel 1979, si è trasferito poi a Imperia, Bologna, Barcellona, Milano. Ora Fabiano Ballarin, questo il suo vero nome, vive a Porto Cesareo in Salento con la compagna e la figlia piccola Aela.

Inoki è stato ospite di Billboard Calling domenica alle 16, diretta che potete rivedere su IGTV, sul nostro canale YouTube e al termine di questo articolo.

Ed è stato anche protagonista di una puntata di Muschio Selvaggio, il podcast di Fedez e Luis, al termine della quale è stato duramente attaccato da un altro storico nome dell’hip hop, Fritz Da Cat.

Pensi che la voglia di essere nomade ti rimarrà sempre o ti senti più sedentario?

Credo che non mi abbandonerà mai. Io e la mia compagna abbiamo fatto già diversi spostamenti da quando è nata nostra figlia. Abbiamo lasciato Milano per trasferirci a Perugia perché volevamo che crescesse in mezzo alla natura. E anche qui in Salento ci siamo già spostati due volte. Quindi sì, abbiamo la valigia sempre pronta!

Per la produzione hai scelto Chriverde che faceva parte del collettivo Alien Army di DJ Skizo quindi un riferimento della old school. Per Trema, il singolo precedente, ti sei affidato a Stabber, che ha lavorato con moltissimi artisti ultimamente ma che ha una solida formazione vecchia scuola. Avresti voglia anche di lavorare con i produttori più nuovi e con meno esperienza, quelli della trap per esempio?

Sì, chi può dirlo, sono aperto a tutto. Chriverde ha comunque un orecchio particolarmente attento e aperto per la new school, per la drill e la trap e in generale per i suoni più fresh. Mi è piaciuto molto anche lavorare con Stabber, ovviamente. Dei produttori più nuovi mi piace Chris Nolan, per esempio. Ma poi mi piace ancora tanto Big Fish, per citare un nome che resiste alle mode.

Quale pensi sia la più grande differenza tra la golden age degli anni ’90 e oggi?

Il fatto che molto spesso oggi manchino i contenuti e che spesso il fare i soldi sia più importante del fare musica. Probabilmente anche noi volevamo arricchirci con la musica però cercavamo anche di dare un altro messaggio. La musica può essere importantissima e continuare a parlare solo di denaro, ragazze, come se non ci fosse un contatto con la vita vera mi sembra controproducente. Ma probabilmente lo capiranno.

A proposito del continuo parlare di marche e lusso la Dark Polo Gang è prima in classifica questa settimana con l’ultimo album Dark Boys Club.

Non l’ho sentito e non sapevo fosse al numero 1. Comunque loro non mi dispiacciono, penso che abbiano un sound molto figo grazie a Sick Luke. Stanno facendo un percorso di miglioramento e sono contento per loro. Poi certo gli argomenti di cui parlano non li sento vicini e non mi interessano troppo.

Invece nell’intro del tuo pezzo Verovirus, uscito a inizio maggio, dici di aver chiesto ai tuoi fan di partecipare e, sintetizzando, di identificare quale sia il vero virus di questa pandemia. Rappi: “Conte è il vero virus – Salvini e la Meloni sono il vero virus – PD, 5 Stelle sono il vero virus – I Fratelli d’Italia sono il vero virus – Leghe e Forza Italia sono il vero virus – Renzi, Sgarbi sono il vero virus etc etc”. Ti ritrovi anche tu?

Certo, per il 50% è farina del mio sacco. Comunque, ritengo che la gestione dell’emergenza nel nostro Paese sia stata scandalosa. Credo che i Paesi del Nord l’abbiano saputa gestita molto meglio: ci sono stati meno morti e sono rimasti in lockdown meno di noi. In Lombardia, poi, non ne parliamo: mi auguro solo che Fontana e Gallera alla fine di tutto cambino lavoro.

Dalla chiacchierata con Luis, Martin e Fedez pare che tu ti sia trovato molto bene con quest’ultimo e non ho capito perché Fritz abbia reagito così male sovrapponendo alla tua foto quella di un clown.

Neanche io. Mi sarei aspettato piuttosto una critica in privato. Ci sono rimasto un po’ male però vabbe’. Di Fedez ho detto che ho apprezzato il suo impegno nel sociale. Poi a uno può non piacere dal punto di vista musicale o non apprezzare il consumismo sfrenato, anche perché in questo siamo completamente diversi. Però questo non significa che non possiamo avere un bel confronto costruttivo.

A proposito di confronti, i tuoi dissing in passato sono diventati leggendari. Con qualcuno hai anche collaborato parecchio, penso a Vacca…

Certo, siamo diventati amici. È bello quando ci si conosce dopo uno scontro. Erano dei bei dissing quelli, altro che quelli che fanno oggi. Sembrano delle parodie mica dei dissing, solo intrattenimento puro!

Ma di qualcuno ti sei pentito, magari eri stato troppo impulsivo?

No, di nessuno. Certo non ne vado neanche fiero, però pazienza ci sono stati.

Invece qual è il brano di cui vai più fiero: Bolo by Night, Non mi avrete mai

Vorrei risponderti il prossimo che deve ancora uscire. Sì quelli che hai citato sicuramente però proprio il mio preferito è Io vorrei che è solo su mixtape: mi piacerebbe cambiare e migliorare la produzione e rapparci sopra un po’ meglio.

Non hai mai pensato di farlo e di chiamare qualche produttore?

Ma non saprei, magari potrei lanciare l’idea tramite questa intervista!

Sembri veramente super carico in questo periodo, ti è capitato qualcosa di particolare che ti ha cambiato?

Sicuramente la nascita di mia figlia e il fatto di avere finalmente una famiglia tutta mia e stabile, cosa che purtroppo non ho mai avuto quando ero piccolo.

Eppure hai anche detto che daresti una gamba per tornare ad avere 22 anni: non apprezzi la stabilità che puoi dire di avere oggi?

Sì, certo, però i ventenni hanno tutta la vita davanti, capisci? Il tempo è la cosa più importante. E poi se fai rap non è facile confrontarsi con i ragazzini così giovani che stanno prendendo sempre di più in mano la situazione.

Tra coloro che ti seguono ci sono comunque anche ragazzini giovani?

Certo, anche delle elementari direi. Anche gente della mia età, poi, certo. Comunque io sono rimasto folgorato a 12/13 dal rap quindi è normale che capiti in quel periodo. Sta proprio a noi, come dicevo all’inizio, dare anche dei contenuti ai ragazzi.

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